Maria “Corredentrice”

dalla Liturgia Romana?

   

Achille Maria Triacca (SDB)

 Linee teologico-liturgiche

       Se si considera bene quanto asserisce Ambrogio di Milano e cioè che «il grembo di Maria (…) ha riempito la terra dello Spirito ardente che venne su di Lei, quando partorì il Salvatore» (De institutione Virgines 13,79), già si comprende la cooperazione di Maria all’opera del Figlio Redentore che culmina nell’invio dell’altro Paraclito: lo Spirito Santo e Santificatore. Si aggiunga che - sempre secondo un’altra affermazione del santo Vescovo di Milano (cfr De incarnationis Dominicae sacramento 9,104) - Maria la Vergine, non trasmise a Cristo, Suo Figlio, qualcosa che non le appartenesse, ma qualcosa di essenzialmente Suo, qualcosa che è comune a tutti gli uomini suoi fratelli e sorelle.

       Ed è proprio nel fatto che la Madre è associata con il Figlio che, non solo i Padri della Chiesa (= lex credendi), ma anche la liturgia di ieri e di oggi (= lex orandi), amano soffermarsi sulle implicanze connesse con la profonda, unica e irrepetibile associazione di Maria Madre-Redenta col divin Figlio-Redentore: realtà questa che i fedeli amano esprimere in modi diversi e diversificati nella loro pietà e, più ancora, nella loro vita (= lex vivendi). Anzi è risaputo che le implicanze connesse con questa verità, sono solo all’inizio del loro approfondimento.

       Come modesto contributo per lo studio di aspetti specifici presenti nel depositum fidei celebrato dalla divina liturgia, in relazione alla verità mariana or ora ricordata, si fanno seguire, in questa sede, solo due serie di riflessioni che partono dal alcune constatazioni liturgiche di interesse per il tema significativo nel titolo del lavoro (= praragrafo 2) e che sfociano in consideraizoni di tipo teologico-liturgico (= praragrafo 3): riflessioni precedute da presupposti per impedire il sorgere e lo svilupparsi di equivoci di diversa natura (= paragrafo 1), e seguite da principi solo enunciati, che servono tra l’altro al proseguo dell’indagine (= paragrafo 4).

       In ogni caso il lettore viene avvertito che il titolo riporta un punto interrogativo perché questa trattazione non ha affatto la pretesa di essere l’ultima parola in merito. Essa vuole rimanere aperta ad altro: anzi in un certo modo è “interlocutoria”. Tra l’altro essa verte esclusivamente sull’attuale liturgia romana, e, per giunta, predominante su quella eucarsitica. Ne segue che di perse, dato che si tratta di realtà liturgico-celebrativa, si protebbe parlare di Mistero di Maria “Corredentrice”. Si dovrebbe infatti prendere atto che la presenza ed azione di Maria nel “mistero” di Cristo celebrato, fa sì che nell’hodie celebrativo si concentra l’heri salvifico e viene anticipato l’et in secula (cfr Eb 13,8).

       D’altra parte il termine “Corredentrice” presente nel titolo è stato virgolettato oltre che per i motivi a tutti noti, proprio perché il presente è contributo solo iniziale e di avvio.


 

1. Alcuni presupposti per evitare

equivoci di diversa natura

 

       Con la coscienza che quanto si verrà esponendo comporta difficoltà di diverso spessore contenutistico e metodologico, proprio per non prestare il fianco della verità a lance più o meno acuminate che la potrebbero ferire (mai uccidere) qui si presuppone almeno quanto segue.

 - Si lascia a monte, perché lo si ritiene a tutti noto, cosa sia la liturgia. Tuttavia si rammenta che essa, simultaneamente “mysterium, celebratio, vita”, è culmen et fons di tutta l’attività della Chiesa, come bene sottolinea la Costituzione conciliare “Sacrosanctum Concilium” al numero 10. Tra l’attività della Chiesa si deve computare anche il “far teologia”, se questa è veramente teologia. Se essa si pone fuori dal “sentire cum ecclesia”, si è già suicidata. Come d’altra parte la pastorale se non ottempera all’“agere pro ecclesia”, si riduce a tecnica o a esibizionismo che porta - alla morte o alla stasi - la stessa vitalità della Chiesa.

- Similmente e simultaneamente si dà per scontato tutto quanto è connesso con l’interscambio dei dinamismi propri alle tre leges che nessuno può dimenticare anche per comprendere la linea della continuità di questo contributo con altri possibili. Si tratta della lex credendi in relazione mutua, e vicendevole, con la lex orandi, che a sua volta arricchisce e si arricchisce da quanto proviene dalla lex vivendi. In ogni caso l’interscambio che qui si dà per noto costituisce un presupposto per comprendere quanto verrà esposto più avanti, specialmente al terzo punto. I flussi, riflussi, influssi tra le tre leges sono solo all’inizio dello studio del loro sviluppo.

 - Si è preferito - per l’argomento proposto e in causa - prescindere dalle opinioni degli autori. Esse non vengono prese in considerazione per differenti motivi. Uno balza subito all’occhio. Quasi nessun autore ha - fino ad oggi - creduto opportuno, o non ha inteso, leggere ed interpretare, da un punto di vista ermeneutico liturgico, i dati che verranno fra poco considerati. Essi vengono ora tenuti presenti, e direttamente inquadrati, nel genere loro proprio qual è la riflessione teologico-liturgica. Anche a questo proposito non è possibile attardarsi ad illustrare cosa sia la teologia-liturgica. Per quanto questo campo applicato alla mariologia sia - in un certo modo - ai suoi inizi, tuttavia si procederà solo per quel tanto di cui si è certi. Molte sfumature - purtroppo - non verranno sottolineate in questo contributo.

 - Prendendo atto che nel procedere ad approfondire l’assunto della relazione si può incorrere di “camminare su tizzoni ardenti” costituiti da opinioni contrastanti (se non a volte addirittura in contraddizione), qui vengono ricordati per cenni tre nuclei che stanno a monte di un discorso che voglia avvicinarsi ad una certa organicità e procedere con sicurezza metodologica, senza incorrere di “bruciarsi”.

        Il primo nucleo è legato alla funzione del dogma nella vita della Chiesa. Nello sviluppo (non evoluzione) delle verità di fede, quanto ieri era in nuce, nel decorso dei secoli viene progressivamente ed organicamente messo in luce. Non si può quindi ridurre la funzione del dogma solo a quella apologetica, bensì primaria è la sua funzione di approfondimento della verità. La storia insegna che il Magistero della Chiesa è il primo aiuto per lo sviluppo della verità che proviene dalla Parola di Dio interpretata nella scia della Tradizione. E qui non si intende affatto contrariare il Magistero, ma aiutarlo.

        Il secondo nucleo è legato alla historia magistra. Essa ha già visto tra il tessuto ecclesiale posizioni antitetiche in campo mariologico. Dopo secoli di studio e di approfondimento, esse sono pervenute all’unità. Si pensi alle diatribe sull’Immacolata concezione di Maria. Anche oggi può esserci un caso, o casi analoghi, al passato. Questo ha visto l’indagine progredire con parrhesia. Voglia il cielo che simile atteggiamento regga il modo di procedere anche oggi.

        Il terzo nucleo, rapportato alla or ora accennata “parrhesia”, è l’ambito ecumenico. Di fatto tutti sanno e tutti sono coscienti che l’ecumenismo che non porta all’unità, cesserebbe d’essere tale. Il vero ecumenismo si muove e progredisce nella certezza che la verità non può ledere l’unità.

       Ora le indagini che si devono condurre nel campo di interesse della Corredenzione hanno per intento di fare luce sulla verità. Dunque sono indagini che vogliono portare all’unità, proprio perché perseguono la verità.

       Certo che se la verità non è coniugata con la carità, non si potrà giungere all’unità. Si può asserire che la triade “verità-carità-unità” deve progredire compatta. Per questa compattezza non è male rammentare che essa si sfalda quando le si fa percorrere la via della diplomazia, invece che farle percorrere l’itinerario della pazienza dei tempi divini; come d’altra parte la compattezza della citata triade non passa dalle strategie basate sugli equilibri instabili, bensì si radica sull’humus pastorale, a sua volta innervato e gravitante nell’agape che illumina la verità per pervenire all’unità.

       Questo va rammentato per non cadere nella trappola illusoria che consisterebbe nel “tarpare le ali” alla verità perché esisterebbero cristiani che non vogliono approssimarvisi. In ogni caso la luce della verità illumina solo chi la guarda e non chi volta ad essa le spalle.


 

2. Constatazioni liturgiche

di interesse per il tema

       Prima di affrontare quanto emerge dall’odierna liturgia romana si crede opportuno avvertire che in questo secondo paragrafo sono considerati solo alcuni dati di fatto, globalmente considerati. Nel paragrafo seguente, il terzo, ci si soffermerà sull’articolazione dell’anno liturgico in rapporto a Maria per evidenziare l’assunto del contributo. Saranno quelle considerazioni di tipo teologico-liturgico. Queste del presente paragrafo sono frutto dell’analisi.

 2.1. Dalla terminologia eucologica, alla realtà significata

        È noto che si potrebbe procedere per philologiam ad theologiam anche per quanto concerne il tema in causa. Effettivamente dipendendo dai dati presenti nell’opera a cura di T. A. Schnitker - W. A. Slaby, Concordantia verbalia Missalis Romani (Münster 1983) e di quella di C. Johnson - A. Ward,. in: Notitiae 25 (1989) pp. 625-788 pari cioè alla concordanza della Collectio Missarum de Beata Maria Virgine (abbreviato: CM) si può constatare che esiste un insieme di espressioni che costituisce la terminologia di interesse al nostro soggetto.

       Per mantenere il discorso in limiti di spazio plausibili vengono prese in considerazione solo due insiemi di termini che si possono riassumere così: “mediatio-intercessio-interventus”, e quanto vi è connesso, e poi “cooperans-socia-ministra”.

2.1.1. Mediatio-intercessio-interventus

        L’attenzione viene posta dapprima sui termini or ora citati, per ovvi motivi.

       Il Missale Romanum (= MR) fa uso 95 volte del termine intercessio (= intercessione) di cui 14 volte con riferimento alla Vergine Maria e del participio intercedens (= intercedente): esso su 24 volte, 6 volte è usato con riferimento a Maria. La CM usa 13 volte il termine intercessio (di cui una volta rispettivamente intercessio, intercessionis, intercessionem, intercessionibus e tutte le altre volte all’ablativo intercessione) sempre con riferimento a Maria. La CM usa altresì il verbo intercedere ben 20 volte. In genere con il participio intercedente. Una volta rispettivamente intercedere, intercedat e due volte intercedit. Anche qui ci si riferisce sempre a Maria.

       Attorno all’ambito della intercessio gravitano anche interventus. Presente una volta nella CM con rapporto a Maria. Le due volte nel MR non si riferiscono a Maria. Inoltre si fa uso di intervenire solo nel MR per 8 volte. Una sola volta interveniente con riferimento a Maria e a Giuseppe. Si noti che la terminologia della mediazione (mediator; mediatio) sia nel MR (mediator: 3 volte) sia nella CM (mediator: 5 volte e mediatio: 1 volta) sono in relazione sempre ed esclusivamente con la Persona e l’opera di Cristo.

       Dinanzi a questa terminologia si deve prendere atto di quanto segue:

 (I) Il vocabolario della mediazione.

       La mediazione è accentuata e rimarcata unicamente in relazione al Figlio di Dio. Però la CM fa uso della terminologia Maria “Mater et mediatrix gratiae”. Così il titolo del formulario numero 30. Anche se poi il testo del prefazio prega:

1)      Quae maternae caritatis dispensatio

2)      Tota ex unica Christi mediatione pendet

3)      Totamque ex illa haurit virtutem

       La traduzione italiana tralascia sfumature specifiche e fa pregare come segue:

1)      Questa provvidenza d’amore

2)      ha il suo fondamento nell’unica mediazione di Cristo,

3)      da cui trae la sua efficacia.

       Uno studio particolare dovrebbe essere dedicato al formulario della CM che sottolinea con forza che Maria è Madre e Mediatrice di grazia per mirabile disegno di Dio Padre. Egli L’ha costituita Madre e collaboratrice del Redentore. È nella collaborazione (cfr sotto 2.1.2.I.) ovvero nell’associazione (cfr sotto 2.1.2.II) di Maria all’opera della Redenzione che è incuneata la verità della Corredenzione che si addice a Maria.

