TOTA PULCHRA
ANNO VII n. 2
Marzo 2000
LETTERA DALLA
REDAZIONE
Quante volte qualcuno di voi,
alle domande su quale sia l’origine dell’universo, di questo mondo in cui
viviamo e degli stessi esseri che vi si trovano ha sentito la risposta: il “Caso”? Certo che ci vuole proprio un bel
coraggio dare una risposta così assurda e sciocca; eppure non sono pochi quelli
che ne sono convinti. Che un papà dica al suo figliolo di 5 anni che i bambini
nascono sotto i carciofi è pure ammissibile, ma che poi lo si voglia fare
credere ad un adulto, questa poi... Oppure che un’automobile si costruisca per
“caso”, con un contachilometri proprio in quel posto per essere visto, con i
fanali proprio in quel posto per far luce avanti ecc. Ebbene, quando si dice
che il mondo lo ha fatto il “caso” si fa un’affermazione simile. Ma fermiamoci
un momento a riflettere su quanto è perfetto il corpo umano ove ogni cosa ha un
luogo e una funzione ben precisa, pensiamo ad una pianta, ad un fiore, all movimento
dei pianeti ecc. ecc. Osservate la natura con attenzione e vedrete che in essa
non troverete assolutamente nulla che si muove a caso (se lo scoprite fatemelo
sapere). I movimenti dei pianeti e dell’asse terrestre sono alla base dei
cambiamenti climatici e delle stagioni; al
variare di queste gli alberi e i fiori, secondo leggi ben precise ( non
a caso) attraversano diverse fasi: all’inizio della primavera mettono le foglie
che, grazie alla luce del sole, danno vita alla pianta, le gemme fanno la loro
comparsa per poi cedere il posto al
fiore. Quando anch’egli avrà compiuto il suo ciclo lascerà il posto al frutto
che darà i suoi semi per una nuova pianta.
Il tutto, secondo leggi
scrupolosamente precise. Un pero darà pere, non pomodori, una quercia darà
ghiande non mandarini, una vite darà uva non spine. Ditemi voi se qui regna il
“caso”. La verità è che se non c’è il caso, c’è Dio. La verità è che se si
ammette Dio, bisogna comportarsi anche in un certo modo e questo molti non
vogliono farlo e allora si inventano mille scuse.
Attenzione, non facciamo della
nostra vita come quella di un uomo che camminando verso un precipizio chiude
gli occhi cercando di convincersi che il precipizio non c’è.
Preghiamo l’Immacolata affinché
ci difenda dai pericoli e ci conduca sulla via che porta alla Verità.
L’Immacolata e i Sacerdoti
Il Sacerdote è
colui per mezzo del quale e nel quale Gesù continua ad essere Maestro, Pastore
e Santificatore delle anime.
Egli è dunque chiamato ad essere
un altro Cristo nell’insegnare secondo il Vangelo, nell’ammonire ed esortare
secondo il Vangelo e in fine nel fare tutto secondo il Vangelo per essere,
prima di tutti , esempio di vita evangelica.
Si comprende che
una vita tutta evangelica, quale è quella del Sacerdote, tutta indirizzata alla
imitazione di Gesù, non può trovare miglior modello che in Colei che ha “la
faccia che a Dio più s’ assomiglia”, come dice Dante, ovvero Maria SS.
Maria SS. ,
infatti , fu creata immacolata per
essere degna dimora del Verbo che doveva incarnarsi in Lei , quindi è Colei che
più è simile a Gesù.
Questa
immacolatezza è un privilegio unico dato a Maria in previsione dei meriti che
Gesù avrebbe ottenuto a tutto il genere umano con la sua passione e morte in
croce.
Tale grazia
significa per Maria SS. purezza di tutta la persona sia internamente che
esternamente, non alcuna macchia, nemmeno la più piccola, e di riflesso
significa la più grande conformità a Gesù.
Purezza
nell’intenzione, ovvero fare tutto per piacere a Dio, assenza del più piccolo
peccato veniale o imperfezione, verginità sia prima che durante e dopo il
parto, sono gli effetti di quella immacolatezza che fanno di Maria SS. Colei
che già qui in terra contemplava Dio come si fa in Paradiso secondo la
Beatitudine evangelica: “beati i puri di cuore perché vedranno Dio”(Mt 5,8).
Ora, tali
prerogative non devono essere proprie del Sacerdote ?
Se si pensa al
solo fatto che le mani del Sacerdote toccano quella carne divina, al modo di
dire di S. Giovanni Crisostomo, quanta deve essere la sua purezza.
