TOTA PULCHRA
Settembre – dicembre 2000
Carissimi
lettori,
è con un bel po’ di ritardo che
vi arriva questa volta il vostro caro “Tota Pulcra”, una rivista fatta con
l’impegno e la generosità degli studenti FI della Casa Mariana "Regina
della Pace" di Benevento. Ma, sapete com’è, l’estate spesso porta i frati
in giro per il mondo ad aiutare le varie comunità impegnate nelle diverse
attività e poi ci si ritrova all’autunno con un bel po’ di lavoro arretrato.
Senza contare poi gli spostamenti, i cambiamenti, le rivoluzioni e quant’altro
ancora. Cose tutte queste che sono, in effetti, la normalità in un Istituto
giovane come il nostro che la benedizione dell’Immacolata fa crescere in
continuazione. In effetti, bisogna dire che da qualche mese a questa parte
grandi cambiamenti hanno interessato questa nostra C. M. beneventana. Con
l’inizio delle vacanze infatti fra Giuseppe, fra Francesco e fra Girolamo sono
andati nella nostra Casa Madre di Frigento a fare l’anno di tirocinio (pratica
pastorale, soprattutto con i mezzi di comunicazione sociale), mentre fra
Agostino è partito alla fine di settembre nientepocodimeno che per la Russia,
ove rimarrà fino all’anno prossimo. Fra Justin è pure lui a Frigento per
iniziare lo studio della filosofia presso il nostro seminario interno mentre
qui sono arrivate, l’8 settembre, dopo aver emesso i voti solenni, le belle e
sconosciute (?) facce di fra Davide e fra Rosario, a cui si è aggiunta pure
quella di fra Serafino Lanzetta. E visto che siamo in tema di serafini, abbiamo
la gioia di averne un altro, questo però di origine belga: fra Serafino
Lehaire. Dal brasile sono arrivati i due filippini fra Pasqual e fra Gabriel,
poi da Frigento fra Cristopher e infine, dulcis in fundo, dopo il 12
settembre ci ha raggiunto il giovanissimo (!) neo-“fraticello” fra Massimiliano
Pio, di soli 62 anni. Mi soffermo un attimo su quest’ultimo che ha una storia
molto particolare che, credo, la maggior parte di voi conosce già. Infatti il
nostro fra Massimiliano Pio era fino a 3 anni fa circa il delegato nazionale
della MIM (il movimento dei laici legati ai Francescani dell'Immacolata per
intenderci), era sposato
ed aveva due figlie entrambe clarisse. Qualche anno fa lui e la moglie hanno seguito l’ispirazione del Signore che li chiamava a dare a Lui tutta la loro vita e così, avuta la necessaria dispensa dalla S. Sede, si sono consacrati a Dio, lei come clarissa e lui come frate francescano dell’Immacolata. Adesso il nostro si occupa assieme ad un altro frate del gruppo MIM di Benevento e al contempo si prepara al sacerdozio studiando teologia. Sempre il mese di settembre ci ha riservato la gioia di uno stupendo incontro dal carattere squisitamente mariano ed ecclesiale: quello del Giorno con Maria tenutosi a Loreto (sede del celeberrimo santuario in cui si conserva la casa abitata dalla S. Famiglia a Nazareth) che ha visto la partecipazione di gruppi MIM italiani e inglesi, tutti riuniti attorno alla loro Celeste Regina. Insomma, fatecelo dire francamente, il Tota Pulcra vi è arrivato in ritardo perché noi tutti qui eravamo troppo occupati a goderci tutte queste benedizioni dell’Immacolata, con la segreta speranza che non siano finite qui. Il numero odierno vi propone una interessante riflessione sulla Maternità Divina di Maria SS in relazione all’Eucaristia e un piccolo profilo biografico di un umile fraticello spagnolo diventato un gigante della santità: S. Pasquale Baylon, frate minore e Patrono dei Congressi Eucaristici. Una figura, quella di questo santo, che ci deve infiammare di amore al SS. Sacramento dell’Eucarestia in cui ogni giorno Gesù si fa presente per darsi a noi e per offrirci le sue grazie…
L’Eucaristia
Gesù Cristo, il Verbo di Dio esce dal seno del Padre per farsi carne nel Grembo di Maria Vergine, e così manifestare l’amore alle anime da salvare e la gloria della SS. Trinità. Gesù Cristo, Capo del Corpo mistico, ritorna al Padre offrendosi sulla Croce in Sacrificio di soave odore, per le mani della Vergine Addolorata, in espiazione a favore delle sue membra malate. Tale offerta è il rendimento di grazie alla misericordia usata dal Padre verso l’umanità da salvare, che si perpetua, oggi e sempre nella santa Eucaristia, quale “Cibo” spirituale delle anime nutrite dalla Vergine Madre, costituita nella sua Maternità spirituale da Gesù medesimo quando le affida l’apostolo prediletto: “Donna, ecco tuo figlio!” (Gv19,26-27).