       Non si dimentichi che è più che giusto da parte della Chiesa di attribuire a Maria i titoli di Avvocata e di Ausiliatrice, ma anche quello di Mediatrice. Quest’ultimo però deve essere ben compreso. Ciò non deve togliere nulla all’efficacia dell’evento salvifico e ontologico del Cristo, unico Mediatore. Ma per tutto questo si veda l’enciclica “Redemptoris Mater” specie ai numeri 22-23 con i rimandi espliciti ed impliciti a diversi loci.

 (II) Il vocabolario della intercessione

       A questo proposito si deve distinguere quanto è espresso con il verbo intercedere e quanto con il sostantivo intercessio. Dapprima ci si riferisce al MR, poi alla CM.


* Intercedere

       Il MR con il verbo intercedere intende trasmettere l’intercessione di Cristo, di Maria, dei Santi.

a) Anzitutto dell’intercessione di Cristo sono sottolineati due eventi storico-salvifici:

- intercedente unigeniti Filii tui passione (= Collecta, feria II, hebdomada sancta)

- novi Testamenti mediator est Christus, ut, morte intercedente (= Antiphona ad introitum, feria V, hebdomada V, Quadragesima).

Ora quest’ultima citazione è testo della lettera agli Ebrei 9,15. La precedente è testo eucologico. Si può dire che è evidenziata la potenza mediativa della passione e morte del Cristo, Unico Mediatore nell’evento culmine della sua intercessione.

Non si può tralasciare di ricordare il contesto liturgico nel quale si fa uso di questi testi che è la Santa Messa. Qui è reso presente in modo incruento il sacrificio unico e perfetto, da Cristo offerto nella sua Passione e Morte. Non si può fare a meno di pensare a Maria associata e partecipante all’oblazione e al sacrificio del Figlio (cfr Lumen Gentium 58). Effettivamente il MR possiede un hapax legomenon del verbo intercedere con riferimento a Cristo. La sua passione è realtà viva e celebrata, attuata e presente nella liturgia.

 

b) Il MR usa lo stesso verbo con riferimento alla Beata Maria Vergine. Le sei volte in cui si ha riferimento a Maria sono:

 

(1) Collecta della Sollemnitas Sanctae Dei Genetricis Mariae

           - tribue, quaesumus, ut ipsam pro nobis intercedere sentiamus, per quam meruimus Filium tuum auctorem vitae suscipere.

(2) Super oblata della Missa in die, in Assumptione Beatae Mariae Virginis

 

            - et, beatissima Virgine Maria in caelum assumpta intercedente, corda nostra, caritatis igne succensa, ad te iùgiter aspirent.

(3) Collecta della memoria Beatae Mariae Virginis a Rosario

            - ut qui, Angelo nuntiante, Christi Filii tui incarnationem cognovimus, beata Maria Virgine intercedente, per passionem eius et crucem, ad resurrectionis gloriam perducamur.

(4) Collecta del Commune Beatae Mariae Virginis: tempore Nativitatis (= testo uguale al primo qui sopra citato)

(5) Collecta ad libitum del Commune Beatae Mariae Virginis: tempore paschali)

            - Deus, qui Apostolis tuis, cum Maria Matre Iesu orantibus, Sanctum dedisti Spiritum, da nobis, ut, ipsa intercedente, maiestati tuae fidelitur servire et nominis tui gloriam verbo et exemplo diffundere valeamus.

(6) Collecta del formulario pro defunctis fratribus, propinquis et benefactoribus.

            - …fratres, propinquos et benefactores, qui ex hoc saeculo transierunt, beata Maria semper Virgine intercedente, con omnibus Sanctis tuis, ad perpetuae beatitudinis consortium pervenire concedas.

 

  Si faccia caso che l’uso del verbo intercedere (e la conseguente intercessio di Maria) nel MR è rapportato dalla e nella lex orandi agli eventi della Incarnazione del Verbo di Dio (3), della sua Nascita (1.4), della Pentecoste dello Spirito (5), dell’Assunzione della Vergine stessa (2) e della Comunione dei Santi (6). Per l’assunto del contributo è importante sottolineare che l’intercessione di Maria dal MR è finalizzata ad ottenere le stesse “finalità” dell’opera di Redenzione del Figlio.

  Ci si può interrogare se non sia opportuno prendere atto che dalla Incarnazione del Verbo (3) cioè della Maternità divina di Maria (1.4) alla Assunzione della Vergine (2), l’intercessione di Maria è finalizzata dalla lex orandi a che l’opus redemptionis che si addice come sua sorgente solamente al Figlio, consegua le finalità di portare i fedeli ad resurectionis gloriam (3), a servire fideliter maiestati divinae (5), a diffondere verbo et exemplo nominis Dei gloriam (5), fino a pervenire ad perpetuae beatitudinis consortium (6). Anzi quanto è espresso con il verbo intercedere, è evidenziato ancor più con il termine intercessio come si dice qui di seguito.

 

c) Gli altri usi di intercedere nel MR - lo si rammenti - sono tutti con riferimento o a un singolo santo (= intercedente) o a più santi (= intercedentibus).

 

** Intercessio

       Per quanto concerne il termine intercessio usato nel MR si devono tener presenti le seguenti osservazioni che emergono dai dati.

       Innanzitutto non è mai usato con riferimento a Cristo delle 95 volte di cui si disse. Invece lo è sempre con riferimento a Maria Santissima e ai Santi e Sante.

       Per quanto concerne Maria è usato nelle seguenti commemorazioni:

 

(1) Collecta della memoria facoltativa Beatae Mariae Virginis de Lourdes

            - ut qui immaculatae Dei Genetricis memoriam agimus, intercessionis eius auxilio, a nostris iniquitatibus resurgamus

(2) Collecta della memoria Immaculati Cordis Beatae Mariae Virginis

            - ut, eiusdem Virginis intercessione, tuae gloriae templum inveniri mereamur.

(3) Collecta della memoria facoltativa Beatae Mariae Virginis de Monte Carmelo

            - gloriae Virginis Mariae intercessio veneranda,…

(4) Collecta della memoria facoltativa In dedicatione Basilicae Sanctae Mariae

            - Genetricis Filii tui intercessione

(5) Post communionem della Missa in die Assumptione Beatae Mariae Virginis

            - ut, intercessione beatae Mariae Virginis in caelum assumptae, ad resurrectionis gloriam perducamur.

(6) Collecta della memoria Beatae Mariae Virginis Reginae

            - ut, ipsius intercessione suffulti, tuorum in regno caelesti consequamur gloriam filiorum.

(7) Collecta della memoria In Praesentatione Beatae Mariae Virginis

            - ipsius nobis, quaesumus, Domine intercessione concede, ut de de plenitudine gratiae tuae, nos quoque mereamur concede.

(8) Collecta della solennità In Conceptione Immaculata Beatae Mariae Virginis

            - eam ab omni labe praeservasti, nos quoque mundos, eius intercessione, ad te pervenire concedas.

(9) Collecta del I° Commune Beatae Mariae Virginis

            - et, gloriosa beatae Mariae semper Virginis intercessione, a praesenti liberari tristitia.

(10) Collecta ad libitum (I) del Commune Beatae Mariae Virginis

            - Genetricis Filii tui Domini nostri intercessione salvemur.

(11) Collecta del II° Commune Beatae Mariae Virginis

            - ut, qui sanctae Dei Genetricis memoriam agimus, intercessionis eius auxilio a nostris iniquitatibus resurgamus.

(12) Collecta ad libitum (II) del Commune Beatae Mariae Virginis

            - Domine, beatae Mariae semper Virginis intercessio veneranda, et a cunctis periculis absolutos in tua faciat pace gaudere.

  (13) Collecta del III° Commune Beatae Mariae Virginis

            - ipsius (= Mariae) nobis, quaesumus, Domine, intercessione con cede, ut de plenitudine gratiae tuae nos quoque mereamur accipere

(14) Collecta del Commune Beatae Mariae Virginis Tempore Adventus

            - praesta supplicibus tuis, ut, qui vere eam Dei Genetricem credimus, eius apud te intercessionibus adiuvemur.

(15) Collecta tra aliae orationes in Memoria de Beata Maria Virgine

            - ut fideles tui, qui sub sanctissimae Virginis Mariae patronio laetantur, eius pia intercessione a cunctis malis liberentur in terris, et ad gaudia aeterna pervenire mereamur in caelis.

 

       Le stesse incipienti considerazioni condotte qui sopra dopo i loci del MR che fanno uso del verbo intercedere, si impongono in modo più rimarcato ora, una volta che si è preso concretamente atto dei testi eucologici. Ci si rinnova per mezzo di Maria e a nostris iniquitatibus resurgimus (1.11), ad essere mundi a peccatis (cfr 8), e liberati a praesenti tristitia (9), sciolti e liberi a cunctis periculis (12.15). Siamo in una parola aiutati dalle intercessioni di Maria (14) fino alla plenitudo gratiae (7.13) cioè ad essere salvi (10). Si perviene per mezzo della intercessione di Maria al templum gloriae divinae (2), ad resurrectionis gloriae (5), a conseguire la gloria filiorum in regno caelesti (6) e i gaudia aeterna (15).

       Questo vocabolario della intercessione è lo stesso in uso nella CM. Di fatto il verbo intercedere ivi usato 20 volte si muove con gli stessi significati, però con tonalità specifiche di stile e di contenuti che meriterebbero uno studio speciale.

       Altrettanto si verifica per quanto concerne il sostantivo intercessio che la CM usa - viene ancora ricordato - sempre con riferimento a Maria.

       Ora qualcuno potrebbe chiedersi perché mai questa non breve rassegna nel contesto di questo contributo.

       La risposta è da ricercarsi anche perseguendo altra terminologia. Per esempio si trova redemptor 27 volte nel MR e redemptio 92 volte a cui si devono aggiungere le 38 volte del verbo redimere. Nella CM si ha la seguente frequenza di uso redemptor: 8 volte; redemptio: 17 volte; e il verbo redimere: 3 volte. Ovviamente è assente redemptrix.

       È opportuno però sottolineare che la CM possiede a questo proposito due espressioni salienti e del tutto nuove.

       La prima Maria è mater et socia Redemptoris (su cui si dovrà ritornare qui sotto 2.1.2.II). La seconda è Maria è ministra redemptionis (cfr sotto 2.1.2.III). A proposito dello specifico della CM per quanto concerne il vocabolario della intercessione si deve ricordare anche:

 

(III) L’uso di interventus e intervenire

       Nel MR interventus è usato, però mai con riferimento a Maria. Nella CM è usato una volta. Si veda il citato formulario 30. Nella Post Communionem prega:

a       Salutaribus, Domine, fontibus recreati,

b       te supplices exoramus

c       ut, sacramenti virtute ac beatae Virginis interventu.

d       Christo Mediatori intimius adhaerentes,

e       fidelius in dies redemptionis inserviamus mysterio.

Tradotta in italiano:

a       O Padre, che ci hai ristorati alle sorgenti della vita,

b/c    concedi a noi, per la grazia di questo sacramento,

c       con il materno aiuto di Maria

d       di aderire intimamente a Cristo Mediatore,

e       per cooperare sempre più al mistero della Redenzione.

       Quanto al verbo intervenire assente nella CM, è presente 8 volte nel MR di cui solo una volta con riferimento a Maria e a Giuseppe come è stato qui sopra ricordato.

       Il testo della super oblata della solennità Sacrae Familiae prega:

       «ut, Deiparae Virginis beatique Ioseph interveniente suffragio, familias nostras in tua gratia firmiter et pace constituas».

Ovviamente si dovrebbero considerare i termini che concettualmente sono vicini al vocabolario dell’intercessione quali: suffulgere, suffragium, succurrere, subvenire ecc.

 

(IV) Iniziali riflessioni

       Si ritiene sufficiente l’esemplificazione addotta. Però si impongono osservazioni di diverso genere e spessore.

Prima osservazione.

Per quanto il linguaggio del MR comparato con quello della CM, si distanzi in qualche punto, non si deve dimenticare che i formulari della CM fanno parte del depositum euchologicum romanum. Di fatto la CM è anche opera antologica dei formulari precedenti al 1986, anno della sua promulgazione e in uso nel vissuto della Chiesa di liturgia romana.

Seconda osservazione.

I testi addotti potenziano primariamente l’Intercessione di Maria e non la sua “eventuale” Corredenzione. Ebbene proprio per porre il dito dove la piaga può far male, sarà opportuno rammentare che l’attuale deposito della lex orandi della liturgia romana possiede la seguente graduatoria di contenuti

(I) è saliente l’intercessione di Maria.

