TOTA PULCHRA

ANNO VII N°7-8

 Luglio-Agosto 2000

 

 

ARTICOLO DI REDAZIONE

 

 

Meditando le parole della Vergine Maria pronunciate nel “Magnificat”: «…tutte le generazioni mi chiameranno beata…», e volgendosi indietro a dare uno sguardo a tutta la storia che a quel Cantico ha fatto seguito, è impossibile non essere colti da un forte senso di stupore dinnanzi al loro valore altamente profetico. La cosa, poi, ha addirittura del meraviglioso quando a realizzare queste parole profetiche è l’inaspettata voce di un numeroso stuolo di celebri scrittori e poeti come Carducci, Foscolo e addirittura D’Annunzio, le vite dei quali sono state spesso segnate da profondi travagli spirituali e religiosi, o la cui condotta morale è stata del tutto pessima.

Per sé Maria SS., Madre di Dio e Madre nostra nell’ordine della Grazia divina, occupa un posto di primo piano nella letteratura italiana. Non una presenza marginale, ma emergente e di valore artistico elevatissimo. Non c’è poeta italiano che sia sfuggito al fascino di questa creatura che, su tutte, porta luminoso il riflesso di Dio.

E’ nostra intenzione soffermarci, sia pur brevemente, proprio sull’ultimo degli scrittori su menzionati.

Tristemente famoso per la megalomania che ha invaso la sua personalità, squilibrandone il pensiero e l’agire, il D’Annunzio, nell’ambito religioso ha sempre oscillato tra sporadiche effusioni verso Dio e gravi deviazioni di una perversione, si può dire, diabolica. Tuttavia, nonostante ciò, anche in un “tizzone d’inferno” come lui la figura di Maria risalta nel suo altissimo splendore divino e nella sua materna e amorosa disponibilità verso i tutti i bisognosi. Degna di memoria è una strofa nella quale egli mette in bocca ad una madre un’angosciata preghiera a Maria per la salvezza del figlio marinaio: «Tu, Vergine Maria, Vergine pura, / tu guardalo dal male e tu l’aiuta! / T’accenderò quant’io potrò di cera / quant’io potrò di oliva, se ventura / non gli accade, se salvo mi ritorna. / Guardalo, Vergine, alla madre sua / guardalo alla sua madre e alla sua donna».

Ricordando poi, le preghiere nella sua stanza dove c’era la statuetta di Gesù Bambino e quella della sua Madonna addolorata (delle sette spade), il poeta avverte il bisogno di tornare a quell’età e a quelle preghiere: «…quelle del mattino cos’ dolci, quelle della sera ancora più dolci, che, per rientrare nel mio cuore, mi sfondano il petto come se fossero divenute le armi dell’Angelo implacabile». Speriamo che l’Angelo abbia realmente sfondato il suo spirito almeno prima della morte per farvi entrare la divina misericordia, di cui la Vergine è strumento materno! Nella poesia “Mattinata”, di sole quattro strofe, lascia percepire la sua profonda nostalgia per la preghiera, allora in grande uso presso tutti, di recitare l’Ave Maria al suono della campana, al mattino come alla sera: «Salve, Janua coeli! / Co’ ‘l di, la nostra Bella / fuor de’ sogni e de’veli / balza: Ave Maria stella! / Salve Regina coeli!». Ci sono, inoltre, anche altri passi in cui il nostro poeta non manca di onorare la nostra Vergine Madre, ma, data l’esiguità dello spazio a nostra disposizione, non è il caso di riportarli.

La più belle lodi innalzate al Signore e alla Vergine SS., e la più alta loro glorificazione in questa nostra povera terra, in tutti i tempi, sono state certamente quelle dei Santi con la loro vita; nessuno, infatti, dà tanto onore ad un altro come quando mostra il suo amore verso di lui ascoltandone le parole e imitandone la vita.   Ci sono invece, coloro che, pur rifiutando la grazia di Dio con la loro vita infangata dal peccato e corrosa dal vizio e dalla perversione, sono spesso costretti dalla loro coscienza (che, nonostante tutto, rimane sempre quella di un anima creata per Dio) ad ammettere e a riconoscere la grandezza, la bellezza e la potenza della Luce divina e di Colei che ne è  il meraviglioso riflesso: la Vergine Immacolata. Per il nostro poeta, la cui vita non rifletteva certo la prima categoria di persone, non ci resta altro che sperare la sua avvenuta salvezza.

avvenuta salvezza.