La devozione
a Maria, ci porta a venerarla fra tutte le creature quale “Madre del
Bell’Amore”: «Con il “sì” di Maria – scrive il santo Padre nella “lettera alle
famiglie” (1994) – colui che è "Dio da Dio e Luce da Luce diventa figlio
dell’uomo; Maria è sua Madre senza cessare di essere la Vergine che “non
conosce uomo” (cf. Lc 1, 34). Come Madre-Vergine, Maria SS. diventa Madre
del bell’amore. Questa verità è rivelata già nelle parole dell’arcangelo
Gabriele, ma il suo pieno significato sarà confermato e approfondito man mano
che Maria seguirà il Figlio nel pellegrinaggio della fede».
Affinché la devozione a Maria non rimanga superficiale e sterile, ma si traduca in venerazione a colei che eccelle per singolari privilegi e virtù al di sopra degli Angeli e dei Santi, occorre che le verità inerenti la nostra filiale dipendenza da Lei – quale “icona capolavoro” che rispecchia in grado
eminente gli attributi dell’Altissimo Padre “Buono”, Creatore e Signore dell’universo – mettano profondi germogli nella “radice” del nostro povero cuore.
Prendiamo
come esempio dalla natura, la semente. Essa, perché si sviluppi, necessita di
terra buona, terra vergine ed irrigata, in cui la nuova pianta sana e robusta
possa crescere e far penetrare le proprie radici, e così innalzarsi maestosa al
cielo. Similmente è per la devozione a Maria SS.: Ella ci purificherà da tutte
le intenzioni cattive…(v. Mc 7, 21-23), ci darà un cuore nuovo, metterà dentro
di noi uno spirito nuovo (cf. Ez 36, 25-26), uno spirito
spirito di verità, lo Spirito
Santo: “Dono egli stesso e fonte di ogni dono” (Giov. P. II, Lett.a.fam.)
di cui Ella ne è la Terra nuova, la Radice vitale, la Pianta
magnifica, dispensatrice di sante delizie ossia, Ella è la Sposa dello Spirito
Santo, motivo per cui è la Madre-Vergine del Bell’Amore.
L’amore puro
e ardente innestatoci ricolmerà il cuore, non più nostro, ma
illimitatamente di Essa, esclusivamente mediante la nostra applicazione
costante nell’orazione ricca di fermi propositi attuati nella di Lei umiltà di
cuore.
Dunque,
vogliamo essere suoi “fino a quel punto dell’Immacolata che non soltanto non
rimanga niente in noi che non sia Essa, ma che diventiamo quasi annientati in
Essa, cambiati in Essa,
transustanziati in Essa, che rimanga Essa stessa. Che siamo così di Essa, come
Essa è di Dio. Essa è di Dio fino a diventar Sua Madre, e noi vogliamo diventar
la madre che partorisca in tutti i cuori che sono e che saranno l’Immacolata.