Ma cosa è racchiuso in questo? La liturgia parla anche di opera interceditrice dei misteri di Cristo e dei santi. Certo! Se non si prende atto di questa piattaforma, non si può procedere a comprendere cosa essa sta a dire.

Di fatto qui è in giuoco il vero concetto del dogma di fede qual è la Communio Sanctorum, e le tematiche del dogma della Grazia e dei Meriti del Cristo, ieri e oggi, nonché la questione spinosa - in relazione ai fratelli non in piena comunione con noi dell’Occidente cristiano - della possibilità dei meriti da parte dei fedeli.

Chiariti tutti questi punti si può procedere in campo ecumenico (e molte volte anche in campo cattolico) ad approfondire le altre verità mariane. Esse non possono mai essere disgiunte dalle verità cristologiche. Anzi l’harmonia dogmatum è il presupposto primo per raggiungere la syntonia veritatum.

(II) In graduatoria al secondo posto si deve mettere la realtà di Maria Mediatrice conseguente alla prima, che non toglie nulla all’unicità, insostituibilità, radicalità dell’unico Mediatore che è Cristo.

Come emergerà a nuovo titolo, dopo i cenni analitici che saranno fatti qui sotto circa altra terminologia, questa verità è più evidente di altre possibili. Però:

(III) è collaterale e innervata nella intercessione e nella mediazione l’altra che qui si sostiene: la Corredenzione di Maria.

Si può per ora asserire che le realtà di «intercessione-mediazione-redenzione» non possono essere ex integro scisse, perché sono ex mutuo inscindibili. Per cui se si vuol far progredire una parte bisogna provvedere ad approfondire quanto è connesso con le altre. Un aiuto a questo progresso viene dall’analisi di ulteriore terminologia liturgico-mariana. Si sa che «verba reperta sunt non quae impedirent sed quae indicarent voluntatem» (= Cicerone, Pro Cecina 5) per cui dal termine si può facilmente risalire alla volontà significativo-comunicativa del linguaggio liturgico, alias della lex orandi che è quanto si crede, cioè la lex credendi. Si enucleano così le verità celate nelle modalità espressive della preghiera della Chiesa.

 

2.1.2. Cooperans - socia - ministra

 

       Di per sé tutto ciò che di positivo può essere detto di qualsiasi fedele, può essere asserito di Maria, la prima tra i fedeli. È quanto emerge da studi condotti sul virtuoso cristiano e sul cristiano virtuoso prendendo le mosse dal linguaggio biblico. Altrettanto si può asserire considerando il linguaggio liturgico. Esso dona la possibilità di cogliere la “silouette” spirituale del cristiano e dunque anche della prima tra i discepoli di Cristo, che è Maria. Al di là di queste linee perseguibili anche per il nostro tema, qui devono essere presi in considerazione ulteriori tre termini.

 I. Il vocabolario della cooperazione

       Il MR fa uso una volta del congiuntivo cooperentur e tre volte del participio cooperante di cui due volte cooperante Spiritu Sancto e una volta cooperante caritate con riferimento a Maria Vergine e Madre. Lo stesso uso è fatto una sola volta nella CM alla colletta del formulario 25.

       La titolazione dei formulari a cui appartiene la colletta è diversa tra MR e CM. Si presenta così:

- MR = Missa votiva: De Beata Maria Ecclesiae Mater

- CM = Beata Maria Virgo, Imago et Mater Ecclesiae.

Il testo latino prega:

Deus, misericordiarum Pater,

cuius Unigenitus, cruci affixus,

beatam Mariam Virginem, Genetricem Suam,

Matrem quoque nostram constituit,

concede, quaesumus, ut, eius cooperante caritate,

Ecclesia tua, in dies fecundior, prolis sanctitate exultet et in gremium suum cunctas attrahat familias populorum.

        La pregnanza di questa colletta merita una trattazione a parte, che viene rimandata in altra sede. Rimane certo che la caritas della Virgo et Genetrix dell’Unigenito del Padre, fascia l’esistenza e l’operato suo nei riguardi della Redenzione applicata alla Chiesa, di cui Ella è Madre. E la Chiesa espleta la stessa missione del Cristo, di radunare cioè i figli dispersi nell’unità (cfr Gv 11,51-52).

       La terminologia della cooperazione di Maria alla Redenzione del Figlio è sottolineata dalla super oblata dello stesso formulario 25 della CM. Essa prega:

 «Suscipe, Domine, oblationes nostras»

et mysterium salutis converte, cuius virtute,

et caritate Virginis Mariae, Ecclesiae Matris, inflammemur et operi redemptionis cum ea arctius sociari mereamur.

        Questa orazione è presente nel MR al formulario della messa votiva De Beata Maria Ecclesiae Matre. Ora la collaborazione nostra all’opera della Redenzione è motivata dall’aiuto di Maria.

       Di per sé il vocabolario della collaborazione porterebbe ad analizzare, con riferimento alla sola CM, anche le espressioni legate ai termini ops, opus, (operor), auxilium; advocata, ecc. Anzi sarebbe opportuno, dalla luce che proviene dai contenuti del vocabolario della collaborazione, riscrivere la vita di Maria. Ella contribuisce ad attuare e a realizzare la soteriologia alias la Redenzione che il Figlio già compie radicitus come esecutore della volontà del Padre dal primo istante dell’Incarnazione. In grembo alla Madre è iniziato l’inno di lode che dall’eternità entra nel tempo con l’Incarnazione. La voce all’Incarnato la dà la Madre con il «Magnificat». È Maria che porta ad attuazione salvifica tutto quanto il Bambino Gesù compie di salvifico e di redentivo.

       Anche questa pista è proficua per cogliere e sottolineare che non pochi atti redentivi di Cristo sono resi possibili da Maria: Madre, Vergine, Aiuto, Collaboratrice della e alla Redenzione. Questa è compiuta dal Figlio, Vergine Lui pure, Salvatore, il diffusore della vita divina.

       Di fatto il vocabolario dell’associarsi di Maria ai misteri di Cristo costituisce un’ulteriore chiave per far progredire l’indagine, o meglio l’approfondimento della verità di Maria Corredentrice.

 II. Il vocabolario dell’essere associata a…

       Il MR fa uso dell’aggettivo socius per venti volte con preferenza alla esultanza angelica associata alla nostra nel dar lode alla Trinità; e socii sono i martiri che assieme patiscono per Cristo-Chiesa. Usa similmente il verbo sociare per trentatré volte. Sovente è con riferimento ai cori angelici (sociati) come è stato detto or ora.

       Due volte possiede interesse al nostro tema.

       La prima volta è con riferimento all’azione soteriologica dell’Incarnazione. È nella formula della Benedizione solenne in fine della Messa nella Natività del Signore. Si prega:

       «Et, qui per eius incarnationem terrena caelestibus sociavit, dono vos suae pacis, etc.». Il Mediatore tra cielo e terra, Colui che fà da ponte tra divinità e umanità, è il Verbo di Dio con la Sua Incarnazione: evento redentivo.

       La seconda volta è presente nella citata orazione super oblata della messa Votiva De Beata Maria Ecclesiae Matre citata qui sopra. L’espressione rimarca la cooperazione di Maria all’azione del Figlio e in unione con noi: «et operi redemptionis cum ea arctius sociari mereamur».

       La solidarietà (cfr sotto 2.2.3) di Maria con l’umanità redenta sta a ricordare quella del Figlio.

       Chi potenzia sia l’uso dell’aggettivo socius, a volte aggettivo sostantivato, sia l’uso del verbo sociare nei riguardi di Maria sono i formulari delle Messe contenuti nella CM. Qui Maria è detta: Redemptoris mater et socia (CM prefazio formulario 30; e prefazio formulario 33); ma anche redemptionis mysterio socia (CM I colletta formulario 30).

       Socia del Redentore lo è perché Madre cioè è sempre in atto la Sua Mediazione materna. Socia della Redenzione invece sta a dire qualcosa di costitutivo e connaturato a Maria. Questa verità sembra essere la più forte esplicitazione della verità che è sottesa a questo contributo. Anzi la CM esplicita con gradazioni la verità dell’essere Maria Redemptionis socia quando afferma che Ella è socia passionis (sempre nei prefazi, cioè composizioni nuove “ex toto”, dei formulari 12 e 43). I “concetti-realtà” sono intrecciati con il fatto che Maria è detta Mater et socia di Cristo Redentore, costituita tale dal Padre ad opera dello Spirito Santo (CM prefazio formulario 33) e socia del mistero della Redenzione dell’umanità per arcana disposizione della provvidenza divina (CM colletta formulario 30) e cioè per il mistero misericordioso della Redenzione stessa (CM colletta formulario 22). Il dono del Padre è di dare la Vergine Maria all’autore del nuovo ed eterno patto di alleanza, a Cristo Gesù, non solo come Madre ma come Socia cioè cooperatrice in tutto il mistero della Redenzione.

       Questo è potenziato dal termine societas che nella CM è un hapax-legomenon e si trova nel prefazio del formulario 43. Maria è congiunta indissolubilmente alla missione redentrice del Figlio dall’umiltà del presepe alla Croce.

       Il testo latino afferma:

 «Qui mirabili providentique consilio,

beatam Virginem in opere salutis humanae

Filio tuo tam arcta societate iunxisti,

ut in humilitate cunarum ei amatissima mater adesset

et iuxta crucem staret fidelis socia passionis».

 

       L’arco di tempo designato dal testo è per sineddoche con l’inizio nella humilitas della nascita di Cristo. Si sa però che l’humilitas del Figlio di Dio fatto carne è rapportata all’humilitas della Madre oggetto dello sguardo del Padre dal giorno dell’Annunciazione (nel tempo, e, da sempre, in seno alla Trinità).

       Non termina però la societas arcta tra Maria e l’“opus salutis humanae”, alias “redemptio”. Di fatto il prefazio in causa continua a pregare

«ad supernam autem civitatem evecta.

advocata nostra fieret ac redemptionis ministra».

       La continuità dell’associazione cooperante e della cooperazione associata al mistero della Redenzione presente e operata da Maria nell’eschaton, sta a dire che il fatto che il Padre abbia stabilito Maria Christi Mater et Socia, Socia passionis, Socia non solo Redemptoris, bensì anche Redemptionis, tutto questo apre la possibilità di approdare a sottolineature peculiari del “mistero” di Maria celebrato nei misteri di Cristo.

       D’altra parte la CM usa sette volte il verbo sociare nei riguardi di Maria (e del Figlio simultaneamente). Senza dilungarci nell’analisi dei loci interessati, qui si potrà ricordare come loro sintesi che come Cristo quando si sentì abbandonato dal Padre si affidò, al momento di spirare, alle mani Sue, così Cristo consegnò tutti noi come Figli alla Vergine Madre. Non per nulla i formulari 11 e 12 della CM dal titolo «Maria Vergine presso la Croce del Signore» contengono preziosità del tutto particolari per lo studio e l’approfondimento della verità di Maria Corredentrice, che però non ci è dato di poter prendere direttamente in considerazione, dato il taglio impresso all’indagine. Esso porta il discorso su un altro «insieme» di concetti legati ai termini della misterialità.

 

III. Il vocabolario della ministerialità

       Ricordando che in questo ambito si attendono studi di approfondimento filologico-teologico da cui emergerà che il ministro nei sacramenti occupa un posto di servizio, sia nei riguardi del mysterium salutis seu redemptionis, sia in rapporto al subiectum degli stessi eventi, qui si pone l’attenzione solo su un’angolatura messa in risalto dalla CM dove Maria è detta ministra.

       Effettivamente qui si dovrebbero prendere in analisi diversi termini che esprimono il concetto che è racchiuso brillantemente dal termine minister. Tenendo presente anche la tabula praesentiae dovrebbero essere considerati almeno i termini:


 

 

MR

CM

ancilla

3

9

servire

 

 

servitum

114

15

servitus

 

 

 

       Qui ci sofferma solo sul vocabolario della ministerialità rapportata unicamente a ministra con riferimento a Maria. Per quanto sarebbe utile inquadrare questo termine nell’insieme dei seguenti ulteriori termini, quali:

 

 

MR

CM

ministerium

24

1

minister

17

1

ministrare

36

1

 

       Si ricorda innanzitutto la frequenza del termine

ministra

2

6

 

MR

CM

 

       Il MR riferisce “ministra” all’acqua. La CM opera un salto qualitativo rispetto al MR: ministra è Maria. Ed Ella è ministra di che? La risposta dai testi della CM è la seguente:

       - ministra gratiae

       - ministra pietatis (presente 3 volte)

       - ministra dispensationis salvificae

       - ministra redemptionis

       Maria fu «fideliter inserviens mysterio redemptionis» (CM prefazio formulario 22) per cui il Padre “eam, quae multum Christo ministravit, multum honorificavit» (cfr ibidem). Di per sé parrebbe che il suo essere ministra redemptionis sia così terminato nel tempo cronologico della vita di Cristo. Al contrario lo stesso prefazio ricorda che Ella, esaltata presso il Figlio, quale regina gloriosa, è in Paradiso, «Ubi, pietatis ministra, pro nobis intercedit benigna».

