TOTA PULCHRA
ANNO VII N°5-6 – Maggio-Giugno 2000
ARTICOLO DELLA REDAZIONE
Caro
lettore, sapevi che il termine Papa deriva dal
greco “pappas” che significa Padre?
Il Papa è il successore di s. Pietro,
scelto da Cristo come fondamento visibile della Chiesa. La missione del Papa è
governare la Chiesa pellegrinante e per questo motivo è il Vicario di Cristo
sulla Terra.
Il primato del Papa è
duplice: primato di giurisdizione e primato di magistero.
Per primato di giurisdizione s’intende
il potere supremo di giurisdizione su
tutta la Chiesa per ciò che
riguarda la disciplina e il governo di essa,.
Oltre al primato di giurisdizione il
Papa possiede anche il primato di magistero e questo è infallibile. Perché ci
sia l’infallibilità è necessario che ci siano: I) il soggetto: cioè solo il
Papa personalmente e legittimamente eletto; II) oggetto dell’infallibilità
: le verità rivelate di fede ( cioè da
credersi), di morale (da praticarsi) e
tutte quelle che sono presupposto e conseguenza di queste; III) condizione
dell’infallibilità: che il Papa come Padre,
Pastore e Maestro abbia intenzione di definire per tutta la Chiesa una
verità di fede o di morale e che questa sia espressa chiaramente; IV)
conseguenza dell’infallibilità: le
verità definite sono irreformabili e tutti sono tenuti ad accettarle
come verità rivelate da Dio sotto pena di peccato di eresia e con la conseguenza
della scomunica.
Il Papa è un dono di Dio perché è
grazie a lui che l’uomo trova la strada senza errore verso Dio , Eterna
Beatitudine.
Purtroppo la storia ci insegna che
durante i secoli la Chiesa e il Papa stesso sono stati perseguitati da persone
ritenute a volte giuste dall’umanità, le quali hanno cercato di distruggere
quest’opera di Dio: fin dall’inizio il Sinedrio credeva, condannando a morte
Gesù, d’annientare anche i suoi seguaci; nel IV sec. Giuliano l’Apostata si
vantava di preparare la tomba di Gesù Cristo; nel sec. XVI Lutero percorreva le
strade d’Europa gridando “O Papa, io sarò la tua morte!”; nel 1700 Voltaire
prometteva di strozzare il Papa con le viscere dell’ultimo prete; nel 1800
Napoleone salutò in Pio VII l’ultimo Papa; poi fu Francesco Crispi a dichiarare
che PIo IX sarebbe stato l’ultimo Papa; poi la storia ci insegna che anche
Marx, Lenin, Stalin hanno promesso che
avrebbero distrutto la religione... tutti questi e anche altri che non sono
adesso citati sono tutti morti, finiti, scomparsi e la cosa grandiosa è che la
Chiesa con il suo Papa sono ancora esistenti
Tu che leggi queste righe, non farti
ingannare da quelli che vogliono far passare la Chiesa come una specie di Banca
di disgrazie e tristi amarezze con grandi sbagli; si sa che la Chiesa è formata
da uomini non impeccabili che a
volte hanno dato e danno scandalo, ma
ciò non deve meravigliarti, anche
quando la storia ci parla di Papi la cui vita privata non è sempre conforme
alla loro dignità; anzi, se rifletti bene su
tutti questi sbagli, ammesso che siano numerosi, come molti presumono,
ciò conferma che tu sei parte di una istituzione non puramente terrena frutto
di fantasie umane, perché se fosse così, per quei guai che molti dicono,
sarebbe già crollata come tutte le istituzioni
civili quando non sono rette saggiamente, ma fai parte integralmente di
un “ corpo mistico” che è la Chiesa, organismo santo e incrollabile : “ Tu sei Pietro” esclamò Cristo “e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
e le porte degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16, 18-20). Se la
Verità fatta carne dice queste parole veritiere, quale gioia e quale
consolazione non provare nel far parte della Santa Chiesa?
La
nostra celeste Madre ama tutti incondizionatamente, ma nutre un affetto tutto
particolare per i sacerdoti. Questa preferenza è dovuta al fatto che i
sacerdoti rappresentano il suo divin figlio Gesù. Essi sono i ministri del
Cristo , i “formatori” dell’immagine di Gesù nelle anime. La maternità di Maria
è identica per tutti i fedeli, ma per i sacerdoti è di un grado più intenso.