Egli è il solo
che ha il potere di consacrare il pane e il vino rendendoli corpo e sangue di
Gesù.
Senza
Sacerdote non c’è Messa, non c’è Gesù
Eucarestia, non c’è il nutrimento celeste
per ogni cristiano, non c’è Chiesa.
Quale e quanta
dignità e purezza deve dunque caratterizzare il Sacerdote per mezzo del quale
Dio viene in mezzo al popolo.
Egli è il
rappresentante del popolo davanti a Dio e nello stesso tempo lo strumento della
Sua azione tra il popolo, è una debole creatura eppure Dio ha scelto lui e non
Colei che era la creatura più pura sulla terra, Maria SS. per dare Gesù alle
anime; chi meglio di Lei sarebbe stato degno di consacrare ?
Colei che ci ha
rappresentato meglio di ogni altro presso Dio dicendo si alla venuta di Gesù
per la salvezza di tutti.
In realtà Maria
SS. continua a rappresentarci presso il Figlio perché Dio ha voluto che dalle
Sue mani immacolate passassero tutte le grazie da distribuire agli uomini.
Tale mediazione
significa dare la vita spirituale agli uomini ovvero Gesù e ciò è possibile
perché questa creatura così perfetta ha voluto liberamente cooperare alla
redenzione di tutti gli uomini con le sue sofferenze e patimenti per la
passione e morte del Figlio.
Ecco quindi che
Maria SS. è il modello perfetto del Sacerdote perché con purezza di intenzione,
perfettamente unita alla volontà divina, ci rappresenta presso Dio ottenendoci
le grazie necessarie frutto anche della Sua Corredenzione.
Fine del
Sacerdote è infatti quello di cooperare, mediante i Sacramenti, alla
comunicazione dei frutti della redenzione di Cristo.
Tale
cooperazione suppone nel Sacerdote una purezza che viene ben rappresentata nel
celibato. Egli deve guardare a Maria SS. la quale proprio perché sempre vergine
ha potuto dare Gesù alle anime; il Suo candore, la Sua riservatezza, la Sua
bellezza di animo devono essere di esempio al Sacerdote che ogni giorno è in
contatto con le persone e deve custodire il giglio della purezza come in vasi
fragili di terracotta.
Così
come Maria SS. era al modo di dire dei santi Padri, un giardino chiuso, allo
stesso modo il Sacerdote deve essere il tutto puro riservato al Signore per
dare quotidianamente l’Agnello immacolato.
Dice S. Tommaso d’Aquino che
l’ostia pura e santa può essere toccata solo da mani pure e sante dunque cosa
deve fare il Sacerdote per avere tale purezza in concreto ?
Primo deve essere puro nei
pensieri. Il peccato infatti si insinua anzitutto con i ragionamenti, con la
fantasia ed immaginazione su cose o persone che direttamente o indirettamente
sono occasione di peccato.
Può essere pericoloso ad esempio
alimentare spesso molti pensieri su quella donna, sui suoi problemi familiari,
lavorativi, ecc. Il Sacerdote deve inoltre essere puro nei desideri, infatti
come era unico desiderio della Madonna dare la più grande gloria possibile a
Dio e far si che tutti lo conoscessero e amassero, così unico desiderio del
Sacerdote deve essere quello di glorificare Dio e portare tutte le anime a Lui
con l’esempio di vita, la predicazione e i Sacramenti. Tutti gli altri desideri
sono secondari e devono tutti servire a questo fine.
E’ lecito dunque che il Sacerdote
desideri un breve periodo di vacanze estive al fine di riposarsi dalle fatiche
annuali ma con lo scopo di acquisire nuove energie fisiche e spirituali utili a
riprendere la missione con più lena e zelo apostolico.
Dunque nessuna dissipazione, ed
inoltre il Sacerdote deve sempre garantire in questi periodi di assenza i
Sacramenti necessari per le anime affidategli.
E’ lecito ancora desiderare un
certo comfort, ma sempre con modestia di spese economiche e per necessità.
Il Sacerdote deve inoltre essere
puro nelle letture. Spesso in riviste pure dichiaratamente di stampo cristiano,
apostolico o missionario, si nascondono foto o pubblicità immorali o per lo
meno irriverenti. Ci sono inoltre anche articoli non pienamente in sintonia con
gli insegnamenti della Chiesa, opinioni a doppio senso che possono lasciare
campo libero all’errore.
