II Domenica di Avvento B - 2005

“Preparate la via al Signore”

 Ci stiamo preparando al S. Natale e dalla Liturgia dell'Avvento s'innalza un grido pos­sente, forte che richiama tutti gli uomini a preparare le vie del Signore che deve venire. Questo grido già si levò nell'Antico Testamento per mezzo dei profeti e in modo particolare per bocca del profeta Isaia: «Una voce grida: " Nel de­serto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati " » (Is 40, 3-4), come abbiamo sentito nella prima lettura. Oggetto immediato del­la profezia era il ritorno d'Israele dall'esilio che si sa­rebbe compiuto sotto la guida di Dio, presentato e atteso come salvatore del suo popolo e per il quale doveva essere preparata la strada attraverso il deserto. Ma come og­getto ultimo la profezia si riferisce alla venuta del Mes­sia che dovrà liberare Israele e l'umanità intera dalla schia­vitù del peccato. Sarà lui il pastore che raduna «il greg­ge col suo braccio; porta gli agnellini sul petto, e conduce pian piano le pecore madri » (ivi 11). Bella figura di Gesù buon pastore che amerà le sue pecore fino a dare per loro la vita.

Nel Vangelo il grido di Isaia è ripetuto e trasmesso da Giovanni Battista definito «voce di uno che grida nel de­serto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri » (Mc 1, 3). Così l'evangelista Marco presenta il precursore che battezza «nel deserto predicando un bat­tesimo di conversione (penitenza) per il perdono dei peccati» (ivi 4). Di conversione, che vuol dire cambiamento di mente, di modo di pensare, e di conseguenza cambiamento di rotta, ossia di comportamento.

Le folle rimanevano incantate dal Battista, per le sue parole piene di ardore divino, ma anche per la sua condotta di vita, che confermava potentemente la sua predicazione: viveva infatti nel deserto, rivestito di peli di cammello, mangiando locuste e miele selvatico. Il chiasso festaiolo, la mollezza della vita non sono l'ambiente favorevole né per annunciare né per ascoltare l'invito alla penitenza. Chi predica deve farlo più con la vita che con le parole e chi ascolta deve farlo in un clima di silenzio, di preghiera, di mortificazione. Così il credente si dovrebbe preparare a commemorare la venuta del Signore nella carne, per accogliere con maggior pienezza la grazia del Natale.

Così S. Giovanni Battista, col suo esempio e con il suo annuncio ci aiuta, in questo tempo di Avvento, a prepararci alla venuta del Signore. Quasi sentiamo ancor oggi, con le orecchie dell’anima la voce forte di Giovanni Battista, come quella del profeta Isaia, secoli prima: “Preparate la via al Signore”. A noi oggi è rivolto questo grido, che è anche per noi un chiaro invito ad una conversione radicale per il perdono dei nostri peccati. Ogni conversione esige uno strappo, a volte anche violento, da una condizione di lontananza e inimicizia con Dio: occorre farsi tanta forza in questo tempo e finirla definitivamente con quel peccato, con quella cattiveria, con quel compromesso... passando invece ad una condizione di vicinanza con Lui, quindi di Grazia, di carità soprannaturale. Passare da una vita mediocre ad una vita di maggiore perfezione.

S. Giovanni Battista, inoltre, ci invita ad essere a nostra volta in questo mondo precursori e testimoni di Cristo. Siamo precursori nell'aposto­lato personale, quando prepariamo altri perché incontrino Cristo. Dobbiamo far si che Gesù sia annun­ciato, conosciuto e amato: solo Lui ha parole di vita eterna, solo in Lui c'è la salvezza.

Siamo anche testimoni di Cristo. Con la gra­zia del Battesimo e della Cresima abbiamo ricevu­to l'onore e il dovere di testimoniare la fede in Cristo con le opere e con la parola. Per essere in grado di svolgere questa missione riceviamo di frequente, anche tutti i giorni, l'alimento divino del Corpo di Gesù; i sacerdoti ci trasmettono con sovrabbondanza la grazia sacramentale e ci istrui­scono con l'insegnamento della Parola divina. Essere testi­moni di Cristo presuppone innanzitutto un compor­tamento degno della sua dottrina e quindi anche la lotta necessaria affinché la nostra condotta ricordi Gesù, evocando la sua figura amabilissima. La nostra condotta deve essere tale che gli altri possano dire, vedendoci: ecco un cristiano, perché non odia, perché sa comprendere, perché domina i suoi istinti, perché si sacrifica, perché manifesta sentimenti di pace, per­ché ama.

Ma che tipo di testimoni siamo? Com'è la nostra testimo­nianza cristiana tra i nostri colleghi, in famiglia? Ha abbastanza forza da persuadere coloro che non cre­dono ancora in Lui, quelli che non lo amano o che hanno un'idea errata di Gesù? La nostra vita è una prova o, almeno, un indizio in favore della verità del cristianesimo? Sono domande che potrebbero ser­virci per vivere questo Avvento, che non può manca­re di senso apostolico.

Il mondo odierno, in molti casi, ha smesso di aspettare alcunché. Oppure ripone le sue speranze dove nulla c'è da aspettarsi. Molti si aggrappano ai beni materiali come se fossero il fine ultimo; ma quei beni non basteranno mai a riempire il cuore. Dobbiamo indicare loro il cammino. A tutti. «Cia­scuno di voi sa», ci dice sant'Agostino, «come deve comportarsi in casa propria, con l'amico, con l'in­quilino, col cliente, con chi è superiore e con chi è inferiore; voi conoscete in concreto le occasioni che Dio vi offre, come si serve di voi per aprire la porta alla sua parola; ebbene, non stancatevi di guada­gnare anime a Cristo, poiché voi stessi da Cristo siete stati guadagnati». La nostra famiglia, gli ami­ci, i colleghi di lavoro, le persone che incontriamo abitualmente, devono essere i primi a trarre giova­mento dal nostro amore al Signore. Con l'esempio e con la preghiera dobbiamo giungere anche a coloro coi quali non abbiamo occasione di parlare. La no­stra grande gioia sarà aver avvicinato a Gesù molti che erano lontani o indifferenti, come fece il Batti­sta; senza dimenticare che è la grazia di Dio, e non le nostre forze umane, a muovere le anime verso Gesù. E siccome nessuno può dare ciò che non ha, si fa più urgente, per noi, lo sforzo di crescere nella vita interiore, in modo che l'amore di Dio, traboc­cando, possa contagiare tutti coloro che ci passano accanto.

Pensiamo ancora ai miliardi di persone che ancora non conoscono o non hanno accolto Cristo. Loro vivono, più di tutti, la condizione dell’avvento, dell’attesa; attendono il Messia, il Salvatore ed Egli arriverà loro tramite noi, tramite la nostra vita santa, di preghiera, di penitenza, di apostolato, sull’esempio di S. Giovanni Battista.

L’opera di comunicazione e di salvezza sarà ancora più efficace quando ci affideremo a Maria come docili suoi strumenti nelle sue anime per conquistare tante anime a Cristo. Affidandoci a Lei, infatti, Gesù sarà più facilmente accolto perché Egli è venuto da Maria  e regnerà nei cuori di tutti per mezzo di Maria.

 

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