Inoltre quando Gesù dalla croce ci diede Maria come nostra madre nella persona
di San Giovanni evangelista, - quest’ultimo non dobbiamo dimenticare - era un
sacerdote. Quindi con questa scelta , Gesù intese proclamare Maria, in modo
tutto particolare, madre dei suoi sacerdoti.
Come sotto la croce ha cooperato con le
sue sofferenze all’offerta sacerdotale di Cristo, tanto da meritare il titolo
di “Corredentrice”, così Ella è al fianco di ogni sacerdote per aiutarlo e
sostenerlo nella rigenerazione delle anime alla vita di grazia. «È lei - dice
il cardinale Pierre Paul Philippe - che ci dona quella inesauribile compassione
per quelli che soffrono e per quelli che sono deboli, quello spirito di
sacrificio che si dona senza misura, senza badare né alla fatica né alla
salute. È lei che ci insegna la delicatezza e il rispetto del segreto delle
anime.... Tutto quello che in Eva diventa doppiezza e puerilità in Maria è
magnanimità e rettitudine perfetta e, nello stesso tempo, umiltà eccelsa». Così
Ella da forza e coraggio nei momenti di dubbio e sconforto o anche nei
fallimenti apostolici, e se questi accadono è perché Ella vuole una maggiore
fiducia e confidenza in Lei da parte dei sacerdoti. A buon diritto San
Massimiliano M. Kolbe diceva: «Tutto posso in colei che mi da forza». Ogni
sacerdote deve lavorare instancabilmente per la salvezza delle anime, e in
Maria trova la madre fedele che lo assiste perché Ella è colei che “conosce più
a fondo il mistero della misericordia divina” come dice il papa Giovanni Paolo
II.
Maria è la sposa del sacerdote. Ora lei
è la sposa di Cristo nella generazione spirituale delle membra del suo corpo
mistico. Dunque la Madonna può dirsi anche sposa spirituale del sacerdote nella
generazione delle anime. E che questo titolo convenga alla Madonna nei riguardi
del sacerdote, lo provano parecchi esempi. S. Edmondo Rich, arcivescovo di
Canterbury, un giorno si avvicinò ad una statua della Madonna con due anelli
d’oro, sui quali aveva fatto incidere le parole: «Ave Maria». Ne pose uno
all’anulare della statua e l’altro lo infilò al proprio, quale segno perenne
della sua fedeltà alla celeste Sposa. Al Beato Ermanno Giuseppe di Steinfeeld,
monaco premostratense, morto nel 1241, un giorno apparve la Madonna, e gli
rivelò le sue mistiche nozze con lui. Poi gli prese con tenerezza una mano e
gli disse: «D’ora innanzi aggiungerai al tuo nome quello del mio augusto sposo
Giuseppe». Da quel giorno, la familiarità, la presenza e l’assistenza di Maria
raggiunsero limiti indescrivibili. Ma uno degli episodi più belli, che dimostra
l’affetto e la premura di Maria verso questi figli prediletti, e quello del
BeatoGiovanni Olier, sacerdote francese, morto nel 1657, fondatore della
congregazione di S. Sulpizio. Una volta, durante un colloquio avuto con la
Vergine Maria, seppe per rivelazione che la Madonna lo aveva scelto quale suo
sposo. L’Immacolata in più gli disse: «Mio figlio è lo sposo delle anime, io
devo esserne la sposa». In seguito a tale grazia , Giovanni Olier sperimentò
una completa innovazione della sua anima, e gli parve di essere diventato una
cosa sola con l’Immacolata. La sentiva in sè più di se stesso. Si sentì
divampare in cuore un amore così forte verso di Lei ed un desiderio così
intenso di farla amare, che sarebbe andato in ogni luogo per attirare a Lei
tutti i cuori. Numerosi sono gli esempi di tanti altri sacerdoti, basti pensare
a San Massimiliano o, ancor più vicino a noi, al Beato Pio da Pietrelcina.
In San Massimiliano l’Immacolata era
come una “idea fissa”, come egli diceva; tutta la sua vita la volle spendere
per la gloria dell’Immacolata, sapendo bene che attraverso di Lei la grazia di
Cristo avrebbe trionfato in molti cuori. Come sacerdote sapeva bene che la
Madonna accanto a lui svolgeva l’opera di conversione e santificazione delle
anime, ma lui non chiedeva la presenza di Maria solo per successi apostolici,
questo sarebbe stato un povero motivo, non onorevole nei confronti della Madre
di Dio, perché solo “utilitaristico”. Ma egli ancor più la voleva presente nella
sua anima, desiderava essere annientato e far posto all’Immacolata. Sosteneva
che non c’è cosa più bella che arrivare a respirare Maria. Questo perché
riconosceva la dolcezza della maternità di Maria, per quanti ad Essa ricorrono,
e lui spesso raccomandava: «Non ti stancare mai di chiamarla mamma, mammina
dolce».
