Domenica II del Tempo Ordinario - Anno B
Il vangelo di questa domenica si concentra sul tema della vocazione dei primi discepoli del Signore. Siamo all’inizio del tempo ordinario. La liturgia ci fa contemplare i primi momenti dell’attività pubblica di Gesù. Tra le prime cose che il Signore fa c’è proprio quella di accogliere dei discepoli intorno a sé, perché possano ascoltare la sua parola, vedere il suo modo di vita e sperimentare il suo amore salvifico.
Il racconto evangelico si può suddividere in due quadri, che dipingono due storie di vocazione, avvenute entrambe ad opera di due mediatori ma sempre per iniziativa divina. Nel primo quadro (Gv 1,35-39) vediamo due discepoli del Battista che, su indicazione del loro maestro, si mettono a seguire Gesù. Uno dei due è Andrea, mentre l’atro, che rimane innominato, è, secondo molti esegeti, l’evangelista stesso. Il Battista funge qui da mediatore: attraverso la sua proclamazione su Gesù che passava: «Ecco l’agnello di Dio» (v. 36), vuole indicare ai suoi discepoli e a tutti i presenti che Gesù è il Messia redentore. La frase viene introdotta da «Ecco!», che è una interiezione usata dai profeti per attirare l’attenzione su qualcosa di grande che sarebbe avvenuta a breve, come pure il compiersi immediato di un particolare oracolo divino. Nel nostro passo Giovanni vuol far concentrare l’attenzione dei suoi uditori su Gesù «agnello di Dio».
Con questa qualificazione il Battista crea un collegamento tra Gesù e l’agnello pasquale (cf. Es 12), come con l’agnello che ogni mattina e ogni sera veniva offerto in olocausto nel tempio. È questa un’indicazione messianica, infatti il Servo di Jahvè di Is 53,7 viene presentato come un «agnello mansueto che viene portato al macello» per espiare i peccati del popolo. In tal modo Giovanni mostra l’identità messianica di Gesù e il carattere sacrificale della sua missione, che è dunque eminentemente religiosa e morale. Il giorno prima di quest’incontro con Andrea, il Battista aveva già chiamato Gesù con questa espressione, anche se nella forma completa: «Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29). Che toglie, ossia che espia, prendendolo su di sé, il peccato. Gesù dunque è venuto per salvare e liberare l’uomo dal peccato.
Giovanni Battista con il suo grido vuole orientare la anime a Cristo e scomparire. In effetti, Andrea e il suo condiscepolo accolgono le parole del Battista come un invito a seguire Gesù e seguono il Maestro. Da notare che seguono il Maestro indicatogli come agnello di Dio. Dice il vangelo: «E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù» (v. 37). Per nulla impauriti da questa presentazione del messia e della sua missione espiatrice, accettano la chiamata divina a seguire Gesù che si offre vittima per la salvezza dell’umanità. La seguono, per offrirsi anche loro con lui, come riconoscerà uno dei dodici, Tommaso: «Andiamo anche noi a morire con lui» (Gv 11,16).
Come per ogni vocazione (vedi quella di Samuele nella prima lettura di oggi: 1Sam 3,3-10), anche ora l’iniziativa parte da Dio. È il Signore che si rivolge ai due in ricerca segreta e stabilisce il primo contatto con loro: «Che cercate?» (v. 38). Gli rispondono: Rabbì dove abiti? Probabilmente i due discepoli seguivano Gesù da lontano per raggiungerlo a casa e parlargli con maggiore intimità. Tuttavia il Signore li precede e li invita. La scoperta che loro fanno della loro vocazione è progressiva ed è affidata ad una esperienza concreta: “Venite e vedrete” (v. 39). I due «andarono..., videro... e si fermarono (v. 40).
Anche nel secondo quadro (vv. 40-42) è narrato un racconto di vocazione. Questa volta il mediatore è Andrea che, incontrato il fratello Simon Pietro, gli disse: «“Abbiamo trovato il Messia...” e lo condusse da Gesù» (vv. 41s). Gli esegeti fanno notare come anche in questo secondo caso l’iniziativa è sempre divina, ed è espressa con due simboli: lo sguardo di Gesù e la mutazione del nome di Simone. Il testo dice: «Gesù, fissando lo sguardo su di lui». Gesù vide nel più intimo del cuore di Simone. L’Evangelista usa un’espressione molto forte, che di potrebbe rendere con fissare intensamente e in profondità. È il segno di un amore grande e di predilezione (cf. Mc 10,21). Il secondo simbolo dell’iniziativa divina è quello dell’imposizione del nome nuovo (v. 42b). Gesù muta il nome, cioè la persona stessa e il destino di Simone: «Ti chiamerai Cefa». Lo rende così il fondamento visibile della Chiesa.
La vocazione alla vita sacerdotale e religiosa è un dono divino. È Gesù che sceglie alcuni, per un suo mistero d’amore. Ma come fare a sapere se Gesù mi chiama? Lo fa in tanti modi e servendosi di tante persone o circostanze, anche le più impensate. Tuttavia, la cosa più necessaria è il contatto frequente con Lui, come per Andrea e il suo condiscepolo, ai quali Gesù dice: «Venite e vedrete».
A noi Gesù parla e ci fa conoscere la sua volontà attraverso la preghiera e la direzione spirituale. P. Pio stesso era cosciente di questo. Una volta ad una sua figlia spirituale che gli chiedeva quale fosse la sua vocazione rispose: «Riguardo al novello stato da abbracciare con tutta sincerità e verità ti dico che il Signore non mi fa conoscere ancora chiaramente la sua volontà. Io ne lo scongiuro assiduamente e non ho tralasciato di offrire a questo fine più volte il santo sacrificio della Messa. Insistiamo con la preghiera, affinché mi faccia conoscere tutta la sua volontà» (Epistolario III, 1994, p. 1027).