TOTA PULCHRA

ANNO VII n. 3

Aprile  2000

 

REDAZIONE

 

 

 

Maria, figlia prediletta del Padre.

 

Siamo in pieno anno Giubilare, un «tempo forte» di grazia come l’ha definito Giovanni Paolo II nella prima Udienza generale del Duemila. Un anno in cui ognuno di noi è chiamato a riflettere sulla propria vita davanti al grande mistero d’amore dell’Incarnazione del Figlio di Dio e riscoprire i piani di Dio su di se. Il modo più bello per comprendere tutto questo è guardare in Maria come si è manifestato il disegno divino d’amore per l’umanità. E il papa quasi come una speciale introduzione alle Catechesi dell’Anno Santo, ci ha tenuto a soffermarsi con amore sulla persona di Maria.«Figlia prediletta del Padre» (Lumen Gentium, 53) è il titolo della Catechesi. In questo Anno Santo dobbiamo capire che la gioia più grande per noi è il Figlio di Dio che ci viene donato dal Padre, perché tramite il Figlio ci vuole in comunione con Lui. Ma questa gioia viene affidata prima di tutto a Maria perché da lei si diffonda nella comunità umana. Infatti, l’infinita tenerezza di Dio-Amore si rivela nei lineamenti materni della Madre di Gesù. Con queste belle espressioni il Papa ci ha introdotto in modo tutto speciale nel nuovo millennio, perché come disse il papa Paolo VI: «Più si è mariani, più si è cristiani». Ci richiama in particolare all’ascolto della volontà di Dio, sull’esempio di Maria che rimane sempre orientata alla piena adesione alla volontà del Padre, modello d'ascolto della parola di Dio (cfr. Lc 2,19.51) e di docilità ad essa, ... conservando e rinnovando con perseveranza la completa disponibilità che aveva espressa nell’Annunciazione. Sul suo esempio perciò camminiamo fiduciosi nella via della santità e nel compimento quotidiano della volontà di Dio, volontà che potremo conoscere solo nell’assidua preghiera e nel silenzio interiore dell’anima. Tra poco è anche il mese di maggio, mese caro a Maria, in cui ella dispensa con maggiore abbondanza tante e tante grazie, e in quest’anno giubilare sia veramente tanto benigna da renderci simili al Figlio suo Gesù, infatti - concludendo la sua catechesi il Papa dice: il suo compito è ora quello di aiutare la Chiesa a camminare come lei sulle orme di Cristo.

 

 

 

DIVINA MATERNITÀ’ ED EUCARESTIA

 

Nel 429 d. C. Nestorio, Patriarca di Costantinopoli, affermò in più discorsi che Maria SS non si po­teva chiamare vera Madre di Dio, ma madre di  Cristo uomo unito a Dio.

A contrastare l’errore di Nestorio, sorse  subito s. Cirillo d’Alessandria che ribadiva la giusta e ne­cessaria Maternità divina di Maria.

Si venne per questo ad un Concilio, il Concilio di Efeso in cui, analizzate seriamente le affermazioni di Nestorio, i vescovi là riuniti trovarono queste del tutto erronee, condannando per questo motivo Nestorio e destituendolo dalla sua dignità di Patriarca di Costantinopoli.

La sera del 22 Giugno 431 d. C., duecento vescovi, uscendo dalla Chiesa principale della città, dedi­cata a Maria SS.. , dichiararono eretico, davanti a tutto il popolo lì riunito, Nestorio e le sue afferma­zioni; la moltitudine di persone che attendeva questo momento, appresa la notizia della condanna, esclamò unanime a gran voce: “ Viva Maria, Madre di Dio!”.

Sappiamo dalla storia che l’inizio dell’ “Era Cristiana”  si presenta come un’era di lotte feroci contro il cristianesimo; si diffondono infatti persecuzioni per i seguaci di Cristo, persecuzioni spesso molto violente e sanguinarie tanto  che  i molti cristiani per testimoniare il loro credo davanti a popoli pa­gani subirono il martirio; oltre a ciò sii diffusero diverse eresie.

Tutte queste eresie attaccavano non solo la Divinità Sacrosanta del Figlio di Dio Gesù Cri­sto, ma indirettamente attaccavano anche i privilegi concessi dall’Essere perfettissimo alla sua Ma­dre.

Infatti se si negava la divinità di Gesù Cristo, si negava necessariamente anche la maternità divina di Maria.

La storia ha sempre insegnato che ogni eresia Cristologica comporta sempre un errore mariologico e viceversa.