Essa per mezzo di noi ama il buon Dio. Essa col nostro cuore povero ama il Suo
divin Figliolo. Noi diventiamo il mezzo per il quale l’Immacolata ama Gesù e
Gesù, vedendo noi proprietà, quasi parte della Sua amantissima Madre, ama Essa
in noi e per noi. Che bellissimi misteri!…” (SK 508). Doveroso quindi, per
elevarci a Dio, crescere nella virtù dell’umiltà, nell’abbassamento, «in una
sorte di interiore nascondimento con Cristo in Dio: “la vostra vita è ormai
nascosta con Cristo in Dio” (Col 3, 3). Soltanto in un simile nascondimento
opera lo Spirito Santo, sorgente del bell’amore” – amore che “si impara soprattutto
pregando”» (Lett.a.fam.) – che, inseparabile dalla sua Sposa, riversa
tale amore nelle anime.
Questa
virtù, che ci fa piccoli, ma beati al provvido cospetto di Dio, personifica
Maria, la Vergine singolare ed “umilissima”; e ci consente di cantare con Ella:
“L’anima mia magnifica il Signore ed il mio spirito esulta in Dio mio
salvatore, perché ha guardato la bassezza della sua serva. D’ora in poi tutte
le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1, 46-48); a partire proprio dalla
Visitazione, dalla voce di santa Elisabetta: “E beata tu che hai creduto,
perché si adempiranno le cose dette a te dal Signore” (Lc 1, 45). Ecco che, in
quest’incontro con la cugina, si assiste all’attuazione anticipata della maternità
spirituale di Maria SS. – nei confronti sia di santa Elisabetta che del
“precursore” Giovanni Battista – in quelle che saranno le parole di Gesù in
Croce all’apostolo Giovanni: “Donna, ecco il tuo figlio!” (Gv 19, 26). Il
successivo elogio a Maria SS. si manifesta nella vita pubblica di Gesù: «Mentre
diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il
grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!” Ma egli disse:
“Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano"»
(Lc 11, 27-28).
Due beatitudini,
queste proclamate, che non si contrappongono, bensì mettono in luce una
maternità e una parentela mistica e spirituale, ben più eccelsa di quella
carnale legata ai vincoli di sangue. Essa è radicata nella fede e nella Grazia
divina che fanno ascoltare e serbare la Parola e compiere la Sua volontà (cf.
Manelli, M. bibl.) Difatti, Gesù risponde: “Mia madre e i miei fratelli
sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8, 21).
Non è forse a Maria sua Madre, che Gesù in Croce affiderà l’apostolo Giovanni
come suo figlio, e a questi la Madre sua?
«Non è forse Maria la prima tra “coloro che
ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”»? (M.bibl.); e così
facendo, fin dall’inizio della sua vita, non realizza forse all’Annunciazione,
adombrata Ella dall’azione dello Spirito Santo, la maternità divina?
“Dunque
divenendo la Madre di Gesù Capo, diviene la Madre di tutti coloro che sono una
sola cosa con Lui; generando il Capo, genera le membra, dando la vita al
Redentore, dà la vita ai credenti” (Schryvers, La Madre mia). Ella è
nostra Madre che ci ha partorito uno per uno nell’indicibile compassione di
amore doloroso ai piedi del Crocifisso, adempiendo magnificamente e
misticamente tale maternità spirituale [affidataLe da Gesù prima di spirare
spirare sulla
Croce: “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo
che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi
disse al discepolo. "Ecco la tua madre!". E da quel momento il
discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19, 26-27)] essendo investita,
irradiata dallo Spirito Santo, la Sapienza Increata.
Si può con
ciò considerare la Vergine Orante figura, o meglio, personificazione della
medesima Sapienza. Ella si rivolge a noi tutti, suoi figli – rappresentati
nelle doglie del mistico parto dall’apostolo Giovanni – esortandoci: «Venite a
me voi tutti, venite a riposare nell’Amore del mio cuore, figli miei diletti;
in me vi è ogni grazia per conoscere Gesù, la Manna celeste, il Pane
di Vita eterna; in me troverete la speranza per acquisire le virtù eccelse
di Lui. Venite a me voi che desiderate il Bell’Amore mio, il “Frutto di Verità”
sceso nel mio Grembo e di cui l’anima mia si nutre fino a traboccarne fiamme di
giubilo. Venite a me, venite al mio Cuore Immacolato; Esso sia per voi mensa
spirituale ove deliziarvi del Pane vivo e vivificante, sorgente dove
attingere l’acqua dell’Eterna Salvezza: Gesù Eucaristia!» (cf, Sir 24, 23-26).
