Domenica di Pasqua 2006 - - Anno B

S. Messa della notte

 

«Questo è il giorno che ha fatto il Signore»! Ecco il canto che la Liturgia non cessa di ripetere per tutto il giorno di oggi, fino alla Pentecoste. Questo grande giorno va celebrato perché Cristo, nostra Pasqua si è immolato ed è risorto. Nella seconda Antifona delle Lodi la Chiesa ci fa dire: «Il nostro Redentore è risorto dai morti: cantiamo inni al Signore nostro Dio». Cantiamo dunque lodi ed eleviamo ringraziamenti al nostro Dio per la risurrezione del Signore, che apre a noi le porte della vita.

Il brano del vangelo della S. Messa del mattino (Mc 16,1-8), ci presenta il racconto dell’apparizione dell’angelo alle donne che si erano recate al sepolcro la mattina del primo giorno dopo il sabato, per ungere il corpo del Signore. Giuseppe di Arimatea aveva già unto il corpo di Gesù, prima di deporlo nel suo sepolcro. L’unzione fu però fatta in fretta, a causa dell’appressarsi del sabato, in cui si era tenuti ad osservare il riposo da qualsiasi lavoro. Se si pensa che Gesù morì verso le tre del venerdì, e che poi ci volle il tempo per recarsi da Pilato per chieder l’autorizzazione a prendere il corpo di Gesù per seppellirlo, aggiungendo il tempo per praticare la deposizione dalla croce e il percorso fino alla tomba, allora si capisce come le cose dovettero essere state fatte in gran fretta. Le donne pensarono perciò di tornare, una volta cessato l’obbligo del risposo festivo, per praticare meglio le unzioni del corpo martoriato di Gesù, come si usava tra gli ebrei.

Se per gli ebrei il sabato iniziava al tramonto del venerdì, finiva pure al tramonto del sole di sabato. Da quel momento cessava il precetto del riposo sabbatico e si potevano compiere di nuovo lavori servili. Per questo san Marco dice che «Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici»... «passato il sabato» (16,1), intendendo dire: sabato dopo il tramonto. Mentre le donne si recano al sepolcro non la sera stessa, ma la mattina «dopo il sabato».

Se il sabato era l’ultimo giorno della settimana ebraica, allora il giorno successivo al sabato è il primo. Per questo, la nostra domenica è l’inizio della settimana. Allora le donne sabato pomeriggio comprarono gli oli e la domenica mattina presto andarono al sepolcro dove trovarono la tomba vuota. Gesù dunque risorge il primo giorno della settimana. Questo giorno, scelto da Gesù per la sua risurrezione, è carico di significato. Infatti, come Dio cominciò a creare il primo giorno della settimana, allo stesso modo il Cristo Gesù, risorgendo il primo giorno della settimana, dà inizio alla nuova creazione, rinnovando tutte le cose (cf. Ap 21,5). Proprio allora l’uomo viene quasi ricreato dalla Grazia di Dio.

Ecco in cosa consiste la grandezza e l’importanza di questo evento straordinario, a partire dal quale la storia dell’umanità cambia radicalmente: prima della risurrezione di Gesù l’umanità è nemica di Dio, a causa del peccato, e per questo è morta spiritualmente. Gesù, con la sua passione, morte e risurrezione, ha rappacificato l’uomo con Dio, santificandolo interiormente e ridonandogli la vita soprannaturale. Con Gesù risorto anche l’uomo risorge alla vita della grazia.

La risurrezione è dunque la festa della vita: Cristo sconfigge la morte e dona a noi la vita. Anche noi siamo chiamati a vincere il peccato, che provoca la morte, e a vivere con Cristo per l’eternità. Il cammino quaresimale è stato un cammino di penitenza e di conversione. È stato un farsi violenza, un morire a se stessi per giungere alla festa di oggi: la risurrezione del Signore, che deve essere anche la nostra risurrezione. La Pasqua dunque suggella la nostra conversione e ci fa vivere sempre da risorti.

L’appello di questa celebrazione è quello di rimanere nella vita, anzi di crescere nella vita divina. Vivere da risorti significa vivere immersi in Dio, pieni di amore a Lui e al prossimo. Ciò che ci fa morire è invece il peccato, che è chiusura all’amore di Dio e del prossimo, è ricerca egoistica di se stessi. Il cristiano risorto è quello che vive in grazia di Dio, amando il Signore e osservando i suoi comandamenti. Il cristiano è invece morto quando pecca, disprezzando l’amore di Dio e del prossimo.

Scrive un autore moderno: «Il mistero della Pasqua del Signore, per l’azione dello Spirito, elimina da tutti noi il vecchio lievito del peccato e ci trasforma nei pani azzimi della sincerità e della verità (1Cor 5,6b-8). La Chiesa si sente “rinnovata dai sacramenti pasquali” (Dopo Com.): il battesimo e l’Eucaristia. Per questo, celebra l’Eucaristia nella quale “mirabilmente nasce e si edifica sempre» (Sulle off.), nella pienezza della gioia pasquale (Pref. pasq. I)» (J.L. Martin, L’anno liturgico, EP, Cinisello Balsamo 1987, p. 176).

 P. Pio vede nella Pasqua una spinta per tutti noi, seguaci di Cristo, a «risorgere spiritualmente alla grazia». Fa suo l’appello di San Paolo che dice: « “Ita et nos in novitate vitae ambulemus”: risorgiamo noi pure in vita nuova, morigerata e santa (Rm 6,4)» (Epistolario IV, Ed. 1984, p. 961). 

Siamo oggi anche noi pieni di gioia e non di paura, ascoltando le parole dell’angelo alle donne presso il sepolcro di Gesù: «Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui». Andiamo in tutto il mondo recando a tutti questa buona novella di salvezza: Il Signore è risorto!

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