Stesso concetto nel prefazio del formulario 40 dove si sottolinea: «Et nunc, regina sedens ad dextram Filii, cunctis Ecclesiae necessitatibus succurrit atque… (…) ministra pietatis adest ac provida mater». Di fatto: «Haec est ministra pietatis, quae Filium tuum (= Patris) pro nobis indesinenter exorat» (CM prefazio del formulario 39).

       Il termine pietas nel contesto liturgico è stato già ripetutamente studiato. I suoi significati sono molteplici. Uno a noi preme: si tratta del mysterium salutis presente e celebrato dai/con i sacramenti.

       E il ministerium beatae Virginis si concentra nell’ad fidem Evangelii cunctas familias populorum attrahere eseguendo la volontà del Padre. Quanto è proprio all’azione redentiva di Cristo, la liturgia l’attribuisce all’azione di Maria. È il Padre che attrae però per Ministerium beatae Virginis (CM prefazio formulario 6). Di fatto la CM è ricca a proposito delle sottolineature della ministerialità di Maria nei riguardi del mistero della Redemptio.

       Ella è Virgo, salvificae dispensationis ministra, specialmente nell’offrire al Padre l’Agnus immaculatus, in ara crucis pro nostra immolandus salute (cfr CM prefazio, formulario 7).

       Ella è che ad supernam autem civitatem evecta advocata nostra fieret ac redemptionis ministra (CM prefazio, formulario 43). Per questo i fedeli la invocano quale mater misericordiae et gratiae ministra (CM prefazio, formulario 30).

       Se è per benevolenza del Padre che Maria è costituita Madre e Socia del Redentore, è per la stessa benevolenza che Ella può, per mezzo del Figlio, continuare la Sua missione materna di intercessione e di perdono, di protezione e di grazia, di riconciliazione e di pace (ivi).

       Ma il fatto che l’eucologia asserisca e preghi, e prega mentre asserisce, che Maria è ministra redemptionis e non solo mater Redemptoris, questo fatto deve portare ad aprire gli occhi che la continuità dell’opera redentiva del Figlio è da coniugare con quella compartecipata alla Madre per volontà del Padre, attraverso il Figlio, ad opera dello Spirito Santo.

       E quale è il termine che può sintetizzare e significare tutto questo cosmo di verità? Pare proprio che sia “Corredentrice”

 IV. Ulteriori riflessioni

       Qui - secondo l’angolatura volutamente impressa al contributo - si è voluto gravitare sull’assioma per philologiam ad theologiam. Anzi nemmeno si è entrati nel cuore della filologia, ma solo si è posto lo sguardo “a volo d’uccello!” sulla frequenza o meno (= tabula praesentiae/absentiae) di termini interessati a far progredire l’indagine. Più che altro si è inteso «accendere lampioni o fari di luce» sul cammino che si può o/e si deve percorrere per aprire la mens dell’attuale liturgia romana in rapporto all’azione di Maria correlata a quella redentrice del Figlio.

       Rimangono più cose da fare rispetto a quanto è stato fatto. Si sa che l’eucologia è la miniera di metallo prezioso la più inesauribile che la Chiesa possiede perché non è fonte di archeologia, ma di protologia e di escatologia salvifica; non è solo uno scrigno prezioso, ma i preziosi ivi contenuti li celebra; non è solo una caparra per il futuro salvifico ma è il mezzo con cui la professio fidelium/fidei, attua nella celebratio fidei, la confessio fidei/fidelium.

       Il mistero della intercessione di Maria, della sua mediazione materna, della cooperazione e del suo essere associata al mysterium Redemptoris, la costituisce ministra redemptionis in continuità di attuazione dello stesso mistero. Tra l’altro, la presente indagine convoglia l’attenzione su un dato di estrema importanza qual è il seguente: «per progredire, è maggiormente utile il metodo che i contenuti. Essi sono raggiungibili solo con metodo appropriato: dal metodo ai contenuti, e non viceversa».

 2.2. La Liturgia celebra il mistero della Redenzione

        Possiede una gamma di implicanze il fatto che la liturgia celebri sempre tutto il mistero della Redenzione. Ora per quanto questo contributo dovrebbe essere circoscritto alla sola liturgia romana odierna, non si può fare a meno di prendere atto che essa, come ogni altra liturgia, attua nei sacramenti tutta la Redenzione, anche se in ogni sacramento la Redenzione spicca a seconda dell’efficacia e degli effetti propri a ciascuno.

       In ogni evento salvifico però entra sempre in atto, ad opera dello Spirito Santo, quanto è rapportato al Corpo donato e al Sangue versato di Cristo Signore.

       Di questo ho già avuto modo di trattare in altre tre sedi: al Centro Studi “Sanguis Christi”, ripetute volte, in “Ephemerides liturgicae”, e al Convegno Mariano delle Serve di Maria Riparatrici, ecc.

       Qui preferisco procedere sintetizzando quanto emerge da ulteriori analisi di testi eucologico-romani circa la Redenzione di Cristo attuata ed estesa nel cosmo ad opera della celebrazione degli eventi di salvezza ovvero: mysteria, sacramenta, e tenendo presenti le conquiste della precedente analisi terminologica.

       Per economia di tempo e di spazio la sintesi è fatta con enunciati intuibili e per provare i quali sarebbero necessarie monografie. Il tutto ruota attorno alla Mediazione Materna di Maria, alla Sua associazione al mysterium Redemptionis perché associata al mysterium Redemptoris, di cui Ella è sollecita ministra. Sono del parere che approfondendo questo ambito risulterà facile pervenire a cogliere tutte le realtà legate alla Corredenzione di Maria se di ciò si può parlare.

2.2.1. La Redenzione è rapportata alla situazione kenotica del Verbo fatto Carne ecc.: situazione che continua anche oggi nell’“eschaton”, quando il Signore intercede per noi (cfr Eb 7,25; Rm 8,34). Alla kenosis del Verbo fatto carne, corrisponde l’ancillarità di Maria, come al fiat di Maria corrisponde il fiat del Figlio (Si veda, nel Vangelo secondo Luca, il parallelismo accentuato dall’esposizione circa questa tematica).

2.2.2. La Kenosis del Verbo di Dio è per la divinizzazione dell’uomo: qui è il fulcro della Redenzione. Ora la Redenzione inizia nell’Incarnazione. È correlata con la cooperazione della Madre. È Lei che dà voce di lode con il “Magnificat”, al Figlio che in grembo non ha ancora bocca. La Kenosis del Figlio e l’ancillarità della Madre sono il postulato di base per capire ciò che gravita attorno alla realtà che, tolto ogni equivoco, può essere detta Corredenzione. Di fatto il Redentore non poteva attuare, ad opera dello Spirito, la Redenzione, senza il Corpo da donare e il Sangue da versare.

       Di fatto l’assunzione del Corpo di Maria nell’eschaton è la conseguenza immediata del mistero di Maria Corredentrice e ne costituisce la prova inequivocabile. In Maria la “divinizzazione” è completa. Inoltre si aggiunga che se è vero che «sine sanguinis effusione, non fit remissio» (Eb 9,22), è vero anche che «sine corporis donatione, non fit redemptio». È come affermare che sine Maria non fit redemptio: ciò nell’economia salvifica che di fatto la SS.ma Trinità ha attuato.

       Ora nessuno può contrastare al fatto che sine corpore et sanguine Christi, nulla redemptio. Se Maria è la conditio sine qua era impossibile la Redenzione perché è Lei che dà al Redentore il corpo e il sangue, ciò significa che nella Sua Mediazione materna è racchiusa anche la verità che la liturgia celebra nei misteri di Cristo e cioè la presenza e l’azione di Maria: ieri nei misteri di Cristo storici e oggi nei misteri di Cristo celebrati. Tutto questo investe di luce speciale l’approfondimento della verità della Corredenzione presupposta come verità del “depositum fidei”, in quanto è presente nel “sensus fidelium”.

 2.2.3. La Redenzione dice solidarietà con l’umanità da parte della Divina Persona che si è fatta uomo. Maria non sta nel mistero della Redenzione solo come la pre-redenta. Ma fu tale in modo che con la sua Immacolata Concezione potesse essere solidale ex toto con la Persona Divina che con la ancillarità di Lei ha de facto realizzato, e può realizzare in continuità, la solidarietà con l’Umanità.

       Ecco perché ancor oggi il Corpo donato e il Sangue versato sono un compimento della volontà sia del Padre «questo è il mio Figlio prediletto, ascoltatelo» (cfr Mt 8,7 e paralleli), sia della Madre «fate quello che vi dirà» (cfr Gv 2,5), sia del Figlio stesso «fate questo in memoria di me» (cfr Lc 22,19 e paralleli). Tutto e sempre ad opera dello Spirito Santo.

       Effettivamente valgono le verità seguenti:

       nullus sermo de corredemptione, nisi antecedat sermo de redemptione;

       però qualis sermo de redemptione, talis sermo de corredemptione.

       Si deve infatti approfondire la redenzione divina con parametri e con un focus più liturgico celebrativo, per far progredire quello della Corredenzione.

2.2.4. Il “mistero” di Maria “Corredentrice” non si può comprendere se non in relazione alle Tre Persone divine. Sopra, nel sotto-paragrafo 2.1., non si è potuto condurre l’esegesi dei testi liturgici con tutti i principi dell’ermeneutica liturgica, tuttavia condotta in altra sede l’analisi, qui ricordo che anche dalle orazioni che saranno “arpeggiate” più avanti (cfr 3.1) risulta che l’iniziativa della Redenzione è del Padre, l’attuante è il Figlio, l’attualizzazione con la sua applicazione nei secoli, è lo Spirito Santo. Però la Redenzione che è anche pro Maria, fit-evenit per Mariam ed ancor più cum Maria.

       Così il Padre prepara la prediletta figlia di Sion perché corrisponda alla sua azione. L’“iniziativa” salvifica del Padre «iniziò ad attuarsi in Maria quale Redenzione in atto e in assoluto (=Immacolata Concezione). L’attuante è il Figlio che associa la Madre in tutti i suoi eventi salvifici storici e metastorici. Associa cioè al suo costitutivo di Redentore la Madre che non può che essere detta con termini che gravitano attorno a quello di Corredentrice. Lo Spirito Santo quale attuazione della Redenzione prepara la Vergine perché l’attuante possa agire (= Maternità divina perpetua) e l’attuazione sia attuante (= Verginità perpetua divina), in continuità nel tempo (= Corredentrice) e nell’Eschaton (= Assunzione). Ora “Maternità divina perpetua”, “Verginità perpetua divina”, “Assunzione” sono verità di fede già proclamate tali e tutte riguardanti Maria in relazione e in dipendenza del Figlio. Anche l’altra, la Corredenzione, è correlata al Figlio, vi dipende e riguarda la Madre. Come cristiano cattolico (e come salesiano) non posso fare a meno di ricordare che l’aiuto di Maria Auxilium-Auxiliatrix si espleta in relazione alla vita di Gesù, prima che nella vita dei suoi fratelli e sorelle. È una totalità di aiuto quello di Maria. È ausiliatrice a 360 gradi sia “nell’orizzontalità” dell’hic et nunc e dell’hodie, sia “nella verticalità” dell’et in saecula.

       Nel mistero di Maria “Corredentrice” si racchiudono anche una gamma di ulteriori implicanze. Lo fanno capire anche le preghiere eucaristiche quando la nominano in primis nella Comunione dei Santi.

       Prima è Madre di Dio e poi nostra: la solidarietà con il Figlio La rende così. È Madre di Dio, per essere nostra, come il Figlio è di Dio e dell’Uomo per essere nostro Fratello.

       È totalmente Madre e perpetuamente Madre (= Mediazione Materna) del Figlio di Dio e Suo, senza bisogno di cooperazione umana ma ad opera dello Spirito Santo (= Verginità divina).

       È prima Madre dell’uomo per eccellenza (il nuovo Adamo) per essere Madre dell’umanità intera. Si può così comprendere che: Lumen corredemptionis, in luce redemptionis, perchè il Redemptor è tale procum in Virgine-Matre corredemptrice.