Cosa penserebbe ad esempio la
Madonna se un suo figlio, un Sacerdote, negasse la verità di fede
sull’Immacolata Concezione (Bolla Ineffabilis Deus di Pio XI) o sulla verginità
perpetua (Concilio Lateranense 649) ?
Il Sacerdote deve essere puro
negli sguardi perché gli occhi sono come le “finestre dell’anima”.
Il Sacerdote deve essere puro
nell’ascolto. Con che spirito infatti egli potrebbe celebrare la SS. Messa se
il giorno prima ha ascoltato musiche mondane e frivole, magari in discoteca ?
La musica in se è uno strumento
utile per distendere l’animo ma non tutti i tipi di musica sono utili a questo
scopo come insegna la psicologia. Ci sono musiche che si limitano ad eccitare
il sistema nervoso e altre, come gran parte della musica classica, che sono
particolarmente indicate per la distensione della mente, favorendo l’elevazione
dell’anima.
Se la musica perciò richiama alle
passioni disordinate, alla leggerezza di vita, essa si rivela inutile al
Sacerdote.
Tanto più è pericoloso vedere ed
ascoltare la televisione che continuamente propone immagini sconce ed
immodeste.
Immacolatezza significa dunque
custodia di tutti i sensi sul modello di Maria SS.
Se il Sacerdote inoltre deve
comunicare con le persone per guidarle a Cristo tanto più deve curare il suo
atteggiamento per eseguire bene questo compito.
Santa Chiara d’Assisi e l’Eucarestia
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“Sì, |
le tue tenerezze sono più dolci del vino. Per la fragranza sono
inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome, per questo le
giovinette ti amano”. Con questi versi si apre uno dei libri della Sacra Scrittura,
il Cantico dei Cantici. In esso si canta l’amore vicendevole del popolo
d’Israele con Dio, ma si può anche intravedere la storia di ogni anima che
anela ardentemente al Signore, come Maria di Betania che ai piedi di Gesù
“ascoltava la sua parola” (Lc 10,39). È la storia di S. Chiara che ha fatto di
Gesù il centro di tutta la sua vita; di Gesù Eucaristico Amore la ragion
d’essere della sua esistenza.
Ella
fu così cara a Dio che, utilizzando le parole della S. Scrittura, il Signore
prima di formala nel grembo materno già la conosceva (Ger 1,5). Infatti
quand’era ancora in grembo, la madre era molto in ansia perché era il suo primo
parto, e una volta pregando intensamente davanti al Crocifisso, chiese di
essere aiutata nel superarlo. Ma ecco che una voce gli disse: «Non temere,
perché partorirai sana e salva una luce che farà risplendere il mondo più
chiaramente». Quando in seguito Chiara nacque e fu portata al fonte
battesimale, la madre ricordandosi della “voce” volle che la bimba si chiamasse
Chiara. E veramente a sentire il suo primo biografo, il B. Tommaso da Celano
Ella fu: «Chiara di nome, più chiara per vita, chiarissima per virtù». S.
Chiara piena della “luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9) ha
illuminato quanti si vogliono accostare maggiormente a Dio, e tutto l’amore che
Dio ha riversato nel suo cuore è traboccato da esso diffondendo così il profumo
di Cristo (2 Cor 2,15).
Avviata
fin dalla più tenera età alla pratica della preghiera, Ella trovava in questa
tanta soddisfazione da riconoscere man mano che cresceva, che solo Dio era il
Signore della vera vita, e il B. Tommaso la descrive così quand’era bambina:
«si compiaceva dell’assiduità nella santa orazione, ed ivi di frequente,
soffusa di soave odore, a poco a poco attuava una vita di cielo. Poiché non
aveva filze da far scorrere per i Pater noster, con un mucchietto di pietruzze
contava le sue preghierine al Signore». Il suo amore a Cristo fu
incondizionato, senza ripiegamenti: «Io sono per il mio diletto e il mio
diletto è per me» (Ct 6,3), tanto da arrivare alla fuga da casa pur di seguire
la chiamata del Signore, che la vuole sui passi di S. Francesco a condurre la
stessa vita evangelica.
S. Chiara si trova a vivere nel secolo in cui
la devozione eucaristica cominciava ad accentuarsi sempre di più con diverse
forme di culto e di manifestazioni. Da una parte i dottori della Chiesa come S.