Affidiamoci
all’umile Fanciulla di Nazareth, la Madre del Bell’Amore, affinchè sia la
Stella che orienti il nostro cammino verso la SS. Eucaristia che è “la luce
vera, quella che illumina ogni uomo” (Cf. Giov. P. II, T.m.a.).
Il nostro santo francescano è tutto di Gesù Eucaristia perché tutto di Maria, Nostra Signora del S. Sacramento. Egli nasce nel mese a lei dedicato, il 16 maggio 1540, in una piccola borgata del Regno di Aragona in Spagna: Torrehermosa. E’ il giorno della Pentecoste che ricorda la discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo.
Ella è
presente, è la Madre Vergine tutta piena dello Spirito Consolatore, quale sua
fedele Sposa ed eccelsa Maestra di vita per il piccolo Pasqualino, futuro
grande Santo e Patrono dei Congressi
Eucaristici della Chiesa Cattolica.
Egli nasce da
genitori poveri, Isabella e Martino; la loro vita edificante è impregnata di
fiducia e amore nella divina Provvidenza che si manifesta giornalmente nella
pratica, ricca di virtù cristiane.
Ecco allora,
da tali genitori cristiani, un figlio “santo” quale sarà Pasquale. Essi si
rendono conto immediatamente delle disposizioni del loro “angioletto” alle cose
sante.
Una domenica,
mamma Isabella insieme, per la prima volta, a Pasqualino, vanno alla santa Messa.
Nel momento dell’elevazione dell’Ostia sacra, il piccino trasalisce come
toccato da una virtù arcana.
Da quel
momento l’anima del piccolo angioletto è irresistibilmente attratta dal
Tabernacolo eucaristico a tale punto che, all’improvviso, fa le sue scomparse
allarmando genitori e parenti…Il fuggitivo, trascinatosi sulle ginocchia e
aiutatosi con le manine, é la assorto sui gradini dell’altare con gli occhi
fissi su Gesù Eucaristia nel Ciborio. Pasquale cresce e sul suo esempio,
fratello e sorelle diventano più obbedienti e rispettosi verso i genitori. Un episodio simpatico della sua beata infanzia fa intravedere un primo abbozzo di quella che sarà la sua vita serafica trasfigurata in Gesù Cristo figlio verginale di Maria e Giuseppe di Nazareth.
Il suo
cuginetto Francesco di sette anni indossa per voto un grazioso abito
francescano. Pasqualino, appena vede l’amico, non gli si stacca più, tale è il
fascino verso l’abito a croce. Quando Francesco cade malato, egli lo visita e
sorpreso vede l’abito e il cordoncino ai piedi del letto. Impossessarsi e
rivestirsi di esso è scontato, e subito fatto: egli va, viene, si infila le
mani nelle maniche e si dà pure un’aria grave. Pasquale non intende più
restituire la tonaca bruna da frate minore! Occorre l’intervento “trascinatore”
di mamma, mentre egli grida “Io voglio essere frate!… voglio essere frate!
All’età di
sette anni circa, il papà, gli affida il gregge da condurre al pascolo; il
piccolo pastorello gioisce al pensiero di vivere all’aria aperta, lontano dai
rumori, raccolto sotto lo sguardo di Dio, protetto da Gesù Sacramentato e da
Maria Santissima.
L’amore alla
Vergine lo sprona, ed è così che impara a leggere l’Ufficio della Madonna.
Alcuni anni
più tardi, Pasquale, ventenne, è a servizio di un altro padrone, sempre come
“buon pastore”. Qui, il cugino Francesco lo sorprende ad intrecciare nodi su
certe cordicelle: sono Rosari che in parte dispensa ai compagni contadini
esortandoli a pregare e lodare il Buon Signore nella Vergine Santa anziché…
bestemmiarLo! Rimane una parte di cordicelle che egli usa per battere se stesso
e riparare così i suoi peccati.
Pasquale non
attende la sofferenza, ma gli va incontro, “scalzo” tra il gregge, per mezzo
delle pene dovute alla fatica, del digiuno, della povertà volontaria: severo
con se, larghissimo con gli altri!