 2.2.5. Il “mistero” di Maria nel contesto liturgico sta a significare una sua portata salvifica che si attua nell’hodie liturgico. Questo è correlato con il fatto della presenza di Maria ai misteri di Cristo. È ministra della persona ed azione del Figlio ieri, e oggi quando i misteri sono celebrati. È socia del Redentore e della Redenzione. È cooperante con la sua attitudine di agape materna all’azione del Figlio. Ma questo aspetto potrà essere approfondito altrove. Per ora qui è opportuno ricordare che Maria è il locus totius historiae salvationis ossia è locus redemptionis.

       La Redemptio fu per eccellenza a Lei applicata preventivamente, tanto da fare di Lei, associata al Redentore, la Virgo Redemptionis e non solo Virgo et Mater Redemptoris. In quanto per eccellenza Virgo redemptionis è la pre-redenta. Nella Sua Verginità divina «ante-in-post partum» Ella sta a dire una integralità del dono della propria persona alla Redenzione e quindi al Redentore. In quanto Donna per eccellenza non può che donarsi completamente con tutte le sue capacità generativo-materne al Redentore: di fatto è la Mater Redemptoris. Come Donna «per antonomasia datasi al Suo Dio», non può che effettuare pienamente il suo costitutivo verginale e donarsi con tutte le sue potenzialità oblativo-verginali alla Redenzione: di fatto è la Virgo Redemptionis.

       I nessi di Maria con il Redentore sono ravvisabili nel duplice quadrilatero di verità racchiuse nei seguenti passaggi, che ciascuno può intendere ed approfondire e cioè:

(1) a Christo Redemptore, (2) ad Mariam Matrem Redemptoris;

(3) a Christi Redemptione, (4) ad Mariam Virginem Redemptionis

ma anche (I) a Maria Virgine Redemptionis, (II) ad indissolubilitatem inter Redemptorem-Deum, et Redemptam-Virginem (III) a Virgine Redempta (IV) ad constitutionem Virginitatis et divinae et corredemptricis.

       Il che equivale a prendere in considerazione una volta in più che la Verginità divina di Maria e il Suo essere Corredentrice corrono parallele.

       Non fa quindi meraviglia che coloro che intaccano la Verginità di Maria (o non la comprendono ex toto) sono coloro che non riescono ad approfondire la verità che qui è messa in risalto (o almeno sono guardinghi nell’approfondirla o/e nel promuoverne gli studi e le indagini). Di per sé alla Maternità divina, che è perpetua, corrisponde a Maria la Sua Mediazione materna. Alla Verginità perpetua, che è divina, corrisponde a Maria la Sua collaborazione alla (Redenzione) verginale cioè ex integro nella e dalla sua persona, ed ex toto: totalità spazio-temporale ieri, oggi, nei secoli.

 

3. Da altri dati liturgici, a considerazioni

teologico liturgiche

  

       La liturgia della Chiesa è eloquente più di una “Summa Theologica”, almeno per coloro che vogliono mettersi alla sua scuola con l’umile atteggiamento di apprendere. Così dopo il cenno fatto nel paragrafo precedente che ha preso le mosse solo da alcuni dati peculiari in relazione al nostro tema, qui si intende tracciare come una griglia metodologica che introduce in asserzioni sintetiche, rette da considerazioni teologico-liturgiche.

 3.1. L’eortologia cristica e mariana dell’attuale liturgia romana: iniziali constatazioni, riflessioni e prese di posizione

        Ogni festa liturgica celebra sempre i misteri di Cristo. Lo studio dell’insieme delle feste (in greco festa: heortê) costituisce l’eortologia.

       Come per la liturgia ambrosiana, anche l’attuale liturgia romana contempla uno sviluppo parallelo tra le feste dei misteri di Cristo e quella di Maria.

       Secondo quanto ho messo in risalto nella 32^ settimana di studi liturgici nel 1985 (cfr gli atti pubblicati a Roma 1986 presso le Edizioni Liturgiche) si ha un seguente prospetto sinottico che prende le mosse da una asserzione presente nel prefazio ambrosiano (testo latino) della sesta domenica di avvento: «Hinc (= a Maria) egressa sunt mysteria salvatoris».

 

 

Mysteria Redemptoris egressa a Maria

 

Immacolata Concezione della B.V.Maria

(08.12)

Annunciazione del Signore (25.03)

(Ecco l’ancella del Signore. Fiat…)

Visitazione della B.V. Maria (31.05)

Natale del Signore (25.12)

(Verginità perpetua della B. Maria)

- Maria SS. Madre di Dio (01.01)

- Natività della B.V.Maria (08.09)

Presentazione del Signore (02.02)

Presentazione della B.V.Maria (21.11)

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe (30.12. oppure Dom. fra ottava Nat.)

«In Passione Domini» (feria VI Settim. Santa) Esaltazione della Santa Croce (14.09)

Beata Maria Vergine addolorata

(15.09)

Domenica di Pasqua. In resurrectione D.ni

Ascensione del Signore

Trasfigurazione del Signore (06.08)

 

Assunzione della B.V.Maria (15.08)

 

 

(Domenica)

Memoria di Santa Maria in Sabato

Sacratissimo Cuore di Gesù

(venerdì dopo II dom. dopo Pent.)

Cuore Immacolato della B. Vergine Maria (sabato dopo la Sol. del S. Cuore)

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo

Beata Vergine Maria Regina

(Dom. XXXIV «per annum«) (22.08)

Dedicazione della Basilica Lateranense (09.11)

Dedicazione della Basilica di SantaMaria Maggiore (05.08)

(Apparizione di Nostro Signore Gesù Cristo dopo la sua Risurrezione)

Beata Vergine Maria di Lourdes (11.02)

Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (16.07)

SS. Corpo e Sangue di Cristo

(= Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa)

Beata Maria Madre della Chiesa (formulario B: Missa Votiva)

(Misteri del Redentore)

Beata Maria Vergine del Rosario  (07.10)

   

 

       Dal prospetto addotto e da quanto a tutti è noto circa lo sviluppo dell’eortologia cristica messa in rapporto con quella mariana, qui si fanno seguire dapprima iniziali riflessioni, a cui seguono riflessioni e prese di coscienza utili per il nostro assunto.

 - Constatazioni

       Dinanzi alla sinossi addotta si possono fare almeno tre constatazioni di interesse al nostro tema.

       * Innanzitutto si deve prendere atto che solo dopo l’istituzione della presentazione del Signore, si ha la memoria di quella di Maria. Lo stesso si dica per il Cuore di Gesù e per il Cuore di Maria, per la Regalità di Cristo e per quella di Maria, per la nascita di Maria dopo quella del Figlio, ecc. fino alla Santa Maria in Sabato che si rapporta alla Domenica.

       * Al contrario esistono memorie liturgiche di Maria che sono correlate a misteri di Cristo implicitamente celebrati e non ancora evidenziati con feste speciali. Si veda il cumulo di misteri celebrati nella memoria del 7 di ottobre e non evidenziati ex toto dall’attuale liturgia romana, per il ciclo eortologico di Cristo.

       * Ora al punto attuale dello sviluppo eortologico cristico come non esiste una festa per Cristo Redentore, così non si può arrivare al pratico con una memoria di Maria correlata a quella di Cristo in questo ordine celebrativo.

 - Riflessioni

       Da queste considerazioni non si possono scindere le seguenti riflessioni.

       ! Non si riuscirà ad oggettivizzare una solennità del Mistero di Cristo Redentore finché non si prende atto che la Redenzione del Cristo è capibile solo dagli effetti ivi connessi. Dunque non posso comprendere a fondo il quid se non prima sarà condotta una disamina sugli ad quid della Redenzione. Detto in altri termini: secondo i parametri della lex credendi, fino ad oggi sviluppatasi in direzioni tipiche, non si riesce a prendere atto come la lex orandi possa «cristallizzare» in una festa del Signore il suo mistero redentivo. Pare a tutti che ogni mistero e cioè ogni fatto storico di Cristo, ieri e oggi, sono simultaneamente celebrati sempre in ogni solennità del Signore. Tra l’altro i suoi misteri sono tutti redentivi.

       ! Però nel decorso dei secoli si sono oggettivizzati alcuni misteri di Cristo (si pensi alla Trasfigurazione, alla Sua Regalità, ecc.) più impulsati dalla lex vivendi, pari sia alla spiritualità di liturgie particolari, sia alla pietà popolare, che da motivi primariamente biblico-liturgici.

       ! Solo in ulteriori sviluppi dalla pietà popolare si è passati alla lex orandi, subito illuminata e illuminante la lex credendi.

       Anzi con l’interscambio di feste le singole liturgie in antico, ed anche ora, vivono al pratico la communio Ecclesiarum che è poi iconizzazione della communio Sanctorum ovvero dei misteri di Cristo operanti nei fedeli.

 

- Prese di posizioni

       Dopo le constatazioni e le riflessioni per quanto solo incoative, si impongono alcune prese di posizioni.

       ’ Se esistono graduatorie nelle commemorazioni liturgiche a raggio di cattolicità nei riguardi della venerazione alla Beata Vergine Maria pari cioè a solennità, feste, memorie obbligatorie, memorie facoltative a cui si aggiungono formulari per il sabato, per il comune della Beata Vergine come le messe votive, allora si impone una peculiare attenzione ai testi liturgici, alla storia liturgica non disgiunta dalla genesi (= eziologia) dallo sviluppo (= auxologia) dalla finalità (= teleologia) delle stesse commemorazioni.

       Dai dati che emergono da una loro lettura trasversale si potrà sottolineare ancora una volta che spesso è stata la pietas populi Dei a far progredire il sensus fidei ecclesialis. Di fatto una pista importante da perseguire è l’interscambio tra sensus fidei e sensus fidelium. Per il loro mutuo progresso occupa un primo piano il sensus liturgiae.

       Rimane dunque aperta la possibilità di nuove memorie liturgiche in rapporto alla venerazione dovuta alla Madre di Dio e spiritualmente ma veramente, Madre anche nostra. La CM = Collectio Missarum de Beata Maria Virgine costituisce una attuale testimonianza di fatto di quanto qui si è ora ricordato.

       Anzi a volte la storia liturgica potrebbe essere considerata come un locus dove prende vigore non solo la forza della prova per un titolo mariano, ma anche la realtà celebrata che è, a sua volta, sorgente della forza probante.

       Di fatto la graduatoria delle commemorazioni liturgiche mariane sta a sottolineare non solo quanto or ora affermato ma aiuta anche a prendere coscienza che non poche volte le forze vitali, sempre animate dallo Spirito Santo che amalgama al sentire cum ecclesia, presente in Chiese locali (come anche in famiglie religiose), portano alla immissione nel tessuto ecclesiale di alcune nuove realtà proprie alla lex orandi. Di qui la seguente ulteriore presa di posizione.

       ’ La novità in assoluto racchiusa nella CM è legata ad una gamma di realtà il cui elenco per quanto prolisso viene accorciato qui secondo l’assunto della tematica.

       - Innanzitutto la CM estende a tutta la cattolicità di liturgia romana quanto era già presente nella stessa liturgia romana ma circoscritta a Chiese particolari (Diocesi, gruppi di Diocesi, o nazioni) o a Famiglie religiose. Si tratta di un’amplificazione del “Magnificat” delle genti a raggio di cattolicità occidentale. Si sa infatti che anche la liturgia ambrosiana non disdegna dall’uso della CM che è propria della liturgia romana.

       - Inoltre uno studio sui titoli dei formulari delle Messe accentuano alcune prerogative di Santa Maria finora o non comunemente in uso ecclesiale, o a volte un po’ neglette.

       - Anzi l’analisi interna dei testi eucologici (come è già stato fatto da investigazioni dottorali recenti) porta in evidenza una fioritura particolare di appellativi mariani. Essa dimostra che dalla lex vivendi (di chiese locali, di famiglie di religiosi) e dalla “loro” ristretta lex orandi, si è giunti all’ecclesialità delle stesse leges.

       Qui è aperta la via per il futuro. Questa è la via che devono percorrere le famiglie religiose sensibili alle nuove accentuazioni e tonalità dello Spirito Santo nei riguardi della sua domus, sacrarium, templum per eccellenza, qual è la persona di Maria Santissima.