Bonaventura e S. Tommaso che scrivevano pagine mirabili su questo sacramento,
dall’altra la devozione popolare con le processioni del Corpus Domini. Tuttavia
i fedeli non erano molto assidui al banchetto eucaristico, anche se la Chiesa
esortava con molta premura i fedeli a ricevere la comunione, fino a mettere
l’obbligo di comunicarsi almeno una volta l’anno. E S. Chiara da parte sua mise
l’obbligo alle suore nella sua regola, di prendere la comunione almeno sette
volte l’anno in particolare nelle feste di Natale, Giovedì Santo, Pasqua,
Pentecoste, Assunzione, S. Francesco e Ognissanti. E Lei era la prima a dare
l’esempio. Infatti sappiamo che si comunicava spesso e, le suore al processo di
canonizzazione attestano: «Effondeva molte lacrime quando riceveva il corpo del
Signore nostro Gesù Cristo». E ancora: «Con grande devozione e tremore pigliava
spesso il santo sacramento del corpo di nostro Signore Gesù Cristo, tanto che,
mentre lo prendeva, era tutta tremante». Questo indica quale profonda riverenza
nutriva nei confronti di Dio, considerando come Egli si facesse così piccolo da
venire incontro a noi. Ma oggi a quante irriverenze dobbiamo assistere nelle
Chiese, vedendo soprattutto la superficialità e indifferenza con le quali si
riceve il corpo del Signore? E caso mai anche in peccato mortale? Diceva un
Padre della Chiesa che nel momento in cui si fa la comunione in peccato grave,
si offre nel proprio cuore Gesù in olocausto a satana. Ma a questo riguardo, le
fonti francescane ci dicono della santa che: «Quando poi stava per ricevere il
corpo del Signore versava prima calde lacrime, accostandosi quindi con tremore,
temeva Colui che si nasconde nel sacramento non meno che il sovrano del cielo e
della terra». Non dobbiamo vedere in tale atteggiamento un eccesso di scrupolo,
ma semplicemente un’indicazione di quel santo timore che spinge l’anima
veramente cristiana, a purificarsi, per quanto è possibile da ogni peccato,
anche minimo, per ricevere il meno inadeguatamente possibile il Sacramento con
cuore pieno di gratitudine. La madre Chiara di certo aveva queste disposizioni,
visto che si comunicava spesso e quindi oltre al grande rispetto per la maestà
divina aveva anche un gran senso di fiducia. Tra l’altro “Principio della
sapienza è temere il Signore” (Sir 1,12), non un timore servile, che non vuole
offendere Dio per paura del castigo, ma per paura di offendere il suo amore per
noi, come un fidanzato cerca di non dare dispiaceri alla propria amata, perché
la vuole bene. Infatti diceva il B. Pio da Pietrelcina: «Ogni peccato è il
tradimento dell’Amore». Infatti in S. Chiara il richiamo alla confessione era
motivato dal desiderio di purificazione e dalla coscienza della propria
indegnità perché come dice Gesù: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio»
(Mt 5,8).
Ma
a quei tempi non era permesso fare la comunione tutti i giorni se non due volte
alla settimana. Quali intimi colloqui dovevano nascere dopo tanta attesa
trepidante nel cuore della santa? “Effonde il mio cuore liete parole, io canto
al re il mio poema. La mia lingua è stilo di scriba veloce. Tu sei il più bello
tra i figli dell’uomo sulle tue labbra è diffusa la grazia” (Sal 45,2-3).
Cerchiamo quindi di non rimanere indifferenti dopo aver fatto la comunione, e
ringraziamo Gesù del dono magnifico che ci ha fatto con affetti e preghiere
spontanee, frutto del nostro cuore. Ad esempio la nostra santa dopo aver
ricevuto la comunione poco prima di morire “levati gli occhi al cielo e giunte
le mani a Dio, dice piangendo alle sue sorelle: «Lodate il Signore, figliole
mie, perché oggi Cristo si è degnata di farmi un dono tale, che non potrebbero
ripagarlo cielo e terra! Oggi - spiega - ho ricevuto Lui stesso,
l’Altissimo..!»”. Da qui capiamo quanto è importante avere l’anima ben disposta
e a ringraziare il Signore, e più ci tratteremo con Lui e più faremo cosa
gradita ai suoi occhi, e Dio ricco in misericordia non ci lascerà a mani vuote.
Ricordiamo sempre che qui non si tratta di un Do ut des come direbbero i
latini, cioè: «Do, affinché tu mi dai», ma si tratta di quell’amore scambievole
non unilaterale, come dono che non
pensa ai propri interessi, ma che si soddisfa solo nel vedere l’altro
consolato.