Là dove si
trova la penitenza, si è sicuri di trovare anche la preghiera! Chi, senza di
questa può perseverare sino alla fine nell’immolazione e nel sacrificio allo
scopo di conformarsi a Gesù Eucaristia?
Il cuore di
Pasquale, ricolmo di carità, desidera ardentemente entrare nel convento di
Santa Maria di Loreto (1561) dei Frati Scalzi Alcantarini. Ebbene, un giorno,
stanco del mondo, al suono della campana del convento che annunzia
l’elevazione, egli gemente verso Dio, chiede di vederlo!… In quel momento, in
alto nel cielo, un punto luminoso si dissolve e traspare una visione celeste di
Angeli adoranti l’Ostia splendente sul calice. Tale visione, degna di un cuore
puro, diviene quasi abituale per il Santo giovane aspirante alla vita
religiosa. L’attesa è di ben quattro lunghi anni, dopo dei quali è accolto come
“postulante”.
Quale è la
gioia, quale il fervore per Pasquale? Anzi, il giorno della Vestizione – 2
febbraio 1564, in cui si celebra, la Madre di Gesù presenta anche Pasquale al
Signore – tali sentimenti si rinvigoriscono e fanno della sua vita un continuo
cantico di adorazione sempre nuovo all’Eucaristia. L’anno successivo, dopo il
Noviziato, il giorno della Presentazione, emette la Professione.
La sua
ambizione, nonostante le insistenze per avviarlo agli studi ecclesiastici era
di essere “la escoba de la casa de Dios” nelle mani materne di Maria
Santissima.
La vita
religiosa per fra Pasquale è vita di Paradiso al cui centro vi è il
Tabernacolo, Gesù Eucaristia. Solo Lui è il suo riposo; il suo incanto che lo
solleva di qualche palmo dal suolo; il suo fuoco che ricevuto lo illumina di
bellezza angelica, lo riempie di gioia tutta soprannaturale, gli fa prediligere
all’amore della carne e del sangue i vincoli di fede e della Grazia, la
mirabile unione nella carità di Gesù Cristo accentuata con i poveri, i
diseredati, i malati, gli afflitti.
Il cuore
francescano di fra Pasquale è cuore trasfigurato. E’ un cuore di “giudice” per
se stesso, tanto da ritenerlo “un prodigio di penitenza”. Intendiamoci: nessuna
cocciu-taggine farisaica od ostentazione angelica superba in questo soave
penitente; si ammiri piuttosto, ciò che può la fragile natura soccorsa dalla
Grazia! E’ un cuore “pio” di figlio. E’ un cuore “buono” di madre. Uniti
insieme, tali cuori, formano il “Cuore” di tutti e di ognuno: il “Cuore
Eucaristico fatto da donna” fatto in Maria, fatto di Maria, fatto per Maria
anche in fra Pasquale!
Dunque
l’unione di Cuore è l’unione di volontà a Gesù-Maria; da qui scaturiscono i
rapimenti, le estasi, e i miracoli di fra Pasquale: doni straordinari regolati
dall’umiltà che scansa le vertigini, possibili nelle eccelse vocazioni.
San Pasquale,
il frate dall’angelico sorriso, come nacque il giorno di Pentecoste, così, in
ricompensa e a suggello della sua incredibile devozione amorosa all’Eucaristia
– da cui apprese l’instancabile amore per il prossimo – ritornò gioioso alla
casa del Padre, suo amato Signore, proprio durante il santo Sacrificio del
giorno di Pentecoste (16 maggio 1592), al momento dell’elevazione, dopo aver
pronunciato due volte il nome di Gesù. In quel momento l’anima sua fu vista
salire al Cielo in un carro splendente di luce. Da lassù, egli intercederà
ancor più che da vivo per mezzo di arcani linguaggi – ossia di colpi
provenienti dalla cassa dove era rinchiuso – quale Adoratore perpetuo del
Santissimo Sacramento dell’Altare: l’Eucaristia!