Prova di questo è l’eresia di Nestorio; infatti negando a Maria il privilegio della Maternità divina ne­gava necessariamente l’unicità della Persona divina, affermando che in Cristo erano presenti due Per­sone, una umana e l’altra divina.

 Al contrario la verità cattolica è che Maria è Madre di Dio perché ha generato la Persona di Gesù Cristo, Persona questa assolutamente divina.

Afferma s. Tommaso che benché nella Sacra Scrittura non si trovi detto espressamente che Maria è Madre di Dio, tuttavia vi si trova espressamente detto che Gesù Cristo è vero Dio ( Mt 6, 9-32; 10,33; Lc 10, 22; Gv 20, 21 ecc. ) e che Maria è la Madre di Gesù Cristo ( Mt 2, 11; Lc 2, 37, 48; Gv 11, 1 ecc.) perciò ne consegue necessariamente che Maria è Madre di Dio.

Inoltre abbiamo altre testimonianze nel Vangelo; infatti dalle parole dell’arcangelo Gabriele “ecco concepirai e partorirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù; sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo...(Lc 1, 31-2,) se ne deduce che Maria dovrà concepire il Figlio dell’Altissimo, il Figlio di Dio stesso; è dunque sua madre; dallo scritto di S. Paolo che afferma: “quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il Suo Figlio, nato da Donna”( Gal. 1, 4): lo stesso Figlio generato dal Padre “ab aeterno” è generato nel tempo da Maria: Padre e Madre di uno stesso Figlio divino; infine la maternità divina di Maria si deduce dalle parole di s. Elisabetta: “ A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?” (Lc 1, 43).

Anche laTradizione già dai primi secoli vedeva  i Padri della Chiesa concordi nel sostenere e credere la divina Maternità della Madonna.

Ora poiché Maria Vergine è madre di Cristo, vero Dio e vero uomo, e Cristo si rende a noi  manife­sto nell’Eucaristia, ne consegue necessariamente che Maria è Madre dell’Eucarestia.

Infatti che cos’è l’Eucaristia se non il prolungamento dell’Incarnazione, poiché nel Pane degli An­geli si trovano Corpo, Sangue, Anima e Divinità di N. S. G. Cristo ?

S. Isidoro di Tessalonica dice che Maria è “radix, genitrix, causa Eucarestiae”; radice dell’Eucarestia perché da Lei sbocciò il fiore che è il Messia; genitrice perché concepì e generò Cristo; causa perché da Lei dipese il sacrificio di Gesù

S. Agostino insegna “Dalla carne di Maria Cristo prese la sua carne”; la carne di Cristo che rice­viamo nell’Eucaristia è carne di Maria, perché in Lei che il Verbo di Dio prese forma mortale, di­venne uomo come noi fuorché nel peccato.

Continua s. Agostino: “il Verbo era cibo sempiterno, ma soltanto degli Angeli. Per essere mangiato da noi, fu necessario che diventasse latte.” Ora, chi trasforma il pane in latte è soltanto la Madre; quindi la Vergine è la madre che mutando in cibo spirituale il Verbo, lo ha donato a noi concepen­dolo e poi ridonandocelo sotto le specie del pane e del vino, ossia nell’Eucarestia: Maria dunque è Madre di Cristo e Madre dell’Eucarestia

“Per mezzo di Maria -affermava per questo motivo Riccardo di S. Lorenzo- l’uomo ha mangiato il pane degli angeli nel Sacramento dell’altare”.

Afferma Bernardino de Bustis: “Maria è l’elemosiniere di Dio, per mezzo di Lei, Dio ha dato a noi poveri affamati quel pane celeste vivo che è disceso dal cielo!”.

Tutto questo è vero se si accetta la Divina Maternità di Maria; infatti se Lei è Madre di Cristo , vero Dio e vero uomo, deve essere madre anche dell’Eucaristia dove Cristo si fa presente con tutto se stesso.

Seguiamo l’insegnamento di s. Bonaventura a tal proposito: “Il pane eucaristico è come miele pro­dotto dalla ape nostra, la Vergine Maria. Chi vuole gustare la dolcezza di questo miele nascosto nel Sacramento dell’altare deve avere il patrocinio di Maria”.

Più ci avviciniamo alla Madre, più verrà il Figlio in noi: Egli, Luce delle genti, abiterà, dimorerà e re­gnerà in noi, portando quella Pace, Felicità e Gioia che l’uomo attende e che certo non troverà nei beni finiti di questa terra.