       In questo contesto non si deve lasciar cadere in oblio la correlazione tra Cristo e Maria ripetutamente e meritatamente accentuata specialmente in due punti:

       - a Cristo «unico» magister (cfr Mt 23,8) corrisponde Maria mater et magistra spiritalis (= CM formulario 32)

       - a Cristo «unico» mediator (cfr 1Tim 2,5; Eb 9,15; 12,24) corrisponde Maria mater et mediatrix gratiae (CM formulario 30)

Qui l’unicità di Cristo non è rotta dai titoli dati alla Madre.

       Ora al di là delle discussioni a suo tempo fatte in seno ai Dicasteri romani per il titolo di Mediatrix gratiae, non si comprende perché a Cristo Redentore non possa corrispondere non solo il titolo comunemente usato di Mater Redemptoris, ma anche quello a cui si è accennato sopra di Virgo Redemptionis. Quest’ultimo intrecciato con altri titoli della CM, potrà accelerare la comprensione e l’approfondimento di quanto fino ad oggi sfugge e che sarebbe Virgo Corredemptrix.

       È qui che si inserisce un’altra presa di posizione che è anche presa di coscienza qual è la questione a cui ora di nuovo si vuole solo accennare.

       Si tratta delle questioni legate o rapportabili alla questione molteplice della cristallizzazione, dopo la loro formulazione di nuovi attributi mariani.

       La risposta più semplice, e teologicamente esatta, è perché lo Spirito Santo non termina nel decorso dei secoli di suggerire al sensus fidelium l’amplificazione del Magnificat, quello che viene detto il «magnificat delle genti» a cui si è poco fa accennato. Si tratta di cogliere che esiste un’auxologia di attributi mariani già iscritta nell’eziologia della glorificazione dell’opera compiuta dalle tre Persone divine in Maria Vergine-Madre. Inserita nel “magnificat delle genti” sta la fede esigita per capire Maria unita-associata al mistero dell’amore redentivo. Il conio di nuovi attributi onorifici mariani è quindi una modalità di risposta di fede formulata come segno delle sempre nuove situazioni di testimonianza nella vita dei fedeli, che, in questa maniera, sarà sempre più una vita modellata sulla fede vigile di Maria. Lo sforzo che ogni cristiano-fedele compie nella propria vita per difendere e per diffondere la fede, in ragione della edificazione del corpo di Cristo, diviene eco concreta della devozione a Maria, fino a giungere ad essere epifania esistenziale della venerazione che la liturgia (= lex orandi) esprime nel massimo dei modi nei riguardi di Maria. Tale “espressione” investe sia l’approfondimento delle verità (= lex credendi) sulla persona e sull’azione di Maria, sia la vita del fedele (= lex vivendi-agendi). Di fatto il fedele è indotto, dall’appellativo nuovo, a percorrere un itinerario di comprensione, di approfondimento, di “celebrazione”, fino a giungere ad essere “apostolo” del nuovo titolo onorifico mariano. Ciò avviene effettivamente perché la professio fidei marialis, gravitante sull’aspetto di verità presente nell’appellativo, nuovo come formulazione, ma “di sempre” come contenuto, fa comprendere sempre di più ai fedeli, che ne fanno uso, cosa significhi credere Maria. Attorno a questo livello di fede si sviluppano gli altri due: il credere a Maria e il credere in Maria. Corrispondentemente si affianca alla professio fidei marialis la confessio fidei marialis e la celebratio fidei marialis.

       Se la professio fidei ruota primariamente attorno alla verità creduta, la confessio fidei gravita nell’ambito della verità vissuta e testimoniata, in modo che la verità celebrata con le sue massime espressioni, quali le azioni liturgiche, non sia né staccata dalla venerazione popolare, né dai pii esercizi, né ancor più dal vivere con e come Maria.

       La pista di ricerca che intende evidenziare i perché di nuovi titoli mariani nel tessuto ecclesiale, è una pista che risulterà anche feconda per un ragguaglio di altri attributi sia dal punto di vista della loro origine (= eziologia), sia dal punto di vista della loro finalità (= teleologia). Anzi, una classificazione dei titoli mariani secondo parametri cronologici (vuoi sincronici, vuoi diacronici) dà modo di considerarne la ricchezza in sintonia con lo sviluppo dei dogmi mariani, non solamente di quelli già “proclamati”. Inoltre una loro classificazione in rapporto ai dogmi «cristallizzati in forme ecclesiali» dà modo di scoprire che il sensus fidelium agisce in loro favore su due fronti. Il primo è quello dell’anticipo, nel sensus fidelium, delle verità su Maria in relazione alla proclamazione delle medesime nei dogmi. Il secondo è quello dell’approfondimento del sensus fidei ecclesiale conseguito - in modo del tutto peculiare - per mezzo dei titoli mariani, della pietà popolare, dei pii esercizi.

       Come si può constatare, questa prima pista di ricerca, qualora prenda le mosse dal titolo qui preso in considerazione (Maria Madre del Redentore e Vergine della Redenzione), potrebbe far sì che la pietas fidelium aiuti progressivamente la riflessione teologica a riscoprire nella liturgia un immediato, un inizio, un fons che trasmette impulsi ad altri inizi-fontes, quali presupposti per giungere alla meta, al mediato, al culmen, che corona a sua volta altri mediati-culmina. Si comprenderà nuovamente che la liturgia «mistero-azione-vita» è presupposto e conclusione; però, come presupposto, necessita di continui studi di approfondimento; e come conclusione rimane sempre incompiuta. Ciò avviene per la natura stessa della liturgia che non è mai in uno stadio ultimo se non nell’escatologia paradisiaca.

       Ovviamente tutto questo è correlato ad un altro interrogativo che amo formulare così: Perché i nuovi attributi mariani a volte non sono subito accettati nel tessuto ecclesiale? A questo interrogativo cercherò di dare risposta qui sotto al comma 3.3. dopo d’avere posta l’attenzione su altri dati liturgici con ulteriori considerazioni teologico-liturgiche.

 

 3.2. I tipi di memorie di Santa Maria nella liturgia romana

 

       È inutile procedere se non si prende atto che dire “memoria” (anamnesis) con linguaggio liturgico, è asserire l’esistenza della portata salvifica del/dei Mistero/i di Cristo celebrati in Maria. Questo caposaldo liturgico arreca con sé due conseguenze immediate, pari cioè:

- la liturgia celebra sempre Cristo il tre volte Santo, presente nei Santi e nelle meraviglie in loro compiute dal suo Sangue Redentore e dallo Spirito Santificatore;

- la liturgia mentre pone attenzione, di volta in volta su un aspetto dell’uno o dell’altro mistero, effettivamente però attua sempre e tutto il Mistero.

       Per cui nell’hodie celebrativo e in ogni hodie che si è succeduto ad altri e si succederanno nel futuro, si fanno presenti tutti i misteri che la mente umana non ha ancora evidenziato ma che furono vissuti dal Cristo e presenti nelle Scritture ispirate e nella viva tradizione ecclesiale che con la liturgia è la più autentica esegesi della Parola di Dio.

       Di per sé la realtà che si intende qui approfondire, se esiste, già viene celebrata.

       I tipi di celebrazione delle memorie di Maria stanno a dire solo l’attuale misura di approfondimento ecclesiale delle verità di fede attorno al macrocosmo di meraviglie misteriche, cioè salvifiche, racchiuse in Maria.

  

3.2.1. Le solennità mariane rapportate ai dogmi mariani

 

       Nella liturgia romana esistono fino ad oggi fondamentalmente solo tre solennità proprie alla cattolicità che si rapportano ai quattro dogmi mariani.

       In ordine di tempo dalla loro proclamazione si ha la solennità che celebra simultaneamente Verginità e Maternità di Maria, ora al 1° di gennaio, prima all’11 di ottobre. Motivazioni dello spostamento di data ecc. non sono oggetto della presente trattazione. Ho asserito io simultaneamente perché per esempio la liturgia ambrosiana possiede anche una solennità della Verginità di Maria distinta dalla Maternità, come ho già avuto modo di trattare nella miscellanea Giorgio Söll ed altrove.

       Una cosa è certa, come è stato ricordato sopra che la Maternità divina di Maria è perpetua, e che la perpetua Verginità di Maria è divina .

       La seconda solennità è quella della Immacolata Concezione di Maria e la terza quella della Sua Assunzione in Cielo.

       Ora non è qui il tempo di trattare esaustivamente della eucologia interessata per queste solennità. Esistono monografie frutto di investigazioni dottorali già ultimate. Altre sono in corso di conduzione. Si intende solo prendere atto che il nucleo eucologico sottolinea il rapporto intimo dei dogmi mariani con la cooperazione e con l’aiuto che Maria dà alla Redenzione. Ella è associata al Redentore in modo peculiarissimo. Si escogiti una terminologia appropriata per significare tutta la collaborazione di Maria all’azione del Redentore, visto che qella che circola ora si mostra inadeguata.

 

 - Maria SS.ma Madre di Dio (01.01)

       Se la colletta di questa solennità asserisce che «nella Verginità feconda di Maria sono stati donati agli uomini i beni della salvezza eterna», allora il problema della collaborazione di Maria è spostato sulla Redenzione e sui suoi frutti. Similmente per mezzo di Lei abbiamo ricevuto l’Autore della vita e si possono gustare fin d’ora le primizie dell’amore misericordioso e poi goderne felicemente i frutti - come prega l’orazione sulle offerte.

       Si può asserire che anche qui è celata una delle piste più proficue per l’assunto e a cui sopra (specie 2.2) è stato accennato. Dapprima si deve sapere quid est Redemptio non con categorie primariamente solo teologiche, ma primariamente biblico-liturgiche, per giungere al quid della Redenzione, analizzando le sue finalità cioè analizzando l’ad quid.

       Però la Redemptio fit per corpus donatum a Christo et per sanguinem effusum ab ipso: ora Corpus et Sanguis Unice a Matre per Spiritum.

       Se si deduce da questo solo la mediazione materna di Maria, non si perviene alla massima realtà che è Mater per Spiritum. È lo Spirito che rapporta Madre e Figlio in ragione della Redenzione che l’eucologia significa con gli effetti ad essa connaturati.

       Inoltre la liturgia rapporta l’effetto della Redenzione alla verginità feconda cioè maternità verginale; però il testo sottolinea la Verginità.

       Di fatto come l’umanità di Adamo e di Eva era verginale (ricordare bene il principio: humanitas creata virginaliter) così la redemptio ha come effetto di portare l’umanità alla praeclara virginitas primaeva. Ciò si è realizzato completamente in Maria che è Mater Redemptoris et Virgo Redemptionis. Virgo Redemptionis non solo come primo frutto della Redenzione ma come un tutt’uno legato alla Redenzione a cui partecipa per elezione delle Tre Persone Divine.

- Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria (08.12)

       Dapprima si prenda atto che nel Messale nel ciclo de tempore è incuneata solo la precedente solennità di Maria. Ciò significa che non si deve mai dimenticare la priorità del Dogma della Maternità Divina di Maria su tutti gli altri e sulle verità mariane che si potranno sviluppare in seguito nella vitalità della Chiesa. Le altre solennità di Maria sono inserite nel Proprium De Sanctis.

       Si rifletta dunque sull’eucologia di questa solennità e si scopra che quanto fu messo in rilievo sopra (cfr 2.1.1.II) circa l’intercedente morte e intercedente unigeniti filii tui passione, riemerge qui con ex morte eiusdem Filii tui praevisa. Tutto gravita attorno alla passione e morte di Cristo che con la sua Risurrezione costituisce il mistero pasquale, nucleo e concentrato di tutti i misteri del Cristo. A questi Maria è associata. (Si veda sopra 2.1.2).

       Ora la Redemptio è anticipata alla Vergine-Madre tanto che la Sua concezione è immacolata priva da ogni tipo di colpa.

       E le conseguenze di questo dogma nella vita di Maria sono solo quelle di essere priva del peccato di origine? e di essere esente da peccati personali?

       Si sa che non fu priva del dolore che secondo un sensus communis sarebbe da rappportare allo stato originario dopo la caduta dell’umanità con il peccato originale. Dunque fu pre-Redenta ma non esente da essere come Cristo che immacolato ha sofferto fino ad essere Redentore con l’essere il vir dolorum.

       Per Maria redemptio dicit immaculeitatem non exemptionem a dolore. In questo si può vedere celata che Redemptor e Redemptio sono correlate e Christo alla Madre Redempta, et cum Christo Virgo Redemptrix, nel e con il suo dolore? Ho messo un interrogativo. E lo lascio. Ma la risposta non è lontana ed è ovvia.