Una delle certezze più consolanti che i Santi ci trasmettono è l’esercizio illimitato della carità misericordiosa di Maria verso quei suoi devoti che per giustizia meriterebbero l’inferno. Per questo S. Giovanni Crisostomo ha scritto con frase forte e luminosa: «La misericordia immensa di Maria salva un gran numero di infelici che, secondo le leggi della divina giustizia, andrebbero dannati». Dice infatti S. Anselmo: «O Maria, è impossibile che perisca chiunque abbia fatto ricorso a voi».

Una delle certezze più consolanti che i Santi ci trasmettono è l’esercizio illimitato della carità misericordiosa di Maria verso quei suoi devoti che per giustizia meriterebbero l’inferno. Per questo S. Giovanni Crisostomo ha scritto con frase forte e luminosa: «La misericordia immensa di Maria salva un gran numero di infelici che, secondo le leggi della divina giustizia, andrebbero dannati». Dice infatti S. Anselmo: «O Maria, è impossibile che perisca chiunque abbia fatto ricorso a voi».

 

 

 

 

LA VERGINITA’ DI MARIA E L’EUCARISTIA

 

 

"La massima offerta e il più splendido dono, - dice san Metodio - che non ha null'altro di equivalente che gli uomini possano presentare a Dio, è il trofeo della verginità".

 

Maria SS. è la Vergine per eccellenza, e della verginità ci offre il vero e profondo significato: Ella è integra nel corpo perché innanzi tutto integra nell'anima, nello spirito, nella volontà, nel cuore (=integrità morale). In virtù della sua piena appartenenza al Signore e per la sua totale dedizione e unione a Lui - lo Sposo immortale – Ella è il modello più perfetto di consacrazione: "Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1, 38).

Il Voto Verginale di Maria, perfettamente conciliato con la richiesta della maternità da parte di Dio, nel suo consapevole, libero e generoso "Fiat", e la conseguente operazione ineffabile dello Spirito Santo, nella concezione umana del Verbo, l'Incarnazione, fecero della ”Piena di Grazia”, la "Sposa dello Spirito Santo".

In quanto Sposa viene adombrata e trasformata nel "Tabernacolo" dell'Altissimo: Madre Vergine prima, durante e dopo il parto, ossia Ella concepisce e dà alla luce il Figlio rimanendo sempre vergine.

Dunque, il corpo di Gesù nato da Maria Vergine - scrive il Lepicier, - formato col purissimo sangue di lei, nutrito con il suo latte di Vergine è il medesimo corpo nel Sacramento dei nostri altari: l'Eucaristia, Gesù con noi fino alla consumazione dei secoli (Cf. Mt 28, 20).

La Vergine SS., con il suo "Si" unito all'azione dello Spirito Santo, acconsentì all'attuazione del disegno salvifico divino dell'Incarnazione nel suo grembo purissimo, e …all'Istituzione dell'Eucaristia, che dell'Incarnazione redentiva ne è l'estensione perché continua la Sua presenza tra noi fino alla fine dei tempi; ne é il completamento in quanto ne rinnova il sacrificio del calvario applicandone i meriti alle anime.

Maria, come all'Annunciazione accolse verginalmente il Verbo nel suo cuore, vivificandolo del suo purissimo sangue, e avvolgendolo della sua illibata carne, così fece anche durante tutta la vita di Gesù: Ella fu sempre dedita alla missione del Figlio. Come Corredentrice fu associata, nel compimento dell'opera redentrice, alla Passione e Morte di croce del suo Primogenito, dove le venne conferita la nuova maternità spirituale: "Donna, ecco il tuo figlio" (Gv 19, 26).

Ella realizza tale sua feconda maternità verginale e spirituale impetrandoci i meriti del Figlio Gesù crocifisso. E come allora, all’Annunciazione e sul Golgota, lo accolse nel suo grembo, nella sua anima e fra le sue braccia castissime, così ancora oggi, misticamente, nel santo sacrificio dell’altare, compie tale gesto offrendo al Padre, “un sacrificio di soave odore”.

"Ella è l'albero della vita per quelli che l'abbracciano, ed è beato chi al suo seno la stringe" (Pv 3, 18).