...E tu, caro lettore che ora leggi queste righe non fermarti solo a leggere, scendi all’atto pratico: in­voca Maria sempre, in qualsiasi momento, nelle difficoltà e nelle gioie, chiedendo per le prime con­forto e aiuto, ringraziandoLa per le seconde; ti consiglio specialmente quando ricevi il Corpo di Cri­sto di pregarLa con fervore perché proprio in quel momento Lei ti ascolta  di più; prega Colei che ti ha partorito nel dolore; pregaLa, perché Lei è più Madre di qualsiasi altra madre, e, poiché è tale, sente il bisogno del figlio; ti assicuro che ti aiuterà, forse non subito come si vorrebbe o tramite mi­racoli strepitosi;  perché Lei agisce il più delle volte silenziosamente, operando mi­racoli silenziosi e meravigliosi.

Prova e sperimenterai quanto  buona e potente è la Madre di Dio!

 

FRA FRANCESCO M.

 

 

S. BONAVENTURA E L’EUCARISTIA

 

San Bonaventura, nasce nel 1221 a Civita, frazione di Bagnoregio, nella provincia di Viterbo. Egli fu un teologo e uno scrittore tra i più prestigiosi, grazie all’umiltà – virtù che fa della ragione la serva, l’ancella della fede, – che gli fece rinunziare alla propria volontà per realizzare unicamente la volontà salvifica dell’amore di Dio.

Il “grande” santo cresciuto nelle virtù grazie alla Vergine Maria Madre del Bell'Amore, la quale gli faceva apprendere tutto ciò che insegnava dal crocifisso.

Grazie alla costante meditazione sulla passione e morte del Salvatore, infatti, scaturirono dal santo Dottore importanti e preziose opere teologiche e mistiche fonte perenne di “grazia” e conoscenza per le anime.

Riguardo alla santa Eucaristia, in cui Dio esprime nel Suo Figlio Gesù l'infinito annichilimento d'amore verso gli uomini, il Santo ci esorta a sostenere tale Sacramento - come del resto gli altri

 

sei Sacramenti - segno sensibile istituito da Dio come medicina curante le infermità dell'anima causate dai vizi, nel quale "sotto il velo delle realtà sensibili, la divina virtù opera segretamente", cosicché il medesimo Sacramento "rappresenta per mezzo della similitudine, significa per mezzo dell'istituzione, conferisce per mezzo della santificazione una qualche grazia spirituale"[1].

La santa Eucaristia non solo significa, bensì contiene il vero Corpo e Sangue di Gesù Cristo sotto le sacre specie del pane e del vino. Gesù Cristo dunque, si offre come cibo spirituale che nutre e rinvigorisce nella fede illuminante e nella carità ardente noi, rinnovate e purgate membra del Suo corpo mistico[2].

L'Eucaristia è chiamata il "Pane degli Angeli", fatto dalla Regina degli Angeli, Maria Immacolata; da Lei "la Vita" prese carne e sangue per farsi, attraverso la passione e croce, sacrificio della nostra offerta, mentre la santa Comunione, oltre a conservarci sempre più nella devozione, ci consente di esercitare anche l'amore al prossimo e, quale viatico che ristora, conservare il diletto interiore. Tutto ci è donato per la mediazione materna di Maria SS[3].

Dunque, il Sacramento dell'Eucaristia non solo contiene in figura l'amore che si dona in sacrificio oblativo - in quanto Gesù Cristo, Verbo Incarnato, crocifisso nel Suo Corpo e Sangue è il nostro principio riparativo [redentivo]4, che Maria Sua Madre, nostro co-principio riparativo [corredentivo] (Gv 19, 25-27),   ha "fatto" (Gal 4, 4) e "dato" (Lc 2, 7) a noi, Suoi secondogeniti sul piano soprannaturale della Grazia; e la comunione del Capo con il corpo mistico - significata dall'analogia del pane fatto di purissimi grani e del vino spremuto da purissimi acini raccolti insieme -, realizza "ciò che raffigura", cosicché ci infiamma al mutuo amore che ci unisce come membra nella Sua unità di Capo.5

San Bonaventura il Dottore serafico ci propone, nei suoi Sermoni Domenicali, che riuniscono ben cinquanta omelie, un insegnamento solido il cui tema è preso nel Vangelo del giorno che ha il suo filo conduttore, nella Persona, nell’insegnamento, nell’azione di Gesù Cristo.

Il santo ci ammaestra sul “pane della vita e dell’intelligenza” (Eccl. 15, 3) o meglio su Gesù Cristo “fatto da donna” (Gal 4, 4), sbocciato dal grembo verginale di Lei, Maria la “Tutta Bella”, “Tutta Immacolata e Addolorata”, fatto Ostia d’amore misericordioso.