 - Assunzione della Beata Vergine Maria (15.08)

       Se l’Assunzione della Vergine Maria è correlata dall’eucologia alla posizione kenotica di umile ancella al piano di Dio, ciò significa anche che come la kenosis del Verbo è fonte della redenzione, così l’Assunzione di Maria coronamento della sua ancillarità kenotica produce gli stessi effetti della Redenzione.

       Così l’eucologia rapporta all’intercessione di Maria Assunta di:

- giungere fino al Padre nella gloria del cielo inseriti nel mistero di salvezza (cfr Colletta Messa Vespertina)

- condividere la stessa gloria di Maria (Colletta Messa del Giorno)

- aspirare continuamente a Dio (Sulle offerte)

- giungere alla gloria della risurrezione per mezzo dell’intercessione della Vergine Assunta in cielo (Dopo la Comunione).

       Gli effetti dell’intercessione di Maria collimano con le finalità della Redenzione.

       Ora la Redemptio, completa ex parte Christi, deve essere applicata in decursu saeculorum. Se la liturgia attribuisce la compartecipazione della Redenzione per intercessione di Maria, allora ci si deve rapportare alla liturgia celeste. Ivi la preghiera del Cristo dona lo Spirito. Infatti per intercessionem unius mediatoris, qui est et redemptor, a nobis redemptio a Spiritu Sancto. Di fatto la Redenzione deve raggiungere tutti i concepiti umani in modo implicito. In modo esplicito perviene a chi di fatto celebra i sacramenti ove i misteri della Redenzione sono attuati.

       Però Maria alla destra del Figlio è orans Patrem cum filio, orans Filium pro filiis, orans Filium.

       L’azione orante della Madre è senza dubbio associazione all’azione del Figlio il quale è in posizione supplicante e specifica per portare a completamento l’effetto della Redenzione nei suoi. E tutto questo è solo sovrapposizione delle azioni del Figlio e della Madre o non piuttosto una compenetrazione?

       Anche qui l’interrogativo è lasciato aperto per proseguire oltre.

 

3.2.2. Le feste e le memorie di Santa Maria in rapporto alle “verità” mariane

 

       Per quanto ci interessa, l’attenzione è posta sul fatto che dalla paziente analisi dell’eucologia interessata alle singole feste e memorie oltre che dai formulari del commune beatae Mariae Virginis e dalle Missae votivae si possono evincere - per il nostro tema - le medesime suggestioni di cui si è detto sopra. Tra l’altro il tutto è fasciato dal fatto della carità cooperante di Maria all’opera e per l’opera della Redenzione.

       Ora per il fatto che si prega che la Chiesa-Madre attrae nel suo grembo tutte le famiglie dei popoli, si può asserire che Maria, che della Chiesa è Madre, espleta la stessa realtà della Redenzione che è di attrarre in unità in Cristo i figli dispersi di Dio facendoli divenire figli di adozione (cfr Gv 11,51-52).

       La connexio dogmatum corre di pari passo con la connexio veritatum non solo per quanto concerne Maria, ma per quanto concerne l’insieme delle verità del Figlio .

       In altri termini capìta bene la Redenzione del Figlio che con il linguaggio liturgico è espressa dalle finalità per cui Cristo ha realizzato ieri gli eventi di salvezza che la liturgia attua oggi, si potrà far procedere che in verità «mysteria Redemptoris egressa a Maria».

       In altri termini la teleologia della vita e della azione di Cristo e la teleologia di quelle di Maria si approssimano, senza mai sovrapporsi; progrediscono nell’essere capite, sempre con la precedenza a Cristo.

       Per esempio il Cristo è l’unto per eccellenza di Spirito Santo e si scopre che Maria è la persona in perfetta sintonia con lo stesso Spirito.

       Lui la Parola di Dio fatta carne; Lei colei che custodisce perfettamente la Parola di Dio facendola fruttificare.

       Cristo l’autore e il consummator fidei (cfr Eb 12,2). Lei la virgo fidelis. La Virgo associata a Cristo per mezzo della fede operativa.

       La carità è l’amalgama con cui alla realtà redentiva di Cristo è “coagulata” la Madre. Tutto questo (ed altro ancora) si evince dall’eucologia oggi pregata.

       Anzi parafrasando una frase di Leone Magno (cfr Tractatus 41,3) Maria e Gesù sono permeati dallo stesso sacro Pneuma. La fede e la speranza nell’eseguire la volontà del Padre li associa nell’opera redentiva che è dare se stessi per gli altri. Sono quindi presenti e agenti là dove i sacramenti sono celebrati cioè dove sono attuati nella liturgia gli effetti salvifici da Cristo operati.

 3.2.3. Una peculiare attenzione ad una disposizione giuridico-liturgica

        È valida secondo il calendario Romano la distinzione tra solennità, feste, memorie di Santa Maria sopra riferita. Però si sa che là dove esiste un titolo mariano in rapporto alla Dedicazione della Chiesa, della Patrona di Diocesi, di Parrocchie, di Santuari, di Famiglie religiose, ecc. allora la festa può assurgere a solennità. Anche una memoria può giungere a tanto.

       Qui si deve prendere atto che i cerchi concentrici delle memorie di Santa Maria gravitano attorno ai dogmi mariani, verità per eccellenza. Ma anche le altre verità mariane possono essere poste di quando in quando al centro di interesse celebrativo perché posseggono una graduatoria di verità specifica. Essa varia in rapporto alla pietà dei fedeli.

       Questa realtà non si deve dimenticare in eventuale procedere ad approfondire la verità in causa. Effettivamente si deve ricordare quanto segue.

 3.3. La liturgia culmine e fonte, anche della pietà e religiosità popolare mariane

        Questa verità è la fusione di due principi sanciti nella costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium 10 e 13. Già ho avuto modo di trattarne diffusamente altrove. Qui l’attenzione è rivolta solamente sul fatto che vi è racchiusa la risposta all’interrogativo (che ci si può porre prima di passare al quarto paragrafo, quello finale) e cioè perché i nuovi attributi mariani a volte non sono subito accettati e creano non poche difficoltà?

       Si dà per presupposto che gli attributi provengano da una vera mozione dello Spirito Santo. Il giudizio per una controprova della presenza del sacro Pneuma è da ricercarsi nel ruolo che la Chiesa ha nell’ambito dell’accoglienza (o meno) di nuovi titoli mariani. Qui non si tratta di ricercare la risposta all’interrogativo con il percorrere la storia di ciascun attributo, né con lo studiare le implicanze teorico-speculative o teologico-sistematiche che ogni titolo mariano arreca con sé. Al contrario si deve prendere atto di un modo pratico con cui il sensus fidelium procede e si sviluppa. Di fatto ogni cristiano fedele, se veramente è tale, ha una relazione con Gesù Cristo e quindi con la Madre del Signore: relazione che affonda le radici e si alimenta nell’ambito di una confessio fidei marialis che coinvolge la vita al punto di affidarla a Maria (= credo a Maria), mentre continua, nella professio fidei marialis, a proclamarla (= credo Maria) in modo che nella pietas fidelium e più ancora nella celebratio fidei marialis, si attui un progresso imitativo-operativo (= credo in Maria).

       Ogni fedele si ritrova così in una diaconia alla e della Vergine-Madre. La diaconia a Lei è una conseguenza pratica della sequela di Cristo. È proprio qui che si innesta un non piccolo capitolo della spiritualità liturgico-mariana. Là dove si trova un fedele aperto alla luce della parola di Dio, allo sviluppo esegetico-ecclesiale della medesima, alla viva e perenne tradizione, ivi fiorisce, a profitto della ecclesia Dei, un nuovo modo di cogliere, di intendere, di approfondire gli attributi mariani.

       Anche qui non sarà male ricordare che la vita del cristiano, che professa e confessa la fides marialis, diventa diaconia verso la verità (= servitium fidei marialis) e verso coloro che devono aderire alla Verità che poi è Cristo. Al fedele cristiano il nuovo «titolo» mariano, serve a rammentargli che alla Verità si arriva seguendo un itinerario di fede sul tipo di quello di Maria. Ella cresceva in sapienza per conoscere sempre meglio chi era il Figlio suo, Sapienza di Dio fatto carne, e in grazia per approfondire chi era lo Spirito, ad opera del quale aveva avuto un Figlio, quel Figlio.

       Di per sé il crescere in sapienza e in grazia come per Cristo, così ha valore per Maria e per ogni fedele-cristiano. Di qui la spinta proveniente dallo Spirito Santo che singoli fedeli, santi fondatori-fondatrici, persone pie (nel giusto modo) possono manifestare nei riguardi di una testificatio fidei marialis come punto di arrivo e di partenza della confessio fidei marialis e della professio fidei marialis, le quali si concretizzano poi in un attributo mariano che è da alcuni, come da loro, compreso subito e proficuamente; da altri in un secondo tempo, magari dopo contrasti e contrarietà.

       Facilmente chiunque può considerare che la vita fidelium nell’ambito delle riflessioni che si stanno facendo nell’ovvietà di conclusioni impossibili, è per sua natura imbevuta di una spiritualità che si traduce in un servitium vitale mariale. Anche un nuovo titolo mariano arreca con sé un servitium alla verità. Scoprendo di più chi è Cristo, si comprende meglio chi è Sua Madre. Comprendendo meglio chi è Maria, si scopre più speditamente chi è il Figlio Suo.

       Si può capire quindi che con ogni nuovo titolo, con cui si designa una prerogativa di Maria, si fa risuonare nel tempo e si fa palpitare nei fedeli un aspetto di quanto le Tre Persone Divine hanno voluto concentrare nella Vergine di Nazareth. Ella rese, con la sua “ancillarità”, un servizio del tutto eccezionale al piano del Dio-Tripersonale. Le generazioni di fedeli, nella stessa linea di servizio, sviluppando, venerando, “celebrando” nuovi attributi a Maria, continuano il servizio di lode, di eulogia, di rendimento di grazie alle Persone Divine per le meraviglie da loro compiute in Maria.

       La resistenza da parte di certi fedeli, tra i quali anche teologi, a volte addirittura da parte di alcune ecclesiae, ad accettare un nuovo titolo attribuito a Maria, benché questo non risulti in contrasto con il depositum fidei, è da ricercarsi in una «momentanea» - «transeunte» ottusità o chiusura al faro di luce che lo Spirito Santo «punta su» Maria. Alla fine dei secoli forse si perverrà ad una completezza armonica nel capire sulla terra chi è Maria. In ogni caso rimango d’avviso che solo nell’eschaton paradisiaco s’in­comincerà a raggiungere l’armonia della completezza, contemplando pienamente in-con-per l’umanità divina di Gesù chi è Dio. Ciò sarà realizzabile e conseguibile anche per mezzo della maternità - e verginità altrettanto divina - di Maria.

       Di nuovo il discorso perviene alla liturgia celeste dove la Vergine sarà onorata per la Sua relazione di Madre con il Figlio. Sarà ancora la Vergine-Madre la prima con Cristo, in Cristo dove anche i beati per Cristo, amalgamati dallo Spirito nella più perfetta unione, faranno sprigionare all’unisono dei cori angelici l’inno liturgico eterno di lode e di gloria: il magnificat dei Beati continuazione di quello che Maria ha cantato come attuazione nel tempo del canticum laudis aeternum che il Verbo di Dio aveva introdotto nel tempo. La liturgia del tempo è iconizzazione di quella eterna e nell’eschaton quella eterna sarà il coronamento, la pienezza di quantità e di qualità degli sforzi umano-divini in Cristo di raggiungere il pleroma della Redenzione. Si può dunque prendere atto che la liturgia qui e ora, a sua volta, è il locus dove confluiscono i pii esercizi e le devozioni popolari nei riguardi di Maria e da dove essi prendono la loro forza e l’alimento e si purificano fino a giungere a far parte della stessa liturgia.


 

4. Principi non per concludere, ma per far progredire l’indagine

  

       Anche dall’esposizione fatta, chiunque può comprendere quanto è contenuto nell’enunciato dei principi (o assiomi) di cui qui si fornisce un elenco incoativo, non esaustivo, e che servono per far progredire l’indagine di tipo teologico-liturgico. Ciò dovrebbe avvantaggiarsi anche dall’apporto del comparativismo liturgico in seno sia alle liturgie occidentali sia alle liturgie orientali, a loro volta considerate sia diacronicamente sia sincronicamente.

 - Non si può attribuire a Maria ciò che è esclusivo di Gesù Cristo: di questo la liturgia è cosciente fino alle ultime conseguenze celebrative.