Secondo il cardinale Lepicier tale elogio - come pure il precedente (di Sir 24, 18) si può applicare sia alla devozione Mariana che all’Eucaristica; tra Madre e Figlio infatti, "v'è come una santa emulazione, per farsi conoscere ed amare a vicenda".

Il Cardinale Lepicier afferma che Gesù istituì tale Sacramento, - da lui definito "stupendo miracolo del suo amore", - per rendere alla Santa Vergine, nella santa Comunione, sotto le specie del pane e del vino, quel corpo e quel sangue ricevuti da Lei nell'Incarnazione; e principalmente in vista del fervore di devozione con cui la Madre del Bel-l'Amore e Nostra Signora del SS. Sacramento Lo avrebbe accolto nel suo Cuore Immacolato, come Lo accolse all'Incarnazione.

Al dire del P. Stefano M. Manelli:

"L'Annunciazione ci presenta la Prima Comunione avvenuta sulla terra, ossia: l'Immacolata che riceve il Verbo e che diventa Gesù nel suo grembo, nel suo cuore.

E noi, a Lei dobbiamo chiedere la grazia di saper fare la Comunione come con le sue stesse disposizioni.

Chiaramente resta il modello ineguagliabile perché nessuno di noi ha l'Immacolata Concezione; tutti siamo feriti e macchiati sia dal peccato originale, sia dai peccati attuali.

Però, ancora più per questo, dobbiamo rivolgerci a Lei - perché quella fu l'unica Comunione degna… degna di Dio: l'Immacolata Concezione!, la pienezza di Grazia!, è stata la dimora del Verbo che si è fatto carne - accostarci a Lei, chiedere a Lei o come, dice san Massimiliano, e altri santi (san Pier Giuliani Eymard, santa Gemma Galgani…) "avere Lei dentro" proprio per poter fare la Comunione come la fece Lei; perché dia anche a noi, o ci faccia partecipi delle sue disposizioni per poter accogliere meno indegnamente possibile  il Verbo Incarnato dentro di noi.

In questa maniera - se ci impegniamo, perché ogni giorno facciamo la Comunione, e ogni giorno dovremmo davvero immedesimarci a Lei, per farla, il meno indegnamente possibile, - noi realizziamo anche quella che è la realtà del Voto Mariano, cioè di marianizzare tutto; ma marianizzare la Comunione non dovrebbe essere per niente difficile, nel senso che il fatto stesso di ricevere la Carne e il Sangue di Gesù significa ricevere la "Carne e Sangue" di Maria, proprio perché Gesù è Carne e Sangue di Maria - come ha scritto anche il Papa nella "Redemptoris Mater".

E allora, quindi, niente è così mariano, o marianizzato, come l'Eucaristia.

Il problema è che siamo noi che non sappiamo cogliere, tutta la realtà, e quindi tutta questa ricchezza mariana dell'Eucaristia; ma dovremmo farlo, perché, ogni giorno ci è data questa grazia, e per farlo nella maniera migliore dobbiamo sforzarci di fare la Comunione sempre con Lei.

Diceva santa Gemma: " E’ proprio una comunione di Paradiso la Comunione fatta con la Madonna, fatta con l'Immacolata dentro".

Sforziamoci , quindi, di avere questo raccoglimento interiore, sia per predisporci, sia per fare la Comunione, cercando di rivivere in noi quella realtà del Voto Mariano che porta con sé la presenza speciale dell'Immacolata, e unirci, o addirittura perderci o, come dice san Massimiliano, annientarci in Lei, (siamo nell'alta mistica naturalmente). E se arrivassimo a questo, capite!, significherebbe che, in certo qual  modo, la Comunione la fa proprio Lei,l’Immacolata in noi, e sarebbe la Comunione più degna, più santa e tutta verginale.

Dobbiamo arrivare a questo!… e non perdiamoci d’animo, anzi, animiamoci per il fatto che ogni giorno c’è data questa grazia: possiamo vivere l'Eucaristia proprio con Lei, in Lei, per Lei… e speriamo che cosi sia davvero per tutti noi!" (BN 25-6-2000).

Ringraziando il P. Manelli, per la sua breve ma preziosa, edificante ed amorevole esortazione, che rivolge a tutti noi come Mamma ai suoi figli, concludiamo con un elogio, del santo Vescovo Atanasio, al prezioso voto di verginità che, come canta il Petrarca, fa esultare la Vergine bella, di sol vestita, coronata di stelle, nel canto del Magnificat.