L’attuale
Pontefice, polacco, di certo ha attinto la sua marianità proprio da San
Massimiliano. Basti pensare al suo motto “Totus tuus ego sum Maria”: tutto tuo
sono, o Maria.
San
Massimiliano dice ancora: «Lasciati condurre dall’Immacolata: tutto ciò che non
dipende dalla tua volontà, sicuramente Ella lo permette per il tuo bene, anche
se proviene dalla cattiva volontà altrui. È Lei che vuole che ti capiti... Ella
ti preserverà dalla caduta, se porrai la tua fiducia in Lei e non confiderai
affatto in te stesso e da parte tua farai il possibile, con il Suo aiuto, per
non cadere».
Per questo i sacerdoti devono essere
sempre grati per questo dono che Gesù ha loro fatto, dono veramente sgorgato dal
suo dolce Cuore. Il Cuore di Gesù è anche un cuore umano che sa “compatire le
nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza
di noi” (Eb 5, 15). E sa bene che abbiamo bisogno di una Madre, che ci sia
accanto costantemente. La Madonna però non è come una collaboratrice qualsiasi,
quasi come un fattorino, messa al fianco dei sacerdoti per le loro necessità.
Ella è Madre, Regina, Sposa e Corredentrice. Ella vuole diventare
tutt’uno con il sacerdote. Il sacerdote da parte sua deve impegnarsi ad una
maggiore riverenza. Praticando costantemente le virtù, in particolare la carità
e la purezza, fa sì che l’Immacolata prenda sempre più possesso di lui. E San
Massimiliano raccomanda: «Amala quale Madre, con tutta la tua dedizione; Ella
ti ama fino a sacrificare il Figlio di Dio; nell’annunciazione ti ha accolto di
buon grado come figlio. Ella ti renderà simile a Se stessa, ti renderà sempre
più immacolato, ti nutrirà con il latte della Sua grazia. Lasciati soltanto
guidare da Lei, lasciati plasmare sempre più liberamente da Lei. Vigila sulla
purezza della tua coscienza, purificala nel Suo amore... Mettendo in pratica la
Sua volontà, tu dimostri un amore autentico a Lei, a Gesù al Padre, ti fai
santo».
Gli esempi dei santi, ci dimostrano
realmente quanto la Madonna li ama e li affianca. Ed Ella vuole rimanere
accanto ai sacerdoti, anche perché attraverso di loro vuole comunicarci tante grazie.
Ella
vuole che noi riconosciamo in essi la presenza di Gesù, amandoli e pregando per
loro. I sacerdoti hanno un’altissima missione, e noi spesso non ce ne rendiamo
conto. Spesso ci fermiamo alle apparenze, e non consideriamo che in loro
possiamo trovare un mezzo sicuro per la nostra salvezza e santificazione. Anche
la Sacra Scrittura ci attesta che “ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini,
viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per
offrire doni e sacrifici per i peccati” (Eb 5,1). Perciò da parte nostra
deve andare tutto il rispetto, pregando
per loro perché siano ministri fecondi della misericordia divina. E preghiamo
l’Immacolata che sia sempre al fianco dei nostri sacerdoti, per la gloria di
Dio e per la salvezza e santificazione di tutte le anime.
S. ANTONIO E L’EUCARESTIA
S.
Antonio di Padova è sicuramente uno dei santi più invocati , venerati e amati.
Sono poche le persone che non lo conoscono, almeno per la fama di taumaturgo.
Nei
paesini come nelle grandi città di tutto il mondo, i devoti si danno un gran da
fare nei preparativi della sua festa.
E’
poi curioso sapere che fra i devoti spesso ci sono anche coloro che sono molto
critici nei confronti della Chiesa e poco frequentano i Sacramenti e la S.
Messa domenicale. Per questi che magari si dicono del partito di sinistra ,
tutto è da correggere nella Chiesa, ma guai a toccare S. Antonio.
Sono
infatti il più delle volte i nomi di tali devoti a essere fra i primi nelle
liste degli zelatori del santo di Padova.