A tal proposito il Santo cita l’episodio riferito nel Vangelo di Marco, la seconda moltiplicazione dei pani di Gesù Cristo, quando la folla che Lo seguiva nel deserto per i miracoli di guarigione compiuti sugli infermi nel corpo, - segno dell’infermità interiore, nello spirito, ben più abominevole, - necessitava di sfamarsi (Mc 8,1) di una dottrina salutare. Per questo Gesù dice ai suoi discepoli, diffusori principali della Parola di Dio: “Date loro voi stessi da mangiare” (Lc 9,13).6 Esortazione quest’ultima, che richiama ciò che fece Maria “la serva del Signore” (Lc 1, 38a) al momento dell’Annunciazione: Ella “ha accolto la parola di Dio, perché vi ha creduto, perché fu obbediente a Dio, perché ‘serbava’ la parola e ‘la meditava nel suo cuore’ (cf. Lc 1, 38.45;  2, 19.51) e con tutta la vita l’adempiva”7.

 

Dunque la Vergine santa, rispetto agli apostoli, si fa “testimone per eccellenza” di Gesù Cristo col ricevere “il pane disceso dal cielo, non come quello mangiato dai padri nostri” (cf. Gv 6, 58a), che “hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti” (Gv 6, 49), bensì “il pane vivo disceso dal cielo” (Gv. 6, 51a) di cui - continua a dire Gesù - “se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6, 51b). Ecco, dunque, in questi versetti, preannunziata e prefigurata la santa Eucaristia, Gesù, dopo aver esortato i discepoli: "Date loro voi stessi da mangiare" (Lc 9, 13), si fa pane spezzato nel Suo Corpo, Sangue, anima e divinità, vero miracolo di carità e bontà divina infinita che Maria Vergine e Madre ricevette o meglio, acquisì in sé all’Annunciazione, accogliendo “con piena coscienza della mente e volontarietà del cuore l’incarnazione - la sua Prima Comunione -, nel suo seno verginale, della seconda Persona della santissima Trinità”8.

Dunque, <<“poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1 Cor 10, 17) ed in questo vincolo unitivo e trasformante, grazie ad Ella, la Madre del Bell’Amore, ci viene elargita continuamente non solo la grazia, ma pure l’autore medesimo d'essa>>9.

FRA MICHELE M.

 

 

 

Frati all’opera...

 

5 marzo: Alcuni nostri confratelli si recano a Roma, piazza San Pietro, per partecipare al rito di Beatificazione di alcuni martiri brasiliani e filippini.

 

20 marzo: P. Bernardino M., con alcuni membri della comunità, si reca in pellegrinaggio a Roma facendo visita ad alcune delle Basiliche più importanti della città.

 

25 marzo: Annunciazione. Un grande evento allieta la famiglia dei Francescani dell’Immacolata. Due confratelli, fra Alessandro M. - membro per diversi anni della comunità di Benevento - e fra Massimiliano M., vengono ordinati sacerdoti. Mentre un altro confratello, fra Francesco M. Collarile, di Benevento, riceve l’ordine del diaconato. Ha conferito gli ordini sacri Sua Ecc. Mons. Armando Dini nel Santuario dell’Addolorata in Castelpetroso. In più, otto giovani africani hanno fatto  la vestizione religiosa, iniziando così l’anno di noviziato. Così il numero dei novizi di quest’anno sale a 36, mentre due giovani brasiliani ricevono l’abitino del postulandato.

 

8 aprile: La M.I.M. di Benevento si reca per una giornata di ritiro con padre Bernardino M., nel nostro convento di Capaccio (Salerno).

 

16 aprile: Oggi Domenica delle palme, abbiamo una lieta presenza: il novello sacerdote padre Alessandro M.Calloni celebra qui la sua prima santa Messa.

 

Per tutta la Quaresima nell’oratorio della Casa “Mariana Regina della Pace” ogni Giovedì si tiene l’adorazione eucaristica, mentre ogni Venerdì vi è la Via Crucis seguita dalla S. Messa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] Cf. SAN BONAVENTURA, Op. Teol./2 Brev., Roma 1996, p. 244 (6, 1, 2), note 1-2.

[2] Cf. ib., p. 275 (6, 9, 1).

[3] Cf.  ivi, (6, 9, 2).

4 Cf. ivi, p. 245 (6, 1, 3).

5 Cf. ib., (6, 9, 3-4).

6 Cf. SAN BONAVENTURA, Serm. Dom., Roma 1992, p. 389 (33, 4-5), note 1-2.

7 S. MANELLI, Mariologia Biblica, Frigento1989, p. 351.

8 Cf. Ib., p. 150.

9 Cf. LA BIBBIA DI NAVARRA, I quattro Vangeli, Milano 1988, p. 878, Gv 56.