"O verginità, immagine dell'incorruttibilità ed albero di vita …O verginità, corona di gloria e scettro del Regno. …O verginità, che sei vicina a Dio ma disprezzata dagli uomini. …O verginità, erede e parente dell'Immortale; si è riposato in te il Creatore dell'uomo, cioè il Cristo. …O verginità, gloria di Dio ed onore degli arcangeli. …O verginità, piedestallo solido che porta il Re!"

F. M. M.

 

 

 

SAN BERNARDINO E L’EUCARESTIA

 

 

Uno dei santi più splendidi dati dall’ordine serafico dalla santa Chiesa Romana è senza dubbio San Bernardino da Siena.

Questo grandioso predicatore francescano è nato in un giorno ricco di grazie, giorno che la tradizione cristiana attribuisce alla nascita della Santa Vergine : l’otto settembre.

 Il Papà si chiamava Tollo degli Albizeschi e la mamma Nera di Binde Avveduti, bravi genitori operosi e pii, tanto pii e santi che consacrarono subito questo dono di Dio alla Regina di tutte le grazie, Maria Santissima.

 Al piccolo neonato fu posto il nome di un santo veramente tutto mariano tanto da essere definito nei secoli futuri « dottore mariano  »: Bernardo.

Purtroppo Bernardino perse la mamma a tre anni e il papà a sei anni d’età , allora passò a vivere a Siena   affidato a parenti nobili e generosi che gli diedero un’educazione veramente santa, istruendolo sui grandi misteri di fede del cristianesimo.

Bernardino ringrazierà i suoi parenti perché da questi imparò la devozione alla Vergine Santa, devozione che non abbandonerà più, ma che aumenterà di giorno in giorno.

E’ interessante notare come tutte le date più importanti della vita di questo santo siano impregnate di marianità : oltre alla data di nascita nel giorno otto di settembre, Bernardino in questa stessa data farà la vestizione religiosa, la sua professione religiosa e la sua ordinazione sacerdotale.

Finalmente arrivò la chiamata divina cui Bernardino rispose senza indugi o rimandi. Quelle parole di Cristo che dicono «Vieni e seguimi» si impressero tanto nell’animo di Bernardino che veramente lasciò tutto seguendo le orme di Cristo povero e crocifisso, divenendo simile a lui mediante la preghiera e la penitenza.

L’esempio di San Bernardino vuole essere di sprone a tutte quelle anime che pur avendo la chiamata divina, hanno paura di rispondere, paura che è data dalla prudenza troppo umana che rovina spesso l’Opus Dei, l’opera di Dio.

Durante l’anno della prova, chiamato noviziato, Bernardino si sentiva attirato verso quel Pane Divino che è il Sommo Sacramento di Vita Eterna: si vedeva, infatti, nella cappella del convento raccolto e devoto a edificazione di tutti quando il SS. Sacramento era esposto solennemente.

Finito l’anno di prova, si consacrò al Signore con tutto il suo cuore facendo la sua professione religiosa proprio l’otto settembre, giorno, come abbiamo ricordato, ricco di grazie speciali.

La sua fama di santità di vita, unita ad una bravura non comune di esposizione della dottrina Cattolica, si diffuse a tal punto che i superiori gli comandarono di predicare il Vangelo in varie città; infatti, i suoi viaggi apostolici lo porteranno nella Lombardia, Liguria, Piemonte, Veneto, Emilia, Marche, Umbria, Lazio e Abruzzi.

Sentiamo, infatti, la testimonianza di un Santo, contemporaneo di S. Bernardino, S. Giovanni da Capestrano, che commentò così la sua predicazione:  «…vi era tanta efficacia nelle parole che scaturivano dalle labbra di questo uomo di Dio, era tanta la soavità che emanava dalla sua bocca, che le sue parole erano per gli uditori come dardi infuocati dalla più ardente carità, cosi che i loro cuori per quanto duri potessero essere ne rimanevano feriti e ne ricevevano salvezza…tanto da farli esclamare che tali cose non erano state fatte dall’uomo ma da un Serafino mandato da Dio ».

Era proprio così! Questo santo aveva il dono della parola, forse dono naturale, ma che acquistava una forza indicibile perché eminentemente perfezionato dalla grazia di Dio.