       Ciò che è stato sopra affermato sia nella sua globalità, sia nelle singole parti è e intende essere in sintonia con questo enunciato. Chi ha pensato o pensa in modo diverso è lui che pensa così, non il testo del contributo. Tanto più che la liturgia, anche l’odierna romana, sottolinea in modo inequivocabile che la Mediazione del Cristo è unica ed esclusivamente si addice a Cristo Signore. Però ciò che Cristo fa in ragione del Corpo donato e del Sangue versato riporta sempre e in continuità salvifica, il discorso sulla partecipazione di Maria alla esclusività di quanto è di Cristo. Ciò ad opera dello Spirito Santo; come ieri, così sempre.

 - Similmente non si può attribuire a Cristo ciò che è proprio di Maria: però la liturgia sottolinea la relazione che c’è tra Figlio e Madre.

       Questo principio che apparentemente sembra inutile data la sua ovvietà, rimanda al primo nella sua profondità. Si tratta di prendere atto una volta in più che le due persone hanno tra loro un abisso di distinzione.

       Una è Persona divina: il Figlio; l’altra è persona umana: la Madre. Ma il rapporto Figlio-Madre potenzia la mediazione materna ben messa in risalto anche da Giovanni Paolo II nella sua enciclica “Redemptoris Mater”. Mediazione questa che rimanda all’esclusività di quella del Figlio. Ciò è reso dall’odierna liturgia romana nel sottolineare che sempre si celebrano i misteri di Cristo anche quando si venera Maria con le Solennità e con le Feste, ecc. in suo onore. Per questo sopra si è ricordato che se è esclusivo di Maria l’essere Madre, rimane sempre esclusivo al Cristo l’essere Figlio. Anche nell’eschaton questa verità perdura.

       Ora in questo ambito si faccia caso che all’Immacolata concezione e alla Verginità di Maria corrisponde al Figlio, che è Dio, l’essere «sanctus, innocens, impollutus» (cfr Eb 7,26) nella Sua umanità. All’Ascensione di Cristo con la Sua Persona divina e due nature corrisponde alla Madre la Sua Assunzione, ecc. come è stato accennato sopra. Detto con altre parole questo principio, in connessione con il precedente, sta a sottolineare la relazione tra i Misteri del Figlio e quelli compiuti nella Madre.

       Si può così comprendere, per altre vie, ciò che è connesso con i seguenti principi, specialmente il terzo e il quarto.

 

- Si può estendere alla Madre in modo a n a l o g i c o, ciò che è esclusivo al Figlio in modo o n t o l o g i c o: almeno così appare sia dalla terminologia liturgica sia dalle strutture delle feste liturgiche.

       È quanto emerge dallo sviluppo del dogma mariano comparato con lo sviluppo del dogma cristologico. Il principio è comprovato dalla liturgia che vede lo sviluppo eortologico mariano, sempre in parallelo e in conseguenza allo sviluppo eortologico cristologico.

       Di fatto all’Unigenito del Padre, compiacimento suo (cfr Mt 3,17; Mc 1,11; Lc 9,35; 2 Pt 1,17), corrisponde la Figlia di Sion, la prediletta del Padre, come figlia di adozione per eccellenza. Alla divina Persona di Cristo, corrisponde la persona umana di Maria divinizzata per l’inabitante presenza delle Tre Persone divine in Lei. Dio si fa uomo per divinizzare l’umanità. Maria ha un ruolo primario, esclusivo, insostituibile per la realizzazione di tutto questo. A Lei fu anticipato per mirabile dono e in un modo unico fin dalla sua Concezione, quanto ai figli dispersi di Dio radunati in unità nel Cristo (cfr Gv 11,51-52) viene dato loro, sempre per grazia divina. Tuttavia questo essere posta come da ponte tra il Cristo e l’umanità dei suoi fratelli e sorelle, pone Maria come la catalizzatrice dell’azione dello Spirito Santo in ragione dapprima del Verbo fatto carne ad opera dello Spirito (cfr Lc 1,35; Mt 1,18.20) e poi in ragione dell’umanità intera. La maternità di Maria è sempre da rapportare allo Spirito Santo. Il Figlio, l’unto di Spirito Santo per eccellenza, è per eccellenza ed esclusivamente solo Lui il Mediatore. Ontologicamente parlando a Cristo si addice la Mediazione e la Redenzione ad opera dello Spirito Santo; analogicamente parlando però non si può «spiazzare via» Maria. Di fatto il costitutivo della Mediazione e della Redenzione sono da ricercarsi nel Corpo donato e nel Sangue versato. E tutto questo in radice, e in relazione unica (= Mediazione materna), è da rapportarsi ad opera dello Spirito Santo, a Maria (= Corredenzione verginale).

 

- Quanto più si approfondisce lo “specificum” del Figlio, tanto più viene messo in risalto il “peculiare” della Madre: però mancano ancora studi di cristologia e di mariologia liturgici.

       Qui il discorso non si complica, piuttosto si fa prolisso. Lo “specificum” del Figlio è messo in risalto dalla Cristologia. Il “peculiare” della Madre è messo in risalto dalla Mariologia. Così comunemente si dice, ed è risaputo. Però nell’ambito liturgico non si è ancora sviluppata la Cristologia liturgica, e tanto meno la Mariologia liturgica. In questi campi si è solo all’inizio. Tuttavia da quanto è stato sopra accennato chiunque può comprendere quali orizzonti di ricerca si operano per il terzo millennio.

       Sintetizzo quanto è stato intravisto, come segue.

       All’“impasse” in cui si arresta la Cristologia oggi, o se più piace agli impicci in cui si inviluppa, corrisponde una mariologia similare. Di fatto valgono i seguenti apoftegmi:

- Ad una Cristologia anchilosata, una Mariologia sacrificata.

- Ad una Cristologia parziale, una Mariologia iniziale.

- Ad una Cristologia chiarita, una Mariologia approfondita.

       Cioè qualis christologia, talis mariologia.

Anche da un punto di vista ecumenico questi apoftegmi posseggono tutto il loro valore; anzi si acutizzano i primi due. Di qui l’opportunità di chiarire dapprima la cristologia soggiacente a certe posizioni mariologiche presenti anche nella cattolicità.

       Chi colpisce il Figlio, ferisce la Madre. Né si può pretendere di frenare lo sviluppo della Mariologia, perché non si vuole prendere atto dell’adorabile Persona Divina del Figlio, fino alle conseguenze ultime.

       Trascinare i cristiani-fedeli fino nel Cuore del Cristo, perché comprendano la Madre: questo è l’itinerario dello sviluppo della Mariologia: ad Mariam per Iesum. Tanto più che lumen Mariae, in Christo luce. Se del Figlio si comprendono le realtà, di riverbero si intravvedono quelle della Madre.

       In questo la liturgia è la migliore cattedra universitaria mariologica, perché è per eccellenza l’ottima università cristologica.

 - Se di Cristo si approfondisce solo “chi è” (= Cristologia) e non si approfondisce correlativamente “che fa” (= soteriologia) e “dove-quando-perché-in che modo” è e fa (= liturgologia), allora non si potrà mai far avanzare la teotocologia e la mesitologia.

       L’assunto contenuto nel titolo dle contributo è correlato dapprima e predominantemente più che altro ai perché di Maria nella storia della salvezza (= teotocologia) e al suo costitutivo di ieri e di oggi qual è la sua mediazione materna (= mesitologia) che la liturgia non solo professa come realtà di fede creduta, ma confessa come realtà di fede vissuta in quanto è realtà di fede celebrata.

       Ciò non significa che ogni verità che viene scoperta nel “cosmo” di realtà racchiuse e gravitanti attorno alla Beata Vergine Maria, debba essere per se stesse proclamate come “dogmi”. Conclamate, sì; neglette mai. Approfondite sempre; disattese in nessuna occasione.

       Si comprende che quanto è racchiuso nella lex orandi è già un modo di “proclamazione” ecclesiale della verità. Se si prendesse coscienza di questo, allora si comprenderebbe che fino al momento in cui non si prende sul serio e fino alle ultime implicanze quanto è connesso con la realtà che Cristo è “Liturgo” in modo esclusivo, non si potrà fare avanzare l’assunto contenuto nel titolo del contributo . Di fatto vale anche quanto è connesso con il seguente principi:

 - La continua azione di Cristo liturgo rapporta la liturgia terrestre con quella escatologica. Maria è associata “peculiari modo” in entrambe: verità che attende ancora una serie di studi monografici.

       Si è dunque solo agli inizi nel comprendere che il dono con cui Maria è unita al Figlio redentore e liturgo comporta anche un munus qual è quello della divina sua Maternità (cfr Lumen Gentium 63) e della altrettanto divina Verginità. Così il cantico intratrinitario, che il Verbo fatto carne introduce nel tempo, è visibilizzato dal “Magnificat” della Madre. L’opera di Redenzione che Egli compie nei riguardi del precursore è dalla Vergine e Madre aiutata, mediata, associata, nella Visitazione.

       Ogni mistero del Cristo è soteriologico, anche la Sua presentazione al tempio, la Sua fuga in Egitto, il Suo ritorno a Nazareth, ecc. azioni di redenzione che, senza la Madre, il Figlio non avrebbe mai potuto concretamente realizzare date le circostanze tipiche in cui sono state compiute.

       Si comprende che la liturgia prega il Padre che, perché ha volto lo sguardo all’umiltà della Vergine Maria, può innalzarci “ad plenitudinem redemptionis” (cfr Orazione dei Vesperi dalla feria II, hebdomada I). La plenitudo redemptionis è catalizzata dalla humilitas Mariae. L’umiltà della Madre ancilla Domini è manifestazione di quella del Figlio (cfr Fil 2,8). La Redenzione è da ricercare nella linea della kenosis del Verbo. Egli nel grembo della Madre, fa di Lei la “Corredentrice”. Di fatto il munus e prima il donum Maternitatis che sono da correlare al donum et munus Virginitatis, lasciano comprendere bene la Mediazione materna di Maria perché il Redentore possa essere in posizione soteriologica fin dal primo istante del Suo concepimento ad opera dello Spirito. Naturalmente la crescita in sapienza, età e grazia presso Dio e presso gli uomini (cfr Lc 2,52) di Gesù, corre di pari passo con la custodia della parola di Dio nel cuore di Maria (cfr Lc 2,51). I Due Figlio e Madre pieni di sapienza, e di Spirito Santo, hanno dato inizio al culto in Spirito e Verità (cfr Gv 4,23-24). La vera liturgia terrestre che si rapporta con quella escatologica. Di fatto:

- Si può far progredire la conoscenza del Figlio di Dio e dell’uomo, attribuendoGli ogni realtà positiva che si scopre in Sua Madre.

       Piuttosto l’arresto ad approfondire chi è la Madre e le Sue prerogative, sta a dire una abulia nel progredire a comprendere il Figlio e la Sua adorabile persona. Infatti questo principio è intimamente connesso e si rapporta con il seguente:

 - Per comprendere sempre più profondamente il fatto della Redenzione si deve connettere bene l’opera e la Persona del Figlio con l’operato delle Altre Due Persone della Santissima Trinità.

       Similmente avviene per la comprensione della realtà di Maria Corredentrice, se così si preferisce dire il cosmo di verità racchiuse nel termine. E così si potrà dire solo se si rapporta Maria alle Tre Persone Divine. L’iniziativa della Redenzione è loro. L’attuazione è del Verbo fatto carne ad opera dello Spirito Santo nel grembo di Maria. E che è la cooperazione di Maria alle Persone Divine, se non azione che si può significare con il titolo di “Corredentrice”? Tra l’altro si devono rammentare altri due principi:

 - Approfondire le conseguenze del dogma dell’Assunzione della Beata Vergine Maria nella sua Persona in Paradiso ossia in seno alla Santa e Individua Trinità, è approdare sine dubio ad asserire che la Mediazione materna è attiva e continua e che possiede sfumature che devono essere ancora studiate.

       È qui che, per altro verso, si scopre la continuità di quanto Maria associata con il Mistero di Cristo, perennemente compie nella Trinità. Infatti:

 - Per avvicinarsi alla comprensione dell’assunto del contributo, necessita approfondire non solo i dogmi mariani considerati nel loro insieme e in relazione alla divina Persona del Redentore, ma tutte le verità mariane nel loro insieme e nelle loro peculiarità.

       Cioè in una parola è necessario approfondire la verità e anche i suoi frammenti. Poi proseguire nell’approfondimento, mettendo in questione certi tabù che impediscono di studiare, amare, vivere le verità mariane, con “parrhesia”, che è dono dello Spirito Santo: verità che già si celebrano anche se non sono poste ancora in luce ex toto.

Roma, 12 Settembre 1996

Home