S.
Antonio fu il primo frate a cui S. Francesco raccomandò e comandò di studiare
la teologia non solo per il sacerdozio ma anche per approfondire le scienze di
Dio per la stessa gloria di Dio.
Quanti
eretici e peccatori ha infatti convertito con la sua sapienza divina oltre che
con la sua vita tanto virtuosa.
Come
per tutti i santi, l’Eucarestia, centro e culmine della vita di ogni cristiano,
ha avuto un posto privilegiato nella sua vita.
Da
fanciullo, infatti, egli era un vero angioletto in preghiera quando prestava
servizio all’altare in qualità di chierichetto; era attento e devoto soprattutto
quando si trovava vicino all’ altare, vicino a Gesù Eucarestia.
Mostrava
sommo piacere a trovarsi da solo a pregare ai piedi del Tabernacolo e della
Madonna Assunta.
A
proposito di amore alla Madonna S.
Antonio in uno dei suoi celebri Sermoni domenicali, commentando il passo
dell’Antico Testamento:” “portarono nel Tempio il candelabro, l’altare degli
incensi e la mensa (1 Mac 4,49) “, paragona il grembo verginale della Madonna
al Tempio costruito da Salomone con tre materiali: marmo, cedro e oro.
Nel
marmo è simboleggiata la verginità della B. Maria; nel cedro, che con il suo
profumo scaccia i serpenti, è simboleggiata la sua umiltà e nell’ oro la sua
povertà.
Ma
come separare la Madre dal Figlio? Ed ecco che S. Antonio, continuando nel suo
commento allegorico, dice che in questo Tempio furono portati il candelabro,
l’altare degli incensi e la mensa. Nel candelabro è raffigurata la divinità di
Cristo, nell’ altare degli incensi la Sua anima, che era ricolma del profumo di
tutte le virtù, e nella mensa, la Sua carne: l’Eucarestia, con la quale ci
ristoriamo e ci saziamo nel sacramento dell’altare.
Che
bella intuizione è questa del santo: “per ricevere Gesù non si può non passare
per Colei che l’ha portato nel suo grembo.
S.
Antonio aveva compreso ciò e ne era stato un presagio il fatto che la prima
parola che gli fu insegnata dalla mamma e che riuscì a proferire fu il nome di
Maria.
Pietà
eucaristica e pietà mariana erano inscindibili.La sua fede nella presenza reale
di Gesù nell’Ostia consacrata era tale da ottenergli un giorno la conversione
di un eretico ostinato .
Mentre
S. Antonio predicava sull’Eucarestia al popolo, un eretico si oppose
caparbiamente alla verità della presenza reale di Gesù nell’Eucarestia.
Quest’ultimo inoltre, sfidò il santo ad accettare una scommessa assurda:
l’eretico si sarebbe prostrato ad adorare Gesù sacramentato e avrebbe creduto
solo qualora una mula affamata avesse fatto altrettanto. La cosa era resa ancor
più difficile se si pensa che al momento della prova sarebbe stata posto
dinanzi alla mula anche un buon cesto di biada.
Prodigio
mirabile operato da Dio per la grande fede del santo , la mula si inginocchia
davanti all’Ostia senza quasi degnare di uno sguardo il cesto di biada e
l’eretico si converte.
Ciò
ci fa riflettere tanto sulla fede dei molti che oggi si dicono cattolici ma di
fatto non lo sono.
Se
si esclude infatti dalla propria vita la S. Messa domenicale, in cui Gesù dà se
stesso, dimostrando il suo amore per noi, se si escludono i sacramenti
essenziali per la salvezza: il Battesimo che ci riscatta dal peccato originale
e il sacramento della Riconciliazione in cui Dio estende la Sua misericordia su
tutti, come parlare di fede? Su cosa si fonda?
Se
si avesse la dovuta fede, adorando Gesù Eucaristico, si perderebbe il gusto di
ogni diletto terreno, perché troveremmo il Paradiso in terra.
S. Antonio aveva nutrito sin dalla giovane
età grande amore alla preghiera e al divino Sacrificio.
C’è
un episodio che attesta il suo ardore verso il Sacramento e il Sacrificio dell’altare:
egli era una mattina di turno al lavoro in cucina ma sentendo il campanello che
avvertiva della consacrazione durante la S. Messa che si stava celebrando in
quell’ora, ebbe un moto interiore: voleva essere presente lì in chiesa, ma ciò
fisicamente gli era impossibile.