S.
Chiara è veramente quella vergine saggia descritta nel Vangelo, con la lampada
accesa e con la scorta di olio, che attende il suo sposo pronta per entrare a
nozze con Lui (Mt 25,1-13). La lampada è il suo cuore che veglia costantemente:
“io dormo, ma il mio cuore veglia” (Ct 5,2), e l’olio è l’incessante orazione
che alimenta il suo cuore. Ma dove trovare il divin Maestro? Il centro di ogni
comunità religiosa, di ogni convento è la cappella dove si conserva il
Santissimo corpo di Cristo, e tutta la vita comunitaria si svolge intorno ad
esso come cardine di tutta la giornata. Ora il divin Salvatore nel lasciare gli
Apostoli dopo la risurrezione, promise di rimanere con loro tutti i giorni,
fino alla fine del mondo (Mt 28,20). E il segno più visibile di questa promessa
e proprio l’eucarestia. Gesù è lì ad aspettare ognuno per amare e per essere
amato. Sì, il Verbo di Dio fatto carne, proprio quel Gesù di Nazaret che
operava miracoli, segni e prodigi, che sanava gli infermi e scacciava i demoni,
che fu inchiodato sulla croce per mano di empi e in seguito risuscitato da Dio,
sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo
tenesse in suo potere (At 2,22-24), è lì nel tabernacolo sotto le specie del
pane e del vino, pieno di grazia e di misericordia. S. Chiara ben comprese
questo grande mistero ed era lì spesso giorno è notte. Pregava volentieri di
notte, il silenzio più profondo la immergeva ancor di più nel Signore e come
riferisce il Celano: «Spessissimo prostrata in orazione col volto a terra,
bagna il suolo di lacrime e lo sfiora con baci: così che pare avere sempre fra
le braccia il suo Gesù, i cui piedi inondare di lacrime, su cui imprimere i
baci».
Un altro episodio grazioso e ricco di
significato è raccontato da una suora che «vide sopra il capo della santa madre
Chiara uno splendore molto grande, e parve a lei che il corpo del Signore fosse
un bambino piccolo e molto bello. E dopo che la santa madre lo ebbe ricevuto
con molta devozione e lacrime, come sempre era usata, disse queste parole: -
tanto beneficio mi ha dato oggi Iddio, che il cielo e la terra non lo
potrebbero pareggiare - ». Ma l’episodio che più conferma l’amore e la fiducia
in Gesù Eucarestia, fu quando le truppe saracene stanno per invadere Assisi, è
una suora presente racconta: «Essendo i Saraceni una volta entrati nel chiostro
del monastero, madonna Chiara si fece trarre fino all’uscio del refettorio e si
fece portare avanti una cassetta dove era il santo Sacramento del Corpo di
nostro Signore Gesù Cristo. E gettandosi in terra, prostrata in orazione, pregò
con lacrime, dicendo tra le altre queste parole: «Signore, guarda tu queste tue
serve, perché io non le posso guardare». Allora la testimone udì una voce di
meravigliosa soavità, la quale diceva: «Io vi custodirò sempre». Allora ella
pregò per la città dicendo: «Signore, ti piaccia difendere anche questa città».
E risuonò quella stessa voce e disse: «La città patirà molti pericoli, ma sarà
difesa». E allora madonna Chiara si voltò alle suore e disse loro: «Non
vogliate temere, perché io vi sono garante che non avrete ora male alcuno e
neanche in altro tempo a venire». E quando I Saraceni si videro davanti le
suore e S. Chiara con il piccolo ciborio in mano, come spesso è raffigurata,
prima presi da smarrimento e poi da timore fuggirono via e, dopo un po’,
smisero l’assedio di Assisi senza arrecare alla città alcun danno.
Infine S. Chiara in una preghiera composta da
Lei alle cinque piaghe di Cristo scrive: «Per la tua morte santissima, ti
prego, o Signore ottimo, Gesù Cristo, che, prima del momento della mia morte,
io meriti di ricevere, a mia eterna salvezza, il sacramento del tuo corpo e del
tuo sangue». La prediletta del Signore fu esaudita, e poco dopo aver ricevuto
l’eucarestia si addormento nel Signore in un estasi d’amore; era l’undici
agosto 1253.
O Chiara più
chiara della luce,
figlia
dell’eterna Luce.
AUGURI
DI UNA SANTA PASQUA 2000!
"La
gioia del Signore Risorto inondi i vostri cuori!Alleluia!"