San Pasquale Baylon fu beatificato nel 1618 e canonizzato il 16 ottobre 1690. Il suo corpo risultò incorrotto fino al 13 agosto 1636, stato in cui avvennero gli oltraggi incendiari. Ora, a Villarreal si venerano i suoi resti mortali, emersi dal rogo. Preghiamo san Pasquale affinché interceda per tutti e ci ottenga da Gesù Eucaristia di unirci al dolce Cuore Immacolato di Maria per poterlo amare in Lei ed Ella in noi.
FRATI
ALL’OPERA
8/9: a Castelpetroso 8
nostri confratelli fanno la loro donazione totale di se al Signore come Frati Francescani
dell'Immacolata. Sono: fra Felix M., fra Pasqual M., fra Serafino M. Nobrega,
fra Giovanni M., fra Gabriel M., fra Leonard M., fra Davide M. e fra Rosario
M.. Di questi, 6 vengono destinati alla C. M. Regina della Pace di Benevento.
12/9: sempre a
Castelpetroso, 6 nostri confratelli, fra Massimiliano Pio, fra Luigi, fra
Claro, fra Giuseppe, fra Ave Maria, fra Matteomaria, fanno la loro professione
semplice come frati Francescani dell'Immacolata. Di questi, fra Massimiliano
Pio viene destinato alla nostra comunità di Benevento.
30/9: Fra Pasqual e fra
Rosario accompagnano un gruppo di Benevento al Giorno con Maria che si tiene e
Loreto (AN) e che vede anche la partecipazione dei gruppi MIM inglesi.
3/10: il nostro fondatore,
P. Stefano M. Manelli rientra in Italia dopo un viaggio in Filippine e
Australia che lo ha tenuto all’estero per oltre un mese. Il giorno dopo, festa
di S. Francesco, rientrato a Benevento ci da notizie dei nostri confratelli che
dimorano in quelle terre lontane.
7/10: gli studenti
partecipano a Frigento all’inaugurazione dell’anno accademico 2000/2001 del
Seminario Teologico “Immacolata Mediatrice”. Al termine della S. Messa
presieduta dal P. Stefano Manelli, Preside del Seminario, e nella quale i
professori hanno prestato il consueto giuramento di fedeltà al magistero, il P.
Alessandro Apollonio, docente di filosofia e teologia nel detto seminario, ha
tenuto una conferenza sul tema: “Il B. Giovanni Duns Scoto e il problema degli
universali”.
16/10: Abbiamo la gioia di
riavere tra noi il Segretario Generale, P. Massimiliano M. Zangheratti, di
ritorno da un viaggio che lo ha portato in Filippine, Australia e Indonesia.
29/10: un nutrito gruppo
di frati di questa comunità partecipa a Frigento alla Giornata Missionaria dell’Istituto
con la consegna dei
salvadanai missionari per aiutare
le nostre missioni, quella russa in particolare.
31/10: Ci rechiamo a Roma,
nella Basilica di S. Maria Maggiore per animare l’Ordinazione diaconale del
nostro confratello brasiliano fra Serafino M. Nobrega.
4/11: Al termine
dell’incontro consueto il gruppo MIM di Benevento offre una piccola festicciola
in onore di fra Joseph che, attualmente missionario in Russia, si trova in
Italia per qualche mese.
11/11: Fra Massimiliano
Pio, fra Joseph e fra Gennaro si recano a Maiori, Minori e Amalfi per
distribuire i salvadanai missionari in favore della nostra missione russa. È
lieto di accettare il salvadanaio anche il neo-vescovo di Amalfi, Mons. Orazio
Sorricelli, fino a qualche mese fa parroco della parrocchia dell’Addolorata in
Benevento.
15/11: Abbiamo la gioia di
avere tra noi il sig. Claudio Lo Sterzo, italiano residente a Londra, ideatore
del Giorno con Maria.
19/11: Nella Parrocchia di
S. Matteo a Perrillo (BN) due medici napoletani assieme alle loro famiglie
fanno nelle mani del Parroco e Guardiano della nostra C. M., P. Bernardino
Abate, la loro consacrazione all’Immacolata e ricevono la Medaglia Miracolosa e
il Rosario.