TOTA PULCHRA
ANNO VII n.1
Gennaio- Febbraio 2000
Sollecitati dalla particolare ricorrenza di questo nuovo anno quale è il Giubileo del bimillenario della nascita del nostro Redentore Gesù Cristo, e animati da un ardente desiderio di offrire ai nostri lettori qualcosa di sempre più perfetto, abbiamo ritenuto un dovere fare dei ritocchi al nostro bollettino arricchendone sia l’aspetto grafico che i contenuti.
Dal momento che quest’anno è celebrato dalla Chiesa come “Anno Eucaristico”, i nostri articoli avranno come riferimento comune proprio l’Eucaristia vista sia nelle sue relazioni con la Madonna che nei santi e nella spiritualità francescana. Invece la pagina dedicata alle notizie e agli avvenimenti dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata rimarrà inalterata.
(…)
Vi ringraziamo di tutto cuore per tutto ciò che avete fatto e che potrete fare per la nostra piccola rivista.
L’Immacolata vi ricompenserà.
Distinti saluti e ringraziamenti
LA REDAZIONE
L’IMMACOLATA
E L’EUCARISTIA
«Il Signore avendo amato i suoi, li amò sino alla fine»(Gv. 13,1-2).
E’ solo nel mistero dell’amore di
Dio per l’uomo che possiamo leggere in modo chiaro e profondo quella perfetta
unione che lega il Cristo presente nell’Eucaristia e la Vergine Immacolata,
sublime modello di perfezione. La loro unione, si può dire, non ha avuto mai un
inizio perché, è eterna quanto Dio stesso in cui erano presenti prima della
loro venuta nel mondo. Il piano d’amore di Dio che vede per la Sua
glorificazione la creazione dell’universo e di tutte le cose in esso presenti,
ha come centro e culmine due creature particolari: Cristo, Verbo incarnato e
l’Immacolata. In loro e per mezzo loro noi, povere creature, abbiamo trovato la
salvezza dall’antica colpa dei nostri progenitori, Adamo ed Eva, e la troviamo
ancora oggi dai nostri peccati quotidiani. Le parole di S. Giovanni su riportate
vogliono tracciare un sentiero verso la comprensione di questo mistero per cui
Dio, che ci ha amati fin dall’eternità ha deciso di rimanere tra noi,
realmente, in un pezzo di pane, mostrando così gli estremi limiti del Suo amore
e questo fino alla fine dei tempi. Cerchiamo di capire qual è il rapporto che
c’è tra Cristo e L’Immacolata nell’Eucaristia, pegno supremo dell’amore di Dio
per noi.
«L’Eucaristia - dice il
Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) - è una azione di grazie e di lode al
Padre, un memoriale del sacrificio di Cristo e del Suo Corpo, e presenza di
Cristo in virtù della sua Parola e del Suo Spirito». Con queste parole il
catechismo inizia a distinguere i diversi aspetti del sacrificio sacramentale;
analiziamone gli aspetti.
Il Sacrificio dell’eucaristia è
il più grande rendimento di grazie e di lode delle creature umane a Dio. E’ il
modo più perfetto di glorificare Dio per la sua creazione, per la redenzione
dell’umanità e per la santificazione. Ora, come l’Eucaristia, a suo modo, anche
l’Immacolata fra tutte le creature è una sublime e illibata offerta a Dio,
capace di glorificarlo nel modo più perfetto possibile ad una creatura umana.