 E’ cosa naturale per un innamorato parlare di ciò che si ama, così anche per S. Bernardino di quel Dio che per nostro amore si è incarnato. Faceva ciò con  ardore da vero serafino del Paradiso infondendo negli animi di chi lo ascoltava una profonda venerazione e un più alto amore verso questo sacramento (che per eccellenza manifesta in modo completo e perfettissimo la presenza di Dio) e spiegando alla povera gente le grazie che il Signore avrebbe concesso qualora fosse ricevuto con l’anima mondata dalla colpa mediante la confessione.

Memore delle parole di San Pietro che afferma: «Non vi è sotto il cielo un altro nome in cui gli uomini si possano salvare» (At 4, 12) e di quelle dell’Apostolo che garantiscono che « Nel Nome di Gesù si inginocchi ogni creatura celeste, terrestre e infernale» (Fil 2, 10), San Bernardino ideò un mezzo concreto per far amare e far conoscere Cristo; facendo subito preparare una tavoletta, disegnò un sole e all’interno fece scrivere quelle tre lettere che esprimono, sebbene in modo breve e conciso, le verità già rivelate dagli Apostoli: fece scrivere JHS, le prime tre lettere dell’espressione latina Jesus Hominum Salvator, cioè Gesù Salvatore degli uomini. Tale iscrizione già al suo tempo ebbe larga diffusione operando moltissimi miracoli, successivamente fu posta in tutte le ostie.

 S. Bernardino diffuse questo sacrosanto nome per riparare il peccato di bestemmia, peccato purtroppo assai diffuso oggi e che degrada l’uomo abbassandolo dalla dignità di figlio adottivo di Dio a creatura al di sotto delle bestie!

Che direbbe ora San Bernardino se vivesse in questi tempi in cui addirittura la bestemmia è pronunciata con orgoglio e purtroppo molto spesso anche dai bambini?

Anno 1438; l’obbedienza mandava Bernardino a predicare nella città d’Aquila in Abruzzo; durante la predica mentre il Santo parlava in modo sublime della bellezza di Maria Vergine paragonandola ad una stella, la folla vide realmente, finita la predica, apparire in cielo una stella luminosa come un piccolo sole, segno della verità detta dal santo riguardo alla Madre di Dio.

Purtroppo fu questa la sua ultima tappa d’evangelizzazione, perché morì nell’anno 1444 lasciando a tutto il mondo esempi di grande umiltà, carità e amore veramente indicibile verso il Pane degli Angeli…

Tu caro lettore prega questo Fiore Serafico affinché ti possa concedere un simile amore verso il sacramento che dà la Vita Eterna!

Fra Francesco Maria

 

 

 

 

NOTIZIE DAI FRATI

 

3/06 Un gruppo di 8 bambini membri della MIM di Benevento quali Paggi e Damigelle dell’Immacolata fanno la loro prima consacrazione all'Immacolata.

4/06 Tra i membri della MIM, sezione “Gioventù Francescana dell’Immacolata”, sei giovani si consacrano all'Immacolata per la prima volta e altri due rinnovano.

19/6 Alcuni membri della nostra comunità e quella di Frigento si recano in pellegrinaggio al Santuario di Maria SS. Avvocata, a Maiori (SA).

 

24/06 Alcuni frati della comunità di Benevento: Fra Felice M., Fra Francesco M., Fra Agostino M. e Fra Girolamo M., si recano in pellegrinaggio al Monte Sambuco.

 

26/06 La Santa Madre Chiesa, nella persona del Card. J. Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, rivela la terza parte del segreto di Fatima.

 

16/07 Festa della Madonna del Carmine. Otto membri della MIM adulti di Benevento fanno la loro prima consacrazione all’Immacolata e altri 15 la rinnovano durante la SS. Messa delle ore 18.00, presieduta da P. Massimiliano M. Zangheratti.

 

17/07 Ha inizio a Marino il ritiro spirituale per 15 frati, che si preparano a donarsi a Dio per tutta la loro vita con la professione solenne dei Voti di totale consacrazione all’Immacolata, obbedienza, povertà e castità.

 

15-20/08 Un meraviglioso evento allieta la città di Roma: l’affluenza di circa 2 milioni di giovani, provenienti dal varie parti del mondo, per partecipare alla G.M.G., o Giornata Mondiale della Gioventù che si è conclusa nel pomeriggio di Domenica con la S. Messa di SS. Giovanni Paolo II. Alcuni nostri frati prendono parte al grandioso evento.

 

 

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