Ecco
che all’improvviso prodigiosamente la parete si aprì ed egli poté vedere
l’altare e il Sacerdote che innalzava l’Ostia e il Calice.
Cosa
dire ancora di coloro che vanno alla S. Messa di malavoglia, quasi come se dovessero
accontentare i genitori o gli amici; o di coloro che, ancor peggio,
preferiscono ascoltare o vedere, ad esempio, una partita di calcio?
Viceversa
capita che alcuni a motivo del rispetto che nutrono verso il Corpo di Cristo,
si astengono dall’accostarsi con frequenza all’Eucarestia perché se ne
ritengono indegni.
Questo
è ciò che fa notare S. Antonio in un altro sermone domenicale in cui commenta
il seguente passo evangelico: “Signore, non sono degno che tu entri sotto il
mio tetto (Mt 8,8)”.
Il
santo fa notare che Zaccheo, al contrario, accolse il Signore pieno di gioia; e
in Zaccheo egli vede la schiera di coloro che, proprio per onorare il Corpo di
Cristo, lo ricevono con gioiosa riconoscenza.
Ora
è vero che bisogna accostarsi al SS. Sacramento senza alcun peccato mortale
sulla coscienza , che sarebbe commettere un orribile sacrilegio; ma è anche
vero che Gesù è venuto a noi, che non saremo mai degni di riceverlo
adeguatamente, sotto le forme di un bambino povero per poi continuare a stare
ancor più annichilito sotto le specie di un po’ di pane.
Egli
ci aspetta nel SS. Sacramento.
Noi
come ricambiamo questa attesa? Visitiamo Gesù sovente nel SS. Sacramento
dell’altare?
Non
si riflette mai abbastanza al fatto che Gesù ci ha creati per il cielo, per farci
partecipi della sua perfetta felicità, della sua gloria eterna, in una parola
per farci partecipi del Paradiso.
Questo
amore va contraccambiato proprio col visitare spesso l’amato anche se ciò costa
rinunce, sacrificio.
“ Ove è
il tuo tesoro ivi è il tuo cuore”(Mt 6,21). Se il nostro cuore non é con
Gesù, é contro Gesù, contro colui che ha detto “io sono la Via, la Verità, la Vita”(Gv. 1,14; 5,33; 14,6), non ha
cioè la vita eterna. E ”Qual vantaggio
infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perdera la propria
anima?” (Mt 16,25).
Impariamo dunque
da S. Antonio ad avere la mente e il cuore sempre rivolti a Dio e a tal fine
sforziamoci di visitare spesso Gesù sacramentato per chiedergli questa grazia
tenendo presente come modello Maria SS.
E’ lei che
infatti ha speso tutta la sua vita in una completa dedizione a Gesù sia nelle
gioie che nei dolori, sia nelle consolazioni che nelle prove dolorose che
l’hanno resa Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie.
NOTIZIE
DAI FRATI
23/04
Pasqua della Resurrezione di Nostro Signore.
S.
Messa di mezzanotte. Altre Messe sono state celebrate alle ore 11.00 del
mattino, presieduta da P. Bernardino M. e un’altra nel pomeriggio, presieduta
dal Rev. P. Comune, con la partecipazione di una folta schiera di fedeli.
27-29/04 Come
di consueto, dopo le solennità di Pasqua e Natale, anche quest’anno si sono
tenute delle giornate di studio presso il Santuario della B.M.V. del Buon
Consiglio in Frigento con relazioni tenute da frati e suore Francescani dell’Immacolata.
Il tema è stato: "L'Immacolata e l'Eucarestia".
30/4 Pellegrinaggio giubilare a Roma della nostra
Associazione "Missione dell'Immacolata Mediatrice"
1/5
Inizia il mese di maggio, consacrato alla Madonna. Festeggiamo il compleanno del
nostro P. Comune, P. Stefano M. Manelli.
13/05
Ricorre la prima apparizione della Madonna a Fatima (1917).
Il
Santo Padre beatifica due dei pastorelli: Giacinta e Francesco. Da Benevento
parte un pullman di pellegrini che si reca a Roma, presso la basilica di S.
Maria Maggiore, per partecipare a “Un giorno con Maria”, organizzato dai
Francescani dell’Immacolata. Partecipano al pellegrinaggio Fra Gennaro M., Fra
Giuseppe M., Fra Francesco M., Fra Girolamo M. e Fra Agostino M.