Noi sappiamo come nell’Antico Testamento Dio voleva che l’offerta sacrificale
fosse senza il più piccolo difetto, del tutto integra. Orbene, l’Immacolata,
preservata dalla colpa originale, non ha subito alcuna perdita come il resto
dell’umanità, dei doni naturali, preternaturali e soprannaturali, ma piuttosto,
in virtù dello Spirito Santo è stata ripiena della grazia divina, tanto da
poter divenire non solo un essere immacolata ma la stessa immacolatezza, come
lei stessa amò definirsi nella sua apparizione a S. Bernadette a Lourdes nel
1858. Il carattere di sacrificio poi, è compreso ancora più profondamente nella
memorialità. L’Eucaristia è non soltanto il ricordo per eccellenza degli
avvenimenti passati, ma, un renderli attuali e vivi in mezzo a noi. Il
sacrificio dell’altare non solo ricorda Cristo ma lo rende presente realmente,
in modo da estendere i frutti e i benefici della redenzione, attuata sulla
croce 2000 anni or sono, non solo a tutti gli uomini di allora, ma all’umanità
di tutti i tempi. L’Immacolata poi, ogni qual volta Cristo si rende presente
nel sacramento, anch’ella, in modo tutto particolare partecipa della presenza
del Figlio. La stretta unione che intercorre fra loro quale è quella che fra
una madre e un figlio, ci spingeva a ritenere che come allora il Verbo di Dio
prese carne dall’Immacolata, così ogni qual volta che si celebra il Sacro Rito,
ella si rende in qualche modo partecipe della presenza del Figlio sulla Sacra
mensa e compresente con Lui, anche se non proprio allo stesso modo. Se tale è
il legame dell’Immacolata con l’Eucaristia presa in se stessa, quali grandi
meravigli noi scopriremo se la consideriamo nelle sue finalità riguardo
all’uomo? Il Catechismo ci dice l’Eucaristia è orientata all’intima unione dei
fedeli con Cristo.
La comunione eucaristica ci
unisce a Cristo il quale soltanto può donarci la vita eterna egli infatti ci ha
detto: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in
lui»(Gv 6,56) e ancora: «Colui che mangia di me vivrà per me»(Gv 6,57). La liturgia invece applica a
Maria le parole della scrittura: «Chi trova me trova la vita». Che valore hanno
per l’unione a Gesù, Via, Verità e Vita?
Tutta una tradizione di santi ha
sempre riconosciuto nell’Immacolata l’unica via capace di portarci in modo
rapido, sicuro e bello a Gesù, perché, così Dio ha decretato fin dall’eternità;
vedi ad esempio S. Bernardo, S. Luigi M. Grignon da Montfort, S. Massimiliano
M. Kolbe. L’Immacolata, per la sua vicinanza a noi quale creatura umana e per i
suoi favori e la sua potenza presso il trono dell’Altissimo in quanto piena di
Grazia e superiore a tutte le creature umane e angeliche, è colei che più
degnamente ci può portare a Cristo. Chi si prepara con Maria a ricevere
l’eucaristia può essere così certo di ricevere i più grandi benefici come se
Lei se ne fosse fatto un dovere. L’Eucaristia, come l’Immacolata, quando entra
in qualcuno che si è lavato del peccato con la confessione, e riceve la
comunione degnamente, lo purifica di tutti i residui che ancora possono
macchiare la sua anima, rendendola come ella stessa: immacolata; inoltre gli da
la forza per separarsi dagli affetti e dai legami al peccato mortale e la
preserva dal medesimo perché, come dice il Catechismo, «quanto più partecipiamo
all vita di Cristo e progrediamo nella
sua amicizia, tanto più ci è difficile separarci da Lui con il peccato
mortale». Lo stesso vale per chi si unisce all’Immacolata. E’ per questo motivo
che la Chiesa e santi, nostri maestri, ci raccomandano la comunione frequente,
anche ogni giorno.
Inoltre l’Eucaristia permette
l’unità del Corpo Mistico: fa la Chiesa.
Quando ci si accosta tutti
insieme all’eucaristia durante la messa, si rinnova la nostra unione alla
Chiesa già iniziata con il battesimo per cui, coloro che, andando in Chiesa,
per qualche motivo rifiutano di fare la Comunione eucaristica, e come se
rifiutassero di fare la carità ai loro confratelli che vi partecipano. E come
se andando ad un banchetto, in una grande festa ci si mettesse in un angolo
«col muso» rifiutando di festeggiare con gli altri invitati. La presenza
dell’Immacolata in mezzo a noi, ricrea in modo analogo la stessa situazione.
Chi non è mariano diceva un Papa, non può essere cristiano. Ecco allora che si
ripresenta la reale necessità per tutti noi di fare dell’Immacolata l’oggetto
della nostra continua attenzione. La maternità di Maria per il Corpo Mistico,
la Chiesa, fa sì che ella sia il riferimento comune per tutti coloro che in
qualche modo fanno parte di questo Corpo e non solo; la presenza di Maria
Immacolata, per le perfezioni di anima e di corpo che comporta quella
immacolatezza, attira l’attenzione anche di coloro che sono fuori della Chiesa.
Il frutto più sublime dell’immacolatezza è l’amore puro, totale, incondizionato
per Dio e di conseguenza per tutti gli altri fratelli. Nelle missioni si è verificato più volte che persone
estranee al culto cristiano o avverso ad esso restassero colpiti nel vedere un
fedele cattolico curare con tutto l’amore e l’attenzione possibili storpi,
ammalati e bisognosi di ogni genere e questo per amore di Cristo e della
Vergine. Orbene l’Immacolata, da questo punto diventa centro comune di ritrovo
per coloro che di per se rifiuterebbero la vera fede.
Il Signore ci ha dato tutti i mezzi possibili per camminare da giusti,
innanzi a Lui, su questa terra con i sacramenti, specialmente l’Eucaristia; e
ci ha facilitato questo cammino dandoci un modello e una degna guida, una degna
assistenza, per tutti giorni della
nostra vita: L’Immacolata.
Resta a noi il servircene se
vogliamo andare in Paradiso.
S.FRANCESCO E
L’EUCARESTIA
Il centro di tutta la vita cristiana
è Cristo, vero Dio e vero Uomo; grazie infatti all’Incarnazione e alla
Redenzione, Cristo ha chiamato tutti a una vita nuova, rendendo l’uomo figlio
adottivo di Dio e partecipe della vita della Trinità.
Per questo motivo Gesù è il centro e l’apice della vita cristiana; nella sua infinita Bontà, il
figlio di Dio ha voluto rimanere con noi fino alla fine dei tempi in un
piccolo, povero e umile pezzetto di pane.
Mirabile Umiltà, Bontà e
Sapienza!
Il Creatore del mondo, il Re
della gloria, il Signore degli Angeli, il Sovrano della storia , si racchiude
sotto le specie del pane per darsi a chiunque, senza costrizione, donandosi
pienamente a lo riceve.
Infatti nel Pane Eucaristico, il Redentore si dona all’uomo con
tutto il Suo Corpo, con tutto il Suo Sangue, con tutta la Sua Anima e con tutta
la Sua Divinità e noi ci impossessiamo di Lui, Sommo Amore, unico Bene, che
arricchisce l’anima nostra che è nulla
nobilitando anche il nostro
corpo.
Da ciò si deduce che Dio ha
grande amore per le anime , amore sì grande da donare il Suo Unigenito Figlio.
“Dio infatti ha tanto amato il
mondo da dare il suo Figlio unigenito”(
(Gv 3, 16), e Questi prima della sua passione “prese il pane e, pronunziata la
benedizione, lo diede ai discepoli dicendo: «prendete e mangiate; questo è il
mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro,
dicendo: «bevetene tutti, perché questo è il sangue dell’alleanza, versato per
molti in remissione dei peccati» (Mt 26, 26-27)
Sì, Dio ama la comunione con
l’uomo, ama l’alleanza con la sua creatura, vuole e desidera comunicarsi a noi
tramite il Pane degli Angeli: l’Eucarestia!
Tale comunione d’amore tra l’uomo
e Dio è arrivata alla perfezione proprio con Cristo nell’Eucarestia; alleanze
tra l’uomo e Dio infatti furono stipulate già nell’Antico Testamento: alleanze
queste che erano una pallida immagine di quel grande miracolo che sarà
l’Eucarestia compiuto da Dio in persona sulla Terra.
Ricordiamo ad esempio l’alleanza
di Dio con Abramo (Cfr. GN 15, 9-18), con Noè (GN 8,20; 9,9), l’alleanza che il
Signore stipulò con Mosè e Aronne, alleanza che è arrivata alla perfezione
nell’Antico Testamento proprio con Mosè sul monte Sinai quando Dio diede al suo
popolo le tavole della Legge.
Ma tutte queste non sono che un
pallido riflesso, come già accennato prima, dell’eterna alleanza stipulata
dall’ “Agnello di Dio, ...colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1, 29)
prima della Sua immolazione.
Se in quell’ostia bianca vi è
contenuto tutto Dio, si capisce come gli amici di Dio, cioè i santi, amassero
sì tanto questo sacramento da passare notti intere a pregare davanti al
tabernacolo, a prepararsi prima di ricevere Dio e a ringraziarlo dopo averLo
ricevuto nei loro cuori.
Tra i mirabili esempi di pietà
eucaristica, ci soffermeremo su quella del santo ormai venerato e conosciuto
in tutto il mondo con il nome di “Poverello” : San Francesco d’Assisi.
Questo “Poverello” di Cristo,
fondatore di tre Ordini, ha talmente seguito il Dolce Maestro nella strada
ardua del rinnegamento da essere chiamato “alter Cristus” proprio per la meravigliosa
somiglianza che riuscì ad avere per grazia con il Verbo incarnato.
Ci narrano i biografi che
talmente si è configurato al Cristo
povero, umile e casto da
imitarLo anche nella Sua acerbissima passione ottenendo dal Creatore il
dono delle sacre stigmate sul monte della Verna; questo perché S. Francesco
amava così completamente Cristo da volerLo imitare in tutto da vero discepolo.
Anima e corpo di quest’umile
frate erano ricolmi d’amore verso il Dio incarnato, e si capisce come tale
amore era diretto soprattutto là dove la presenza dell’Essere perfettissimo è
più viva: l’Eucarestia.
Ci narra uno dei suoi biografi, Tommaso
da Celano, che San Francesco: «Ardeva di amore in tutte le fibre del suo essere
verso il sacramento del corpo del Signore, preso da stupore oltre ogni misura
per tanta benevola degnazione e generosissima carità. Riteneva grave segno di
disprezzo non ascoltare ogni giorno la messa anche se unica, se il tempo lo
permetteva. Si comunicava spesso con grande devozione da rendere devoti anche
gli altri. Infatti, essendo colmo di reverenza verso questo venerando
sacramento, offriva il sacrificio di tutte le sue membra, e quando riceveva
l’Agnello Immacolato, immolava lo spirito in quel fuoco, che ardeva sempre
sull’altare del suo cuore.»
Stessa cosa ci narra San
Bonaventura, che poi diverrà Ministro Generale, dottore della Chiesa, santo
mistico:«Bruciava di fervore in tutte le sue viscere per il sacramento del
Corpo del Signore, ammirando stupefatto quella degnazione piena di carità e quella carità piena di degnazione.
Si comunicava spesso con tale devozione da rendere devoti anche gli altri, e,
gustando in ebbrezza di spirito la soavità dell’Agnello immacolato, il più
delle volte era rapito in estasi.»
Il Dolce Cristo naturalmente
ricambiava l’affetto del suo discepolo oltre che con le estasi, anche
configurandolo a Sé, infatti è scritto che
l’amante si trasforma nell’amato.
Ben presto quel frate acquistò
l’umiltà di Cristo, la sua Immacolatezza, la sua povertà: da ciò la perfetta
immedesimazione con Cristo tanto da offrirsi continuamente divenendo un altare
vivente, altare dove continuamente s’immolava
per il suo Dio e per la salvezza delle anime.
Inoltre capiva l’importanza del
ministro di Dio, il sacerdote, senza il quale nessun altro al mondo avrebbe
potuto trasformare il pane nel
Preziosissimo e venerabile Corpo del Salvatore Gesù Cristo; a tal
proposito diceva: «voleva, scrive il Celano, che si dimostrasse grande rispetto
alle mani del sacerdote , perché ad esse è stato conferito il potere di
consacrare questo sacramento. “Se mi capitasse, diceva spesso, di incontrare
insieme un santo che viene dal cielo e un sacerdote poverello, saluterei prima
il prete per baciargli le mani. Direi infatti: Oh! Aspetta, San Lorenzo; perché
le mani di costui toccano il Verbo di vita e possiedono un potere sovrumano”».
L’amore verso l’Eucarestia lo
portava a lamentarsi che «da molti è
portato per via in modo lacrimevole e amministrato senza riverenza» e , come
ogni santo, cercava dì riparare le ingratitudini degli uomini con discipline e
penitenze.
Nella leggenda perugina si narra
che “Francesco sentiva tanta riverenza verso e devozione per il Corpo di
Cristo, che avrebbe voluto scrivere nella Regola che i frati ne avessero
ardente cura e sollecitudine nelle regioni in cui si dimoravano, e esortassero
con insistenza chierici e sacerdoti a collocare l’Eucarestia in luogo
conveniente e onorevole. Se gli ecclesiastici trascuravano questo dovere
voleva che se lo accollassero i frati. Anzi una volta ebbe l’intenzione di
mandare in tutte le regioni , alcuni frati forniti di pissidi, al fine di
riporvi con onore il Corpo di Cristo, dovunque lo avessero trovato in luogo
sconveniente.
Sempre ispirato dalla reverenza
al santissimo Corpo e Sangue di Cristo, avrebbe voluto inserire nella Regola
l’esortazione: “Dovunque i frati trovassero degli scritti con le parole e nomi
del Signore non dignitosamente conservati o giacenti dispersi in luoghi
impropri li raccogliessero e mettessero da parte , per onorare il Signore
nelle parole da Lui pronunciate. Molte cose infatti sono santificate per mezzo
della Parola di Dio, e in virtù delle parole di Cristo viene attuato il
sacramento dell’altare.
Queste direttive non furono
accolte nella Regola perché i ministri non giudicarono opportuno di farne un
obbligo ai frati. Tuttavia il Santo volle lasciare nel Testamento e in altri
suoi scritti, l’espressione della sua volontà su questo punto.
Volle inoltre che altri frati
percorressero tutte le regioni della cristianità, muniti di belli e buoni ferri
per fare ostie.»
Come abbiamo visto l’esempio di
San Francesco ci richiama a una maggiore riverenza verso questo importantissimo
sacramento, dove, in un certo qual modo,
l’anima viene divinizzata.
Impariamo da questo grandissimo
santo, il raccoglimento con cui si deve
ricevere il Corpo di Cristo, la riverenza verso questo piccolo pezzetto di
Pane, il ringraziamento verso il Verbo Divino, il Figlio di Dio Padre che per
noi non disdegnò di farsi bambino
insegnando all’uomo che può vincere il mondo con la Sua Umiltà, la Sua Povertà,
la Sua Purezza Immacolata.
Frati all’opera...
1
gennaio: P. Massimiliano M. si reca nel novello convento di Capaccio - dove da
settembre scorso risiede la comunità di noviziato - per benedire la nuova cappella della comunità.
3
gennaio: alcuni frati della Casa Mariana di Benevento si recano a Cassino per
delle registrazioni di canti religiosi popolari, tale cassetta uscirà fra non
molto. Mentre un altro gruppetto di frati si reca al presepe vivente di
Morcone, paese molto suggestivo e terra dove il Beato P. Pio ha fatto il
noviziato. Fra Gennaro M. si è interessato per le riprese audiovisive.
7-8
gennaio: A Frigento si è tenuto l’incontro dei frati e delle suore responsabili
dei gruppi M.I.M. (Missione Immacolata Mediatrice). P. Stefano M. Manelli
durante l’introduzione ha esortato tutti coloro che sono chiamati ad operare al
servizio dell’Immacolata Mediatrice, al massimo zelo apostolico per la salvezza
delle anime sul modello di S. Massimiliano M. Kolbe.
16
gennaio: Si riapre il centro «La Pace» a Benevento con la Messa di
inaugurazione presieduta da S. Ecc. Mons. Serafino Sprovieri, Arcivescovo di
Benevento.
2
febbraio: Festa della presentazione al Tempio di Gesù bambino. A Roma il Papa
ha celebrato il Giubileo dei consacrati con solenne Messa. Alcuni Frati e Suore
Francescani dell’Immacolata, in qualità di rappresentanti dell’Istituto, vi si
sono recati per parteciparvi. Mentre nel pomeriggio, a Marino (Roma), P.
Stefano M. Manelli ha celebrato una messa commemorativa del secondo
anniversario di erezione pontificia dell’Istituto.
11 febbraio: I Francescani dell’Immacolata (frati e suore) celebrano il loro Giubileo recandosi alle quattro Basiliche Patriarcali di Roma e attraversando le rispettive